Racconti diVersi – Kalašnjikov


photo credit: Michel Curi Alvarez Guitars Model No. 5013 via photopin (license)

Mercoledì scorso, forzati dalla cronaca, ci siamo fatti guidare da “Carlo Martello” di De Andrè: esercizio assai complicato, almeno quanto quello della settimana precedente basato su di un testo di Mogol-Battisti. Solo in tre abbiamo tentato e Ivano, con una esecuzione notevole, ha sbaragliato ogni concorrenza. Onore a lui, ancora una volta!

Stiamo per andare in vacanza; questo sarà l’ultimo esercizio prima della pausa estiva e non ci sarà votazione. In previsione dell’estate celebreremo il nomadismo facendoci ispirare dal popolo zigano. Infatti, se ultimamente abbiamo pescato brani italianissimi, oggi ci tuffiamo oltre confine: dai Balcani, così vicini eppure a volte tanto lontani, prendiamo il testo di un musicista molto noto anche qui. L’artista in questione è Goran Bregović e il brano si intitola Kalašnjikov, nome tristemente noto alla cronaca e oggetto dal sound inconfondibile per chiunque abbia avuto la sfortuna di sentirlo dal vivo. A dispetto del titolo si tratta però di un inno alla vita contro tutte le guerre, in cui Bregović  invita ad andare all’attacco “per la pace”. Una canzone creata per il film Underground in cui lui, bosniaco figlio di padre croato e madre serba e che per la sua musica deve così tanto alla tradizione zigana, omaggia il ricordo di una Jugoslavia ormai perduta in cui i vari popoli hanno vissuto (più o meno) pacificamente.

Chi volesse approfondire può leggere questa pagina, nonché le interessanti note della discussione sulla traduzione. Tra i molti spunti interessanti riporto qui un pensiero: “la canzone sembra raccontare una specie di “spedizione zingaresca” sia per questuare (cercare soldi) sia per fare casino in città, per bere e per procurarsi armi. Probabilmente senza fare distinzioni tra serbi, zingari e altri. Quanto alle armi, e in particolare al Kalashnikov, mi sembra che lo si debba intendere più come un modo per fare detto casino, che per ammazzare”.

Zingari…
All’attacco!

Bum, bum, bum, bum, bum
Quattrini, quattrini, ehi, ja
Bum, bum, bum, bum, bum
Quando non ci sono quattrini, ehi, ja
Dio, Dio, Dio,
Dio, devo andare a cercare in città?
Un grosso Kalashnikov!
Kalashnikov!
Kalashnikov!
Kalashnikov, Kalashnikov!
Eeeeeeh…

Bum, bum, bum, bum, bum

Dalakovac, Markovac, Mala Krsna, Lajkovac,
Belle ragazze, su forza, hopaaaaa

Bum, bum, bum, bum, bum
Lui è pazzo quando tira roba?
Lui è pazzo quando tira roba? Quando non ne ha voglia?

Campanelli, campanelli, ragazzi, pistole
Belle ragazze, su forza, hopaaaaa

Bum, bum….

Zoki, Zorice, ragazzi, caramelline
Belle ragazze, su forza, hopaaaaa

Bum, bum…

Dalakovac, Markovac, Mala Krsna, Lajkovac,
Belle ragazze, su forza, hopaaaaa

Bum, bum….

Zoki, Zorice, ragazzi, caramelline
Belle ragazze, su forza, hopaaaaa
Bum, bum….

Zingari ! Fermi !

Questo blog ripartirà in settembre (sempre che non mi trasferisca definitivamente in un’isola sperduta nel Dodecaneso, in compagnia di un gatto e un paio di pecore). Buona scrittura e buone vacanze a tutti!

Storia in sei parole #43 – Parole intraducibili: Feierabend (tedesco)


Dicono che il primo sia stato Hemingway, per vincere una scommessa: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate). Di sicuro sei parole sono sufficienti a dipingere una storia. Persino un romanzo. Ma sono poche, dannatamente poche, e non è facile per nulla.

Ormai l’estate ha preso possesso della rete e della voglia di esercitarsi, così questa sarà l’ultima settimana e poi ce ne staremo tutti in libertà fino a settembre. Per festeggiare usiamo una parola dal tedesco: Feierabend, che significa quella sensazione piacevole che si prova nell’arrivare alla fine di una giornata lavorativa. Se poi è un anno, come nel nostro caso, non potrà che essere piacevolissima.

Ecco le mie sei: «Anno: finito! Grecia: arrivo… Tornerò? Chissà!».

Giocate con me?

Racconti diVersi: Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers – la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)

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Abbiamo tenuto per questi primi caldi brani sempre più difficili: dopo Mogol-Battisti ci siamo confrontati con Villaggio-De Andrè e un brano che è una chicca. Gli esercizi sono solo tre; oltre alla difficoltà, estate e vacanza la fanno ormai da padroni.

Vi ricordo che ognuno è libero di votare come crede, però mi sento in dovere di dire che non stiamo facendo una trasposizione da testo a racconto; pertanto, più che premiare l’aderenza di uno svolgimento, mi sentirei di suggerire di premiare lo svolgimento che più abbia colto la sensazione che lascia il testo in esame.

