Profumo d’estate


photo credit: Claudio.Ar via photopin cc

La legge dei grandi numeri non lascia scampo a nessuno; neppure alla sfortuna. Tiziana lo sapeva ed aveva atteso pazientemente il proprio turno: erano passati lunghi anni, nei quali un demonio l’aveva messa alla prova in tutte le maniere, ma lei era una donna forte. Forte come Giobbe: come le canne si era piegata ai venti della malasorte senza spezzarsi. Aveva un’anima certa delle proprie convinzioni e sapeva che, prima o poi, i fatti le avrebbero dato ragione.

Quando Dio volle, la tempesta passò. Il vento ululò con sempre minore insistenza e quelle nuvole nere, cariche di cattivi presagi, finirono per essere straziate dai dolci raggi del sole. Tiziana, come i vecchi lupi di mare, si era accorta subito quando il vento aveva girato: era stato in un pomeriggio uggioso, appena fuori dell’inverno. Come ormai le capitava da tempo, era andata dal medico per effettuare una serie di esami di controllo; quello stato prolungato di stress aveva infatti finito per minarne il morale ed intaccarne la salute; i valori ematici erano la spia più chiara del fatto che il suo organismo stesse subendo i rovesci della vita tanto quanto il suo umore. Come sempre si era fermata al bar all’angolo per bere il solito caffè amaro, sotto lo sguardo compassionevole del barista.

Quel giorno, però, il dottore aveva aperto la busta e poi l’aveva guardata inarcando un sopracciglio. Tiziana l’aveva fissato più curiosa che spaventata, finendo per apostrofarlo in un modo che neppure lei si sarebbe aspettata:

— Embè?
— I suoi esami sono normali…
— In che senso, scusi, normali?
— Nel senso che tutti i parametri sono rientrati nella norma. A questo punto direi che possa smettere di prendere tutte quelle pastiglie.
— Dov’è la fregatura?
— Non c’è. Lei semplicemente sta bene; il suo organismo ha reagito e non ha più bisogno di essere supportato dai farmaci. Se vuole un consiglio, segua la strada che le ha indicato il suo corpo: esca, veda gente, si diverta. Per essere tranquilli, comunque, prenda appuntamento con l’infermiera per un controllo tra sei mesi.
— Ma è sicuro?
— Certo!

Il sorriso del dottore era ampio e rassicurante; così anche lei sorrise e gli strinse la mano con più vigore di quanto avesse mai fatto. Non appena fu in strada, qualche minuto dopo, si ritrovò a sorridere ai passanti che incrociava; se ne accorse solo perché, ormai non più adusi al movimento, i muscoli delle guance avevano cominciato a dolerle. Forse era il caso di festeggiare: rientrò nel bar dal quale era uscita più di un’ora prima ed ordinò uno spritz. Il barista, un bel ragazzo moro dagli occhi verdi, doveva essere rimasto colpito dall’ordinazione insolita perché glielo servì con un piccolo fiore ed un largo sorriso.

La piacevole tensione sulle gote e la sensazione di calore nello stomaco la misero di ulteriore buon umore, fino a farla ridacchiare da sola mentre camminava lungo il marciapiede. Giunta davanti ad una vetrina, notò un bell’abito chiaro pieno di grandi fiori rossi. Le pieghe della gonna davano l’idea che avrebbero giocato volentieri con la brezza e le spalline strette e lo scollo a barchetta sembravano fatti apposta per sottolineare le clavicole che sporgevano maliziose sotto il lungo collo delicato. Si ritrovò alla cassa con una sporta in mano quasi senza accorgersene.

Nelle settimane successive il vento, da ostinato e contrario, aveva girato in poppa e il futuro sembrava dipinto con i colori dell’arcobaleno. Non che le vita fosse diventata tutto un regalo; ma finalmente sembrava esserci una proporzione ragionevole tra lo sforzo effettuato ed il risultato ottenuto. Le sue fermate al bar erano divenute ormai quotidiane ed il barista, che aveva scoperto chiamarsi Marco, non aveva neppure più bisogno di sentirsi dire: “il solito” ma era in grado di indovinare l’ordinazione solo guardandola negli occhi.

Nel giro di un paio di mesi, al termine dell’ennesimo colloquio di lavoro, invece che con il classico “le faremo sapere”, l’esaminatore l’aveva salutata con un grande sorriso ed una promessa: “Il nostro ufficio personale la ricontatterà a breve. Lei quando potrebbe essere disposta ad iniziare?”

Un passaggio al bar per festeggiare era un tappa obbligata. Al termine del racconto Marco le offrì un calice di prosecco, per poi abbassare la voce e domandare:

— Però bisognerebbe festeggiare, non credi?
— Sì, ma non saprei proprio come.
— Se ti va, io chiudo alle sette. Cosa ne dici se ti chiedessi di cenare con me?

Il sorriso di Marco era luminoso come il sole dell’estate incipiente; quella sera, nel caldo abbraccio del ragazzo, anche l’ultimo pezzetto di ghiaccio nell’anima di Tiziana si sarebbe sciolto.

***

Queste storie sono scritte su richiesta dei lettori. Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.

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7 thoughts on “Profumo d’estate

  1. Michele! Ma che bella storia!!!:-) amo lo spritz ma dubito che il mio fidanzato mi mandi con marco. Ahaha. Bella. Dolce, con il happy end da favola. Grazie di cuore e proprio una bella storia!!

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    • Ma magari il tuo fidanzato lavorava in un bar?
      A parte gli scherzi, mi sono basato solo sulla richiesta. Ho evitato apposta di fare un salto nel tuo blog per prendere qualche informazione in più (sempre che ce ne siano).
      Comunque sono contento che ti sia piaciuta. 😀

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    • Ho un’età, ormai, nella quale qualcosa (poco) delle donne dovrò pur aver capito! 😛
      A parte gli scherzi si sa che scarpe, borsette ed abiti colorati possono essere una buona valvola di sfogo…
      Per lo stesso motivo ci stava anche un cambio di pettinatura/colore dopo il dottore, ma è una storia breve, non un romanzo. 🙂

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    • La richiesta era precisa, in questo senso.
      Lo svolgimento, invece, non è stato semplice per nulla. Da lettore è piuttosto complicato immedesimarsi in un personaggio che non ha problemi. Anzi, che vince sempre. A me i personaggi così diventano antipatici subito. Non è stato facile, per me, cercare di creare empatia con una storia così; sono felice però di vedere che il messaggio positivo alla fine è passato 🙂

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