Andata e Ritorno


Colonna sonora: Meraviglioso dei Negramaro

Ci sono momenti in cui la vita ti mette alla prova; ti spinge fin là dove non avresti mai voluto andare, perché certi limiti avresti preferito di gran lunga non superarli. Ma la vita è bastarda: se ne frega della tua zona di comfort e si diverte a metterti fuori equilibrio. Io lo posso ben dire: mi ha spinto così tanto fuori che una notte mi sono trovato con le gambe a penzoloni al di là del parapetto di un ponte, mentre guardavo l’acqua nera sotto di me. Avevo avuto tutto: una vita felice, un lavoro, ma soprattutto Lei. Una di quelle storie che cominciano quasi per scherzo, alle superiori, e che si trasformano fino a diventare la pietra angolare della tua vita: lei era la luce che illuminava la mia esistenza.

Quando si è giovani, però, si finisce per dare tutto per scontato: il lavoro diventa noioso, la famiglia una prigione e l’amore dovuto. Si pretende la gloria: ci si crede grandi surfisti, capaci di rimanere in equilibrio sulla cresta dell’onda della vita. Sempre pronti a tuffarsi in nuove avventure, con la speranza, che è una certezza, di trovare gratificazioni e ricompense.

Allora me ne sono andato, solo per scoprire che lontano dalla mia luce il mondo non era altro che buio; aria gelida e stagnante, talmente immobile da rendere difficoltoso persino respirare. Mi sono prostrato alla mia inettitudine, solo per rimanere vittima dell’orgoglio: come tornare ammettendo un così grande errore? Ero certo che neppure lei avrebbe perdonato tanto: non mi rimaneva che l’abbraccio mortale delle acque fosche che scorrevano sotto al ponte.

La vita è bastarda, perché quando ci ha spinto oltre ai limiti ci presenta delle ineffabili epifanie come ancora di salvezza. La mia si presentò sotto forma di angelo, mentre nella mia testa stavo finendo il conto alla rovescia che mi avrebbe dato il coraggio di lasciarmi scivolare giù.

— Ma come, — mi disse — non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso?

Lo guardai scuotendo il capo. Non vedevo nessuna luce, davanti a me.

— Il bene di una donna che ama solo te. La luce di un mattino. L’abbraccio di un amico o il viso di un bambino. Non trovi che tutto questo sia meraviglioso?

Non credo che fossero le parole; più probabilmente il suono della sua voce o forse qualcosa di ancora più etereo che toccava il mio cuore. Fu in quel momento che la vidi: era lei, a casa. Stava piangendo mentre mi pensava. Potevo sentire le sue lacrime, calde e salate, corrermi giù per la gola; vedevo i suoi occhi rossi di pianto struggersi per me ed infine fui dentro lei, così da vedere i suoi pensieri. Quando mi voltai l’angelo non era più al mio fianco, non ce n’era più bisogno. Nel mio petto bruciava la felicità e l’urgenza di tornare: saltai sulla strada e mi misi a correre. Ridevo.

Del tragitto fino a casa non ricordo quasi nulla: si accavallano nella mia mente ricordi di treni, stazioni, aeroporti, taxi. Tutto mescolato perché non c’era più nulla che avesse senso, finché non fossi tornato. Ho avuto solo un momento di esitazione: un minuto fa, davanti alla sua porta. La mano pronta a bussare ma ferma, gelata a mezz’aria. E se mi fossi sbagliato? Se non mi avesse voluto?

Poi ho sentito un rumore, alle mie spalle: non potevo mica rimanere lì, all’infinito, come un ebete. Ho bussato. Non ha fatto in tempo ad aprire che ci siamo saltati addosso ed abbracciati. L’ho stretta forte, in silenzio. Forte più che ho potuto.

Dopo tutto, che ti importa se un abbraccio ti rompe le costole, quando ti aggiusta il cuore?

***

Queste storie sono scritte su richiesta dei lettori. Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.

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14 pensieri riguardo “Andata e Ritorno

  1. Caro Michele,
    e’ sicuro mi e’ venuto in mente “Vita meravigliosa” (se non ricordo male) con l’angelo che parlava al cuore…
    Ero davvero curiosa e ho letto tutto divorando… Sono contenta :)))) mi hai fatto sognare e senza saperlo hai scritto delle cose che mi toccano… 😉
    Ehehe un abbraccione… Grazie!!!!! 😀

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  2. Bellissimo rcconto! Pieno di verità. Mi sa che hai toccato un tasto molto attuale. Diamo sempre tutto per scontato. Tutto ci è dovuto. Tutto deve esser.
    Non è proprio così, Bisogna sempre lottare per mantenere quello che si ha. E a volte, si perde lo stesso.
    Ciao

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    1. Grazie per i complimenti!
      Eh… le “epifanie”…
      Senza voler scomodare quella povera vecchietta che “vien di notte, con le scarpe tutte rotte”, il mio è stato un omaggio a Eco che, in occasioni simili, ha usato lo stesso vocabolo.
      Lo so: potevo risparmiarmelo (e risparmiarvelo!), ma mi è scappato un vezzo.
      Però, meno male che esistono! 😉

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