Il binomio fantastico


Smaltita la sbornia da Boomstick Award ed interrotta la febbrile opera di costruzione dell’iperromanzo (ma ci sto già lavorando: ho diverse idee già messe sulla carta…) oggi farò ai minimi termini quello che mi ero ripromesso di fare questa settimana: una piccola chiacchierata su Rodari e sull’arte di inventare storie.

Già qualche tempo fa mi ero molto divertito nel provare ad inventare una storia: “La favola di Michele”. Tutto ciò, unito al fatto che già da un po’ mi ronzavano in testa le novelle di Rodari, mi ha portato a fare diverse ricerche in rete fino a convincermi che avrei dovuto approfondire adeguatamente la cosa. Così mi sono diretto in libreria ed ho comprato una copia di “Grammatica della Fantasia”.

Per prima cosa non si può non sottolineare lo spessore culturale dell’autore: racconta diverse volte di quando, sedicenne, discuteva di Dostoevskij e Kant con gli amici. Cita Freud e Piaget a ripetizione. Addirittura — e qui ho fatto davvero un balzo sulla sedia — nomina una conseguenza del secondo teorema di Shannon, detto anche teorema fondamentale della teoria dell’informazione.

Nonostante la cultura enciclopedica, però, il buon Gianni ha anche delle pudicizie che smuovono benevoli sorrisi. Parlando della possibilità di “incrociare” le favole fa riferimento al parallelogramma delle forze e quindi alla risultante. Poi si ferma e commenta che lui non vuole usare parole difficili: “parallelogramma” l’ha scritto solo quando si è ricordato di averlo imparato in quinta elementare. Alla pagina successiva, invece, non si fa scrupoli di sorta nel nominare “il ricalco joyciano dell’Odissea”. 🙂

A parte le note di colore, il motore vero alla base della sua “Fantastica”, teoria dell’immaginazione tanto quanto la “Logica” è la teoria della razionalità, è il “binomio fantastico”. L’accostamento, cioè, di due concetti semanticamente lontani il cui incontro possa aprire scenari fantastici. Esattamente il lavoro che ho cercato di replicare per la festa del papà: il primo termine era ovviamente prefissato in “papà” mentre per il secondo ho scelto “quadro”. A quel punto non rimane altro che giocare con queste due parole, magari utilizzando lo schema di quel vecchio gioco che si faceva in compagnia, nel quale si scriveva a turno su bigliettini “chi è lui”, “chi è lei”, “cosa fanno”, “cosa dice la gente”, e così via.

Con questo sistema nascono storie bellissime, secondo me. Basta solo lasciarsi un po’ andare con la fantasia, esattamente come quando eravamo bambini.

Naturalmente il binomio può essere composto anche da un nome ed una favola: per esempio “Cenerentola” ed “elicottero”. Cosa succede se la zucca diventa un elicottero? Cenerentola perderà le chiavi del mezzo invece che la scarpetta? E il principe? Invece che un regnante potrebbe diventare l’addetto alla torre di controllo?

Oppure accostando un nome ad un prefisso che ne alteri in significato: per esempio “pallone” e “dis” nel senso di mancanza. Cosa sarà mai un “dispallone”? Una palla cubica? E ci sarà un campionato del mondo?

Come vedete non c’è che l’imbarazzo della scelta. Si possono incrociare parole, verbi, prefissi, favole ed anche errori: perché non immaginare una “ottomobile” con otto ruote per andare fortissimo? O un “coputer”: un aiutante che sistemi le cose al posto nostro?

In effetti quest’ultimo sarebbe proprio comodo. Sapete dove li vendano?

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5 thoughts on “Il binomio fantastico

  1. Io ho una colfputer :p
    Comunque sì, giocare con le parole è bellissimo e credo sia anche abbastanza difficile. Che la stronzata la sappiamo inventare tutti, ma renderla davvero efficace ce ne vuole, non trovi? Dopotutto la parola ha una forza, che deve essere preservata.

    Moz-

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    • Colfputer? Beato te! 😛
      La parola ha una forza terribile. Se ne uccide più della spada (e questa è una tragica verità) significa solo che la sua potenza può essere devastante.
      Rodari era un mago, con le parole. Però mi piace anche l’idea di provarci… alla faccia del Maestro Yoda: non nasciamo “imparati” e senza provarci non ci si arriverà mai 😉

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  2. Mi mancano all’appello ancora due e o tre post ahaha!
    Essendo una purista delle fiabe, mi infastidisce quando si gioca con le parole, le fiabe andrebbero lasciate nella forma classica. A parte questo 🙂 i giochi di parole per creare storie sono un esperimento molto divertente. E poi se ci pensi, lasciarsi andare non è così semplice come sembrerebbe. Ma lo sai che i bambini non ci riescono più come una volta, faticano ad essere fantasiosi, a scoprire il lato magico che hanno dentro.. è una cosa triste…

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    • Lasciarsi andare non è facile per niente. Farlo “bene”, senza cioè scrivere la prima scemenza che passa per la testa è difficilissimo.
      Però ricordati che è Rodari che gioca con le fiabe. Io, al massimo, gioco con le parole :p
      Che i bambini stiano perdendo la fantasia è la notizia più angosciante che abbia mai sentito. Molto peggio di qualsiasi guerra, perché ci prepara in assoluto il futuro peggiore possibile ç.ç

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