Come trovarsi una Casa Editrice


Ci sono persone a cui capita. A me, ad esempio, è capitato. Non l’ho voluto; non lo desideravo fin da quando ero bambino. Anzi, diciamoci la verità: a me da piccolo (ma anche da grande) faceva proprio schifo. L’oggetto della discussione? Lo scrivere.

Così un giorno ti svegli e decidi che devi scrivere; meglio ancora: scopri che se non scrivi ti si attorcigliano le budella più che a farlo: non è una occupazione piacevole scavarsi dentro pur di sputare fuori due parole ma è ancor meno piacevole tenersi dentro quel groviglio melmoso. Potendo, che significa essendone capaci, è molto meglio passeggiare, conversare, fare shopping, stare con gli amici e le persone che ami e, ultimo ma non per importanza, fare “il passatempo più sano ed economico”. No: non è la Settimana Enigmistica (che è comunque “santa subito”: ne ho impilate migliaia di completate).

Scrivi, pagina dopo pagina. Contatti qualche professionista del giro. Ti risponde pure; cosa che, in effetti, pare piuttosto rara. E da cosa stabilisci che puoi dichiararti “scrittore”? Dal fatto di aver pubblicato? Oppure perché Fabio Volo ti chiama di notte per sapere come hai fatto a vendere più copie di lui?

No. Nulla di tutto questo. Personalmente mi sento “scrittore” quando persone che mi leggono (e che benedico tutti i giorni per regalarmi secondi preziosi del loro tempo!) e persone sconosciute mi domandano cose “tecniche”. Da scrittore, appunto. Oltre ad un qualche consiglio su quello che scrivono (che ovviamente è mio personale e del tutto opinabile, nonché discutibile) anche informazioni su come accedere al dorato mondo degli Editori. Al supposto dorato mondo degli Editori.

È meglio sgombrare subito il campo: gli editori (e tutti i loro collaboratori) lavorano, con i libri, e lo fanno per pagarci le bollette a fine mese. L’arte è una bella cosa, ma quando ci si presenta ad una Casa Editrice stiamo facendo, né più, né meno, un colloquio di lavoro. È necessario, quindi, conoscere il possibile futuro datore di lavoro: inutile presentarsi con un giallo a chi pubblica solo saggi o romanzi rosa. Una volta stabilito che l’editore potrebbe avere in comune con noi un interesse (cioè i lettori potenzialmente interessati al nostro lavoro) allora si può cominciare a ragionarci insieme. Di cosa discutere, magari, potremmo parlare un’altra volta, se vi va. Visto però che mi è stato chiesto (eccola, la cosa “tecnica”), vi lascio un elenco in ordine sparso di Case Editrici per le quali i ragazzi di Sul Romanzo hanno già scritto un post che spieghi nel dettaglio cosa pubblicano e come contattarle. Spero di avere aiutato qualcuno, nel grande mare di Internet. Spero che, chiunque sia, lo pubblichino, così da avere un altro bel libro da leggere.

***

Leggi altri post sul “Mestiere di scrivere

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9 pensieri riguardo “Come trovarsi una Casa Editrice

  1. Grazie!!! Utilissimo post e senti, è un po’ che volevo farti una domanda (stupida, molto stupida), che mi tormenta perché in internet non ho trovato una risposta del tutto risolutiva… è più corretto scrivere sé, seguito da stesso, con l’accento o senza?? Se stesso o sé stesso?? Grazie! 😀

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      1. Grazie Michele, nelle mie “ricerche” avevo trovato ciò che hai scritto tu, ma con pareri divergenti… ora andrò più sul sicuro scrivendo se stesso senza accento 😉 Buona domenica!

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    1. Ma certo che si può! C’è chi lo fa con ottimi risultati.
      Però.
      Però io sono uno della vecchia scuola: penso di non essere capace, da solo, di mettere insieme tutte le professionalità che servono: scrittore, editor, redattore, grafico, marketing, ecc. ecc.
      Così, se posso, preferisco avvalermi di chi lo fa per mestiere senza dolermi del fatto che possa anche rifiutarmi. Anche altri la pensano così: mi è stato chiesto (in forma anonima) se sapevo di qualche casa editrice. Nell’immediato ho dato un paio di nomi, ma così ho voluto fare un discorso un po’ più organico.

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  2. Interessante post, Michele. Non mi soffermo troppo sull’ultima parte, perchè non ho queste pretese: per me la cosa più interessante è capire quanto i lettori apprezzino ciò che scrivo, prima di avere la presunzione di voler lasciare ai posteri le mie produzioni. Certo, i commenti sono un primo alert, e poi?
    Come hai fatto ad entrare in una rete di lettori più ampia?

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    1. Domanda complicata 🙂
      In breve: ho seguito 2 strade. La prima prevedeva il passaggio attraverso i professionisti del settore: questa è la più certa perché, al di là di tutto, chi è nell’editoria per mestiere ha modo di vedere le pecche che sicuramente ho nello scrivere.
      La seconda è il blog: è una palestra che ti mette direttamente a confronto con un possibile pubblico. L’unico “inconveniente”, a volerlo chiamare così, è che ti legge solo chi già apprezza come scrivi e questo non è il modo più facile di crescere. Tutti quelli che non apprezzano, semplicemente, non ti seguono. E tu non lo imparerai mai, il perché.

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      1. hai ragione, Michele: scrivere sul blog non aiuta, anche perchè comunque mi rendo conto che le persone “sprecano” (spesso, non sempre) il proprio tempo sui Social. E mi rendo conto che oggi come oggi affrontare temi che esulino un po’dalla normale “ciao come stai” o “che tempo fa” è poco cool!
        sto anche riconsiderando la linea editoriale del blog: finora era orientato a considerazioni su avvenimenti di attualitá, visti anche alla luce della mia esperienza all’estero. ora è necessario forse dare una svolta…
        ti leggo sempre volentieri, complimenti!

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        1. Sei fortunato (o meglio: sei stato bravo!): avere delle esperienze all’estero è una grande risorsa che in pochi hanno.
          Per il resto le linee editoriali esistono solo per poter essere migliorate: l’importante è sempre ragionare e capire perché le cose succedano. Io ripeto sempre che preferisco un fallimento dal quale imparare che un successo fortuito inspiegabile.
          Grazie a te, che sei qui con me…

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