Anche al Polo serve sale in zucca


photo credit: Liam Quinn via photopin cc

La vita alla Base in realtà era cominciata comunque nel migliore dei modi: Giovanni era riuscito a farsi contagiare dall’entusiasmo degli altri ricercatori e la sua mente aveva smesso di essere ancorata all’Italia per essere un po’ più presente nelle attività di tutti i giorni. Il fatto di essere uno dei pochi ad essere un novellino del Polo lo tranquillizzava, anche se percepiva distintamente quanto gli altri fossero già una squadra: ogni volta che udiva un nuovo racconto sui terribili scherzi subiti dalle matricole, un brivido gli scendeva tra le scapole. La cosa più terribile era che il peggiore, in questa specie di battesimo da caserma, era il professor Rossi, direttore responsabile della missione.

Sentirsi così ai margini lo faceva sentire a disagio, ma sperava che si sarebbe integrato presto nonostante fosse una persona timida. La lettera di Maria era appesa sopra al suo letto, nella piccola cabina che gli era stata assegnata; tutte le mattine, appena sveglio, leggere quanto lei lo amasse e quanto fosse orgogliosa di lui, gli dava la carica per arrivare felice fino a sera.

Le donne, però, sono sempre più avanti dei maschi: lei si era evidentemente già prefigurata tutta la durata della spedizione ed, insieme al foglio che ormai era diventato un mantra, c’era un’altra piccola busta chiusa. Sul dorso, scritto con un pennarello: “Da aprire per S.Valentino”. L’esistenza di Internet e telefoni satellitari avrebbero reso meno amara una separazione così lunga, ma lui era intimamente felice che Maria avesse in un certo qual modo pensato a rendere più viva la sua presenza durante quei mesi. Quella bustina era così finita subito nella piccola cassaforte per gli oggetti personali che aveva a disposizione, tanta era stata la sua paura di perderla.

La prima settimana se ne era andata più che altro prendendo le misure alla sua nuova vita; aveva passato ore presso una vicina colonia di pinguini imperatore, fotografandoli prima da lontano e poi da sempre più vicino per dar loro modo di abituarsi a quello strano essere imbacuccato in una pesante tuta arancione. In caso di problemi il colore avrebbe aiutato a farlo individuare sul pack, ma ogni volta che la infilava si stupiva di vedere la scritta “CNR – Italia” e non “ANAS”.

Si era ritrovato ad inquadrare e a scattare foto a quella moltitudine di uccelli con un atteggiamento quasi da turista, piuttosto che da ricercatore: erano animali davvero eleganti, con quel dorso nero e il ventre bianco sembrava di essere ad una festa elegantissima. La striatura, di un bel tono color della zucca, sul becco e sui padiglioni auricolari, poi, dava quel tocco di glamour da fare invidia alle migliori maison di moda.

Li aveva fotografati in tutti i modi; talmente tanto e così da vicino che un giorno, con in cuffia una bella playlist di salse portoricane, si era quasi aspettato di vederli tutti quanti ballare come nel film Happy feet.

I guai erano cominciati al termine di quei primi giorni: Roberto e Michele, due dei ricercatori più esperti della spedizione, lo erano venuti a cercare con la faccia scura. Aveva sentito bussare: due colpi forti delle nocche sul sottile laminato della porta.

— Avanti, è aperto! Oh, siete voi, ragazzi. Che c’è?
— Scusa l’intrusione, ma ci sarebbe un problemino. — aveva detto Roberto, con aria scura.
— Rossi ci ha chiesto di accompagnarti nel suo ufficio. — aveva aggiunto Michele.
— Accompagnarmi? Nel suo ufficio? So dov’è… ma che succede?
— È meglio se andiamo. Te lo spiegherà lui direttamente.

Con le mani tremanti Giovanni aveva chiuso la porta e li aveva seguiti fino all’ufficio del professore. Si era incontrato con lui qualche volta, oltre ad averlo incrociato quasi tutti i giorni in giro per la Base. Però non avevano mai scambiato più che due parole di circostanza.

Appena giunti nello studio Giovanni si rese conto che anche il volto del professore era scuro: tutto questo situazione l’aveva messo in uno stato di agitazione che ormai faticava a controllare.

— Io sono un uomo di poche parole, quindi verrò subito al punto.

Michele e Roberto si erano sistemati ai suoi fianchi; al che, unito al tono e alle parole del professore, Giovanni si rese conto che se non era un interrogatorio, poco ci mancava. Ma lui non aveva fatto nulla! Nel dubbio, forse, sarebbe stato meglio tacere prima di fare affermazioni compromettenti.

— Le vasche per gli esperimenti sulle diatomee sono stati inquinati da guano di pinguino, rendendo di fatto inutili i risultati. Ora, lei è l’unico che lavora con quegli animali. Dove era la notte tra il 15 luglio e il 13 settembre?

***

Leggi le altre puntate dell’EdS: Una settimana piena di colori

Annunci

4 thoughts on “Anche al Polo serve sale in zucca

  1. si stupiva di vedere la scritta “CNR – Italia” e non “ANAS”… ahahah! mi ha fatto ridere 🙂 cosa ci sarà scritto nell’altra lettera?? Curiosa sono! Aspetto le altre puntate! 😀

    Mi piace

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...