La valle incantata


photo credit: – Paul Weeks – via photopin cc

C’era una volta, nascosta nelle Alpi Giulie, una piccola valle attraversata da un ruscello. Questo fazzoletto di terra divideva due reami, i cui re da tempo immemore si temevano ed odiavano perché l’avidità e la brama di potere fanno perdere il lume della ragione a chi ha la responsabilità di governare. Allora capitava che sovente questi due regni fossero in guerra, con grande spargimento di sangue da entrambe le parti. Dopo ogni scontro, le aquile, pietose, passavano sul campo di battaglia: da lì raccoglievano le anime di tanti giovani morti valorosamente e le portavano in questa valle per riposare. Per ogni anima, su quei prati nasceva un fiore: gigli della Carnia arancioni su un lato e “fiori del vento” azzurri sull’altro: due pacifici eserciti che, invece di fronteggiarsi, si abbeveravano insieme all’unica acqua che, serpeggiando nel fondovalle, li divideva.

Vista la meraviglia di questa gola con i fianchi di colori diversi, una fata buona di nome Olgica vi fece un bellissimo incantesimo: se una ragazza avesse dato da bere ad un fiore per sette giorni di seguito, l’anima del valoroso guerriero si sarebbe reincarnata in un bel giovane, pronto a venire a chiederla in sposa. Le fanciulle da marito di entrambi i regni facevano quindi la spola di nascosto con la valle, nella speranza di destare un valente soldato che le prendesse in moglie; anche se i regni erano nemici, le giovani si sorridevano in silenzio quando si trovavano sulle sponde opposte del ruscello; raccoglievano ciascuna un secchio d’acqua, tutte animate dalla volontà di trovare l’amore piuttosto che dal desiderio di svegliare un militare.

I due re, invece, nel chiuso dei loro castelli, consideravano con sempre minor benevolenza l’andirivieni delle ragazze: temevano infatti che quelle della parte avversa sarebbero riuscite a svegliare un battaglione pronto da schierare in battaglia. Così entrambi, ognuno nella propria testa, concepirono lo stesso piano malvagio: piuttosto che rischiare di destare le numerose armate dei nemici morti, era meglio che nessuno potesse richiamare alla vita quei giovani sventurati. Dettero quindi ordine, ciascuno ai propri ministri, che fosse costruita di notte una diga per bloccare il ruscello: in quel modo non ci sarebbe più stata acqua per innaffiare i fiori, che sarebbero quindi morti definitivamente.

La prima notte di luna nuova, per evitare che il chiarore dell’astro potesse mostrare a tutti lo scempio che si stava facendo, due squadre si mossero alla volta dell’alta valle da due direzioni opposte. Ignare l’una dell’altra, completarono velocemente e con cura il lavoro e per l’alba ciascuno poteva riferire al proprio re di aver fermato il torrente, che fu quindi bloccato in due punti distinti.

In entrambi i regni, però, non c’era un principe ma una principessa in età da marito. Queste ragazze, al pari di tutte le altre, anelavano all’amore e non alla ragion di stato e, come tutte le coetanee, erano andate spesso e di nascosto alla valle per svegliare il principe che le chiedesse in sposa. Quando tra le nubili si sparse la terribile voce che non c’era più acqua, e che i fiori stavano morendo di sete, anche loro si preoccuparono e decisero di andare a controllare.

La prima notte di luna piena, per poter meglio vedere cosa fosse successo, si ritrovarono entrambe sui due lati del letto secco del ruscello: ciascuna non riconobbe nell’altra la figlia del re nemico, ma solo una delle ragazze che pietosamente annaffiavano quei fiori; così si sorrisero ancora una volta e, prendendosi per mano, risalirono la traccia secca e senza vita lasciata dall’acqua. Ai loro lati, mentre andavano sempre più su, prati e fiori agonizzanti erano illuminati da una pallida luce: quello spettacolo atroce spinse le ragazze a non fermarsi, fino a quando non avessero trovato la causa del problema.

Dopo un ora di cammino, trovarono il primo sbarramento; non capirono bene cosa fosse successo perché lo trovarono quasi secco: l’acqua, infatti, era stata bloccata ancora più a monte. Risolute nel voler dipanare il mistero, continuarono a camminare salendo ancora, fino a trovare il secondo sbarramento. Si fermarono sbigottite: ai loro piedi giaceva un lago che sembrava d’argento, tanto le acque riflettevano il chiarore lunare. Dato che la diga sembrava poggiare in particolare su un masso, decisero di comune accordo che, scalzato quello, il peso delle acque avrebbe saputo trovar di nuovo la via per i prati. Presero quindi un lungo ramo, per fare leva, e si misero sotto la diga per abbatterla.

Ahimè, i loro sforzi furono presto coronati da successo. Il lago proruppe dalla breccia e travolse le giovani. Sceso di furia fino al secondo sbarramento, sbatté sulle rocce senza spostarle; la rincorsa che aveva preso, però, lo portò ad aggirare l’ostacolo, fino a trovare un salto che conducesse di nuovo il ruscello a fondo valle. Si creò così una magnifica cascata che diede ancora vita e speranza all’esercito dei fiori.

Quando, al mattino, nelle due regge, non si trovarono le principesse, cominciarono in entrambi i reami delle ricerche febbrili. Dato che non c’era modo di scoprire dove fossero, si cercò sempre più lontano, fino a giungere alla valle. Fu così che i due genitori scellerati si ritrovarono faccia a faccia, come già le loro figliole; risalirono entrambi il torrente, ciascuno rimanendo sulla propria sponda, fino a giungere ad una piccola pozza limpida. Le trovarono dunque in questo modo, sepolte dall’acqua, ancora mano nella mano e sorridenti, per aver ridato vita e speranza alle altre fanciulle da marito. La cascata intanto, alla luce del sole, disegnava un bellissimo arcobaleno che portava il rosso di una sponda, trasecolando tra tutti i colori, fino al violetto della sponda opposta, per mostrare quanto sia meglio la pace che unisce piuttosto che la guerra che divide.

I due re piansero amaramente, quel giorno, capendo tutti i loro errori. E da quel momento ci fu la pace tra di loro, per tutti i secoli a venire.

***

Queste storie sono scritte su richiesta dei lettori. Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.

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