Sarà stato per il caffè


Oggi avevo altri programmi, che però non riuscirò a rispettare. Così, per ingannare l’attesa e prendere tempo, ho scritto una storia al volo. L’idea mi è venuta leggendo il post di oggi su Penna Blu. Uno degli esercizi si chiama Storie di caffè e prevede di partire da un incipit di Luciano de Crescenzo. L’idea mi è piaciuta: ho scritto e questo è il risultato.

***

photo credit: Raj Deut via photopin cc

photo credit: Raj Deut via photopin cc

Sarà stato per il caffè che ci siamo presi insieme, seduti a un tavolino del bar. Per qualche minuto siamo rimasti l’uno di fronte all’altra, poi è arrivato il cameriere ed io l’ho guardata con maggiore attenzione. Solo alla fine, quando se n’è andata, ho capito. Non che prima fossi del tutto ignaro, ma mi ci erano voluti diversi minuti per rendermene conto. Oppure mi serviva una dose di caffeina per lubrificare la mente.

Certo che non dovevo aver offerto un bello spettacolo: cercando di farmi largo nella mia ottusità, ero rimasto fermo a guardarla come un ebete. Immobile, con lo sguardo fisso. Insistente al punto che lei, ad un certo momento, si era persino sentita in dovere di sorridermi. Se le ho sorriso di rimando è stato solo per un riflesso condizionato, tanto ero concentrato su di lei. Magari, più che un sorriso, mi sarà uscito un ghigno. Lei dev’essere veramente una persona gentile, se non se n’è andata schifata.

Eppure non l’ha fatto. Io sono rimasto incantato a seguire la linea di quelle labbra, perché mi pareva che ci fosse dietro una promessa. Forse un ricordo, addirittura. A lungo ho studiato l’impronta rossa che avevano lasciato impressa sulla tazzina, mentre il mio caffè si gelava inesorabilmente. Ho seguito la luce scivolare sul suo collo per spegnersi sulle clavicole delicate.

Lei stava leggendo un giornale; mi domando però se facesse finta o se fosse davvero così concentrata. Se non fossimo stati immersi in un bar pieno di gente che andava e veniva, non sarebbe stata la stessa cosa: da soli, su una panchina del parco, ad esempio, sarebbe stato oltremodo imbarazzante continuare a fissarla così. Lì, invece, sotto la coltre protettiva del rumore della vita, eravamo immersi in una bolla che ci isolava e permetteva questo sottile dialogo fatto di niente. Fatto di sguardi da parte mia e di indifferenza da parte sua.

Lei ha continuato ad evitarmi, lasciando che i suoi occhi vagassero per la pagina oppure per il locale. Io l’ho inseguita tutto il tempo, cercando di inchiodarla là dove si concentrava la sua attenzione; ci siamo inseguiti così, per lunghi minuti, finendo per giocare una partita a rimpiattino solo con gli occhi. Ogni volta che riportava il suo sguardo sul caffè o nelle mie vicinanze io abbassavo il mio sguardo di colpo, per non farmi cogliere impreparato. Poi, di sottecchi, aspettavo che tornasse a nascondersi da qualche parte in quel bar: tra la gente, il bancone, le bottiglie alle pareti per rimettere fuori la testa e tornare a fissarla.

Ad un certo momento il barista ha fatto cadere un bicchiere ed io, come tutti i presenti, mi sono voltato d’istinto. Solo che quando ho ripreso il controllo e sono tornato a guardarla, l’ho trovata che mi stava fissando. Siamo rimasti così, con gli occhi dell’uno fissi in quelli dell’altra. Un vago sorriso che si allargava sul volto di entrambi; le mani in grembo ed una parvenza di rossore sulle gote, perché ciascuno si sentiva in difetto verso l’altro. Era quello il momento. Quello l’istante magico. Avrei dovuto dire qualcosa, ma la lingua sembrava incollata sul palato. La testa vuota.

La musica di un cellulare ha soffiato forte sul mio castello di carte; lei ha distolto gli occhi da me e frugato nella borsa. Ha estratto il telefono; ha risposto. Ed è uscita, nel mulinello delle carte che franavano.

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3 thoughts on “Sarà stato per il caffè

  1. Bella storia. Coinvolgente. Hai creato un’atmosfera sospesa e di grande aspettativa. Messi a fuoco i due personaggi che sembrano parlarsi solo con gli occhi, lontani dal rumore e dalla confusione del bar.

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    • Benvenuto tra queste pagine e grazie per aver commentato.
      Sono felice che ti sia piaciuta e sono felice per il fatto che sia passato esattamente il messaggio che avevo in testa. Volevo isolarli; dipingerli solo attraverso qualche particolare ma soprattutto proiettare il film “mentale” che ha vissuto il protagonista.
      Che però (forse) non era la realtà dei fatti.

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  2. Contento di aver azzeccato il messaggio. Nei miei commenti di solito arrivo al punto. Non so se è intuito ma non sei il primo che sottolinea il fatto che io abbia colto il succo della storia. Nella vita faccio il venditore e di solito noi venditori abbiamo una certa capacità di sintesi che è propria di questo lavoro. Sarà deformazione professionale. Ancora auguri per il racconto. Molto scorrevole e piacevole, come un buon caffè.

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