Il Pep Talk di Rainbow Rowell


Con Rainbow Rowell si chiude il ciclo di pep talk del NaNoWriMo 2013. Buona lettura…

Caro Scrittore,

All’inizio ero molto scettica sul NaNoWriMo.

Sembrava una cosa da dilettanti. O da scrittori in erba. Gente che aveva bisogno di uno stimolo per essere indotta a finire i loro libri. Nell’ottobre 2011 avevo terminato due libri, già entrambi venduti ad un editore, e non potevo immaginare di scriverne uno – o qualsiasi cosa di buono – in un mese.

Questo non è scrivere, ho pensato, ma solo accumulare parole.

Però poi ho pensato a come sarebbe stato bello avere un bel mucchio di parole… 50.000 parole…

Forse alcuni scrittori si divertono nello scrivere la prima bozza: è la parte di scrittura in cui tutto è possibile, e tu stai forgiando il tuo percorso. Io odio quella parte. Non faccio altro che pensare, quando inizio un libro, a quante parole devo ancora scrivere. A dire il vero io le sento, appese al mio collo, mentre mi tirano giù. Le prime bozze mi mettono ansia e mi fanno sentire disperata: “Oh Dio, devo riuscire a scrivere a scrivere tutto, per avere qualcosa sulla carta su cui lavorare.”

Mi piace avere qualcosa su cui lavorare.

Ecco perché alla fine ho deciso di provare a partecipare al NaNoWriMo: per avanzare rapidamente attraverso quella fase disperata di panico da pagina bianca ed ottenere la “roba buona”. Mi dissi che non importava se avessi prodotto materiale scadente: tutti i miei libri hanno richiesto importanti revisioni. E anche se il NaNoWriMo fosse stato una completa perdita di tempo, se avessi finito in mezzo ad un caotico disordine, un mese sprecato non sarebbe stata comunque una gran perdita (non rispetto ai 5 anni nei quali ho lavorato al mio primo romanzo, periodo nel quale non l’ho mostrato a nessuno).

Forse perché le mie aspettative erano basse, non ho avuto una strategia dettagliata per il mese: ho preso un po’ di ferie dal lavoro, e ho avvertito mio marito e i miei figli che sarei stata impegnata fino al Ringraziamento. E ho impostato tre obiettivi:

  • Scrivere ogni giorno.
  • Scrivere almeno 2000 parole ogni giorno.
  • E – questo per me era fondamentale – andare avanti a scrivere senza fermarmi.

Di solito comincio ogni mia sessione di scrittura riscrivendo tutto quanto ho prodotto in quella precedente. Con Fangirl, il mio progetto NaNoWriMo, ho sempre ripreso da dove avevo terminato, andando sempre avanti. Non mi sono mai voltata a guardare indietro.

La prima cosa che ho notato è stata quanto fosse più facile per me procedere. Una delle sfide come autrice è rimanere immersa nel mondo immaginario che sto creando. Si solito devo scrivere in blocchi (almeno quattro ore alla volta, almeno quattro giorni di fila) per fare qualche progresso. Durante il NaNoWriMo non ho mai lasciato il mondo in cui ero immersa e quindi non ho mai perso lo slancio.

Ho vissuto nella storia per tutto il mese, cosa che ha reso il lavoro molto più agevole del solito. Avevo sempre ben presente la storia dei personaggi principali e pure le loro voci. Così la trama è uscita “sparata”…

Voglio dire, non sapevo ancora se avessi scritto qualcosa di buono (non avevo nemmeno riletto!). Ma ero così entusiasta del romanzo che ho voluto scrivere ogni giorno. E anche quando non stavo scrivendo, il mio cervello stava ancora lavorando sulla storia.

Comunque… non ho finito il mio libro quel novembre. Quando ho raggiunto l’obiettivo non ero che a metà di Fangirl. Ci ho lavorato su fino a gennaio, poi ne ho fatto una riscrittura piuttosto pesante la primavera successiva. Però c’è stata una cosa che mi ha scioccato durante la revisione: non ho quasi toccato le parole scritte durante il NaNoWriMo.

Quelle 50.000 parole accumulate non erano un disastro. È la scrittura più coraggiosa che abbia mai fatto e comprende il mio personaggio preferito di tutti i tempi: un ragazzo che, in circostanze normali, avrei probabilmente fatto morire. Il NaNoWriMo mi aiutato a superare tanti miei dubbi, tante insicurezze e tante cattive abitudini. Credo sia per questo che amo così tanto Fangirl, perché mi ricorda quanto sia stato piacevole scriverlo.

Ed è stata una bella scoperta.

Rainbow

Potete leggere qui l’originale.

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