Ricordo anche che i voti sono anonimi e che – in generale – va votato un solo brano. Insieme alla preferenza è necessario dare due righe di motivazione al nostro voto. Ogni esercizio viene presentato in una pagina diversa, secondo l’ordine di arrivo. Giù, più in basso in queste pagine, trovate i numeretti 1, 2, 3, ecc.: questo cappello introduttivo è la pagina 1, gli esercizi sono alle pagine 2 e seguenti. Infine, all’ultima pagina, troverete il modulo per votare e i voti espressi, che riporterò man mano che arrivano. La votazione si chiuderà martedì sera, in tempo per dare un vincitore il prossimo mercoledì per poi giocare con una nuova canzone.

Buona domenica, buona lettura e buon voto.

Biblioteca Scarparo #43


D’estate gialli, morti, commissari, indagini riempiono il carnet delle letture da ombrellone. Si salvano a malapena i rosa e i libri di viaggi ché, si sa, leggere di viaggi mentre si viaggia fa sempre molto Grand Tour. Lo so, avrei dovuto fare la copertina blu Sellerio ma poi si perde la mostrina…

Buona scrittura e ricordatevi che c’è ancora tempo, prima di domenica, per partecipare all’esercizio di Racconti diVersi.

 

 

Racconti diVersi – Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers


photo credit: Michel Curi Alvarez Guitars Model No. 5013 via photopin (license)

La settimana scorsa ci siamo fatti ispirare da una delle coppie più inossidabili del panorama musicale italiano: Mogol-Battisti. Le preferenze nel fine settimana si sono divise a metà tra Ivano e Dostoevskij, di cui ho fatto un centrifugato da “Le notti bianche”. Onore quindi a Ivano, considerato che le parole del vecchio Fëdor sono fuori portata per tutti noi.

La cronaca impone un cambio di programma, purtroppo. Così oggi vi lascio con questa magnifica canzone, in ricordo di due grandissimi, senza aggiungere altro.

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor
al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor

il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d’identico color

ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d’amor

“se ansia di gloria e sete d’onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all’amore

chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave”

così si lamenta il Re cristiano
s’inchina intorno il grano
gli son corona i fior

lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor

Quand’ecco nell’acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d’amor

nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol

“Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella”
disse Re Carlo scendendo veloce di sella

“De’ cavaliere non v’accostate
già d’altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate”

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s’arrestò

ma più dell’onor potè il digiuno
fremente l’elmo bruno
il sire si levò

codesta era l’arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

“Se voi non foste il mio sovrano”
Carlo si sfila il pesante spadone
“non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore”
Carlo si toglie l’intero gabbione
“debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d’onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull’arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

“Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor”

“E’ mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v’eran tariffe inferiori alle tremila lire”

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor

al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor

Buona scrittura e ci vediamo domenica per la consueta votazione!

Miniplot #16


wiaw-feel-typing

 

Ripartiamo per un nuovo lunedì con un Miniplot: si tratta di scrivere non più di qualche riga, che cominci con l’incipit che vi segnalerò. Una menzione d’onore a chi saprà scovare da quale libro io abbia tratto la frase che diventa il nostro punto di partenza.

L’incipit di oggi è: “C’è sempre qualche idiota, tipo me, convinto di poter curare un’ustione di terzo grado con un bicchiere d’acqua”…

Il mio miniplot è: C’è sempre qualche idiota, tipo me, convinto di poter curare un’ustione di terzo grado con un bicchiere d’acqua: Senti, amico, io non cerco guai. Vuoi i soldi? Ti do il portafoglio. Cellulare? L’orologio? Lui continuava a tenermi per il bavero, a una spanna da terra. I suoi muscoli erano d’acciaio tanto quanto io me la stavo facendo sotto. Se ne stava immobile, con un sorrisetto stupido. Insomma, cos’è che vuoi, dissi. Che firmi qui, rispose calmo. Firmare? Firmare cosa? Cosa stai cercando di vendermi? Sogghignò: Vendere? Io non vendo, compro. Compro anime, per la precisione.

Racconti diVersi: Gente per bene gente per male – la votazione


photo credit: i voted via photopin (license)

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Questa settimana ci siamo confrontati con l’inossidabile coppia Mogol-Battisti. Scrivere un pezzo che regga il confronto è ostico, come ben sanno ormai tutti i partecipanti.

Vi ricordo che ognuno è libero di votare come crede, però mi sento in dovere di dire che non stiamo facendo una trasposizione da testo a racconto; pertanto, più che premiare l’aderenza di uno svolgimento, mi sentirei di suggerire di premiare lo svolgimento che più abbia colto la sensazione che lascia il testo in esame.

Ricordo anche che i voti sono anonimi e che – in generale – va votato un solo brano. Insieme alla preferenza è necessario dare due righe di motivazione al nostro voto. Ogni esercizio viene presentato in una pagina diversa, secondo l’ordine di arrivo. Giù, più in basso in queste pagine, trovate i numeretti 1, 2, 3, ecc.: questo cappello introduttivo è la pagina 1, gli esercizi sono alle pagine 2 e seguenti. Infine, all’ultima pagina, troverete il modulo per votare e i voti espressi, che riporterò man mano che arrivano. La votazione si chiuderà martedì sera, in tempo per dare un vincitore il prossimo mercoledì per poi giocare con una nuova canzone.

Buona domenica, buona lettura e buon voto.