Iperromanzo


Non sto facendo del marketing esagerato e non sto neppure inventando di sana pianta. Si dice così. Ci sono molte pagine che più o meno approfondiscono l’argomento, ma io mi sento di consigliarvi caldamente “Iperromanzi e romanzi ipertestuali: brevi saggi” di Carlo Cinato e Piero Fabbri. Sono quasi 50 pagine, ma approfondisce la questione in molti aspetti e mi sembra esaustivo dell’argomento. Il tono è da dispensa universitaria, ma si legge tranquillamente. A me è piaciuto molto.

L’argomento mi interessa ed affascina da tempo immemore; ultimamente ho dedicato diverse ore a figurarmi come effettivamente far passare l’idea da uno stato di sogno, più o meno plausibile, ad uno di realtà. Se scrivere un romanzo è complesso, scrivere un iperromanzo è ipercomplesso: è quindi necessaria un’attenta opera di progettazione molto prima di cominciare anche solo a pensare ad una possibile trama. È necessario informarsi bene sulle potenzialità del mezzo che abbiamo a disposizione (cioè gli ereader) per capire cosa si può fare e cosa assolutamente no.

Visto che i pep-talk sono terminati e che al momento sto studiando questo argomento, ho deciso che il sabato per un po’ andrà dedicato a questo soggetto: mi piace l’idea di condividere — e di approfondire — con voi il tema. Dato che per il momento sono giunto ad una serie di considerazioni abbastanza sconfortanti, spero anche che qualcuno voglia e possa contribuire con qualche idea, che magari infranga quegli scogli sui quali mi sono ottusamente arenato.

Oggi, per cominciare, diamo una definizione di iperromanzo. Dalla prossima settimana proveremo a mettere le mani in pasta: vedremo se riusciremo a cucinare qualcosa di commestibile o se dal forno uscirà un poco invitante mattone.

Ci sono molte descrizioni diverse del termine iperromanzo. Però ormai siamo nel terzo millennio, Internet è una realtà consolidata ed anche senza aver studiato Ted Nelson e Xanadu sappiamo tutti cos’è un ipertesto. Tutti usiamo i link e sappiamo che quando navighiamo con un browser stiamo fruendo di un testo in maniera non-lineare. Ecco: io per iperromanzo intendo proprio questa cosa qui: una storia che possa essere navigata non sfogliando le pagine dalla 1 alla 200, per esempio, ma girovagando — cioè navigando — dentro al testo. Un romanzo fatto come un sito web, per intenderci. Facile, direte voi. Eppure, pensateci un secondo: io, cose del genere, ne ho viste molto poche. Ho visto libri pubblicati sul web (anche io l’ho fatto), ma si leggevano sequenzialmente. Ho visto cose più complesse, ma avevano un programma che ne gestiva la fruizione. Un testo, semplice, legato con solo dei link non c’è. Oppure c’è, ma non racconta una storia.

A me piacerebbe davvero molto riuscire a fare una cosa del genere. Però…

Però non ve lo dico. Non subito, almeno.

***

Leggi tutte le pagine del progetto.

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5 thoughts on “Iperromanzo

  1. Era il 2007 e iniziai un esperimento: una storia raccontata attraverso un blog. Lo chiusi quasi subito, a dire il vero. Ma l’idea è rimasta, specie quella di far confluire i commenti di terzi all’interno della trama.
    L’idea è rimasta così tanto che ne parlai un anno fa con un giovane amico, per vedere se voleva prestarsi ad interpretare fisicamente il protagonista, con foto e piccoli video.
    Chissà.

    Moz-

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  2. una storia attraverso un blog… ci sono racconti che nascono come “satelliti” rispetto ad un racconto principale.
    Molti romanzi, per esempio, raccontano il passato di un personaggio attraverso una pausa nella narrazione. Gertrude dei PS, per dire. In una struttura romanzo-blog ogni personaggio potrebbe svilupparsi su pagine.. si potrebbero creare pure finali diversi..

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    • Benvenuta e grazie per aver commentato 🙂
      Ci sono diversi modi in cui la cosa si può sviluppare: i principali li troverai in tutta la serie “teorica” sull’iperromanzo che è in testata della colonna a sinistra e che ha prodotto il progetto chiamato “La Calvinata”.
      Certo quello che abbiamo scelto noi non è l’unico modo, ma solo uno dei tanti; è indubbio comunque che non si trovi tanto materiale in giro (per quanto ne so) che utilizzi veramente una tecnica ipertestuale per produrre una storia.

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