Festa della Mamma


Oggi è domenica e avrei dovuto ragguagliarvi sullo stato della Calvinata. Però oggi è anche la festa della mamma: potevo forse esimermi dallo scrivere una favola, dopo aver fatto quella per la festa del papà? Certo che no. Allora oggi vi racconto la favola di Ciro; intanto vi dico che, per quanto riguarda il progetto, abbiamo ormai finito di scrivere ed abbiamo un titolo quasi definitivo. Si chiamerà “non Fermarti Prima della Spiaggia”. Se tutto va secondo i piani entro la prossima settimana troverete l’ebook pubblicato nei principali store (gratis, ovviamente) con all’interno sia la storia che abbiamo scritto che un po’ di materiale relativo al “making-of”: i miei articoli sull’iperromanzo ed il materiale e le discussioni nate sul blog del progetto.

Auguri a tutte le Mamme!

***

Una volta non era difficile, aggirandosi in una piccola città, incrociare un ragazzo con un sacco in spalla ed un retino in mano. Questo ragazzo si chiamava Ciro e si faceva sempre trovare in tutti quei posti dove i bambini potevano ancora giocare per strada o nei cortili; aveva sempre la faccia triste mentre si aggirava da solo per vie e violetti.

Il pensiero di tutti, incontrandolo per la prima volta, era: “Starà andando a pescare?” ma, non appena arrivavano abbastanza vicini da scorgere i dettagli, scuotevano la testa in segno di disapprovazione. Facevano così perché il suo retino era adornato di fiocchi e fiocchetti di tutti i colori e qualsiasi pesce se ne sarebbe scappato a gambe levate non appena un attrezzo del genere fosse entrato in acqua.

Siccome nessuno era mai riuscito a rivolgergli la parola ed anche ai saluti rispondeva solo con un cenno del capo, cominciarono a seguirlo e a sorvegliarlo di nascosto, per scoprire cosa mai facesse in giro per la città. Lo vedevano appostarsi vicino ai cortili dove giocavano i bambini, oppure vicino ai parchetti dove bande di ragazzini rincorrevano urlanti un pallone. Era solo questione di tempo perché uno di questi si fermasse e, guardando una finestra aperta nel palazzo di fronte, urlasse con tutto il fiato che aveva in gola: “Mamma!” In quel momento Ciro, lesto come il fulmine, roteava il suo retino in aria e poi ne ribaltava il contenuto nel sacco. Sembrava che avesse preso solo un refolo di vento, ma il sacco, pieno del suo nuovo contenuto, per un po’ si dimenava come se dentro ci fosse davvero qualcosa. Poi, con il volto raggiante, se ne tornava per dove era venuto.

La gente cominciò ad essere sospettosa: “Sarà mica matto?” si chiedeva qualcuno. “E se fosse pericoloso?” si domandava qualcun altro.

Un giorno però, mentre Ciro vagava sconsolato per la città a caccia di chissà che cosa, vide un bambino da solo che, appoggiato su di una panchina del parco, stava facendo un grande disegno per la sua mamma. Così si avvicinò per guardare e finirono per fare amicizia. Si scoprì allora che Ciro non era muto: infatti quando era piccolo si era smarrito ed aveva chiamato la sua mamma così forte e così a lungo da perdere completamente la voce. Era disperato perché pensava: “Come farò a farmi trovare, se non sono in grado di chiamarla?” finché un giorno non ebbe un’idea. Vedendo che si potevano riciclare le cose che si buttano via per ottenere dei nuovi oggetti, lui pensò che si potevano riciclare le urla degli altri bambini quando chiamano la loro mamma. Dopo tutto loro le avevano usate una volta sola e poi le avrebbero usate mai più; in realtà erano ancora quasi nuove e si potevano utilizzare ancora!

Se una piccola retina con qualche piuma poteva prendere i sogni trasportati dal vento, lui avrebbe potuto costruire un grande retino, con i fiocchi dei regali che i bambini facevano alle mamme per la loro festa, per prendere tutte quelle urla. Così fece: il retino prendeva la voce che volava nell’aria ed il sacco la conteneva fino a quando lui non l’avrebbe potuta riciclare.

Da quando hanno saputo a cosa dà la caccia Ciro, le mamme della città, se sanno che è nei paraggi, aspettano a farsi vedere alla finestra; il loro bimbo così le deve chiamare anche due o tre volte e Ciro torna a casa più felice perché ha fatto bottino pieno.

Un giorno tornerà dove si è perso e libererà tutte le voci di tutti i bambini: allora urleranno così forte che la sua mamma lo sentirà di sicuro, tornerà a prenderlo e ad abbracciarlo forte forte per tutto il tempo che non l’ha potuto fare.

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