Il “Pep Talk” di Catherinne Valente


Eccoci all’appuntamento del venerdi: il “pep talk”. Oggi l’ospite è Catherinne Valente e i suoi consigli agli scrittori del NaNoWriMo.

Nota dell’oste sul suo vino: giuro che quando ho scritto il consiglio #8 non avevo ancora tradotto questo. 🙂

Catherinne Valente

Cari Maratoneti della letteratura,

Mentre vi scrivo, anche io sono immersa nel bel mezzo di una corsa a rotta di collo verso la scadenza di un romanzo. Ho pochissimo tempo per scrivere una grande quantità di pagine e mi sono presa giusto un attimo di pausa dalle mie parole per parlare con voi di questa pazza corsa che stiamo facendo.

Ho scoperto il NaNoWriMo al suo secondo anno ed è bastata l’idea, la sfida, l’apparente impossibilità ad accendere in me un fuoco. Ho scritto anche un piccolo libretto in merito. Ma ho scoperto che non potevo aspettare fino a novembre per iniziare. Avevo 22 anni e quindi ero piena in parti uguali di arroganza, stupidità e ambizione; ho deciso che in 30 giorni sarebbe stato troppo facile. L’avrei fatto in 10.

E l’ho fatto. Il mio primo romanzo, Il Labirinto, è stato scritto dal 1 all’11 ottobre 2002. Non sapevo che non si potesse fare. E allora l’ho fatto. Quel romanzo è diventato il primo che abbia mai pubblicato. È stato ripubblicato lo scorso anno in una nuova edizione e ne sono ancora orgogliosa. Senza NaNoWriMo, la poetessa ventiduenne, perdente, che lavorava come indovina in un piccolo negozio accanto a Starbucks nel Rhode Island, senza prospettive particolari e tanto meno idea di come scrivere qualcosa di più corposo delle sue poesie (che comunque erano già prolisse), non avrebbe mai capito quanti romanzi erano in attesa dentro di sé.

Voglio condividere con voi, mie anime affini, il fatto che da allora la maggior parte dei miei romanzi è stata scritta a velocità quasi doppia. Ultimamente escono in un tempo che va dalle 4 alle 12 settimane. Con questo voglio dire che ci si può abituare a scrivere, a pensare, a sognare ad alta voce, ad immaginarsi dei bei romanzi. Raggiungere certi livelli è un lavoro che richiede anni. Però è il più bel lavoro del mondo.

Il metodo che il NaNoWriMo mi ha insegnato 11 anni fa modella e guida ancora le mie abitudini di lavoro di oggi, nel bene e nel male. Aiuta la mia mente ossessionata dai numeri ed in cerca di un qualche tipo di ordine a comprimere il mio spazio infinito in un guscio di noce e a cercare di scrivere duramente ogni mese come se fosse novembre (la parola chiave qui dovrebbe essere cercare).

Certo, è un esperimento. Certo, è difficile e non vuole essere l’impalcatura di una carriera. Ma il fatto è che si può fare. Un professionista, uno scrittore a tempo pieno, scrive molto spesso più di 1667 parole al giorno, per periodi più lunghi di un mese. Imparate a flettere quel muscolo, ad allenarlo, fino a quando l’idea di scrivere 50.000 parole-in-un-mese vi sembrerà un giochetto da ragazzi.

Per mostrare che siete capaci, gonfiando il petto come un tucano dannatamente orgoglioso, di portare a termine questo dannato compito.

Cosa che è la qualità più importante di un’intera vita lavorativa, non importa che lavoro possiate fare.

Sono qui per dirvi che si può farlo. Non solo si può, ma si deve continuare a farlo. Abbiate cura di voi e questo viaggio strano, stressante, ammazza-polsi che avete intrapreso può mettervi le ali (esattamente come Red Bull, Daedalus, e certa ingegneria genetica da retro-bottega).

Ho intenzione di dirvi cosa ho cercato di dire nel 2002 sul forum del NaNoWriMo, un concetto che allora ha trovato poco sostegno e molta derisione, ma che forse troverà più amici ora che ho trascorso la maggior parte dell’ultimo decennio a fare quello che volevo.

Ed eccola qui, cari miei: la mia unica e sola Regola Personale, dal Libro d’Oro della Terra della Letteratura secondo Catherynne Valente, Circa 2013.

(Come tutte le regole proposte da scrittori, sentitevi anche liberi di ignorarla, a vostro piacimento)

Si può essere bravi e veloci allo stesso tempo.

Anche se è importante non mettersi troppa pressione, è anche importante sapere che qualità e velocità non hanno assolutamente nulla a che fare l’una con l’altra. Potete scrivere una storia che colpisca al cuore in 30 giorni. Anche in 10. Non c’è niente su questa verde terra che vi impedisca di tentare la gloria. Tanto passereste comunque 30 giorni attaccati al computer, in un modo o in un altro. Siatene consapevoli.

Ne uscirete trasformati.

Scrivete qualcosa di vero. Scrivete qualcosa di spaventoso. O anche qualcosa di crudo. Siete su questa terra per fare una storia di quello che avete visto. Che avete udito. Che avete sentito. Che avete imparato. Qualsiasi sforzo speso in questa direzione non è mai sprecato. In qualsiasi modo racconterete questa storia più veramente, più vividamente, più a modo vostro, sarà la strada giusta.

Ditelo urlando. Ditelo ad alta voce, ditelo chiaro, ditelo sottilmente o ditelo sottolineandolo. Ditelo con le balene spaziali o con i film muti, con tranquilla disperazione o con la guerra, con i draghi o con le navi, con un divorzio in periferia, con scheletri danzanti, con un mostro innominabile.

Ditelo in fretta prima di impaurirvi ed ammutolirvi voi stessi. Adesso non voglio trattenervi ancora,

Catherynne

Catherynne M. Valente è l’autrice di oltre 20 libri di narrativa e di poesie, inclusi The Girl Who Circumnavigated Fairyland in a Ship of Her Own MakingThe Girl Who Fell Beneath Fairyland and Led the Revels There, e il nuovo The Girl Who Soared Over Fairyland and Cut the Moon in Two.

Leggi qui l’originale

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