L’onda nera di Natale


photo credit: wiremoons via photopin cc

Lo scherzo del professore, oltre a scaricargli qualche litro d’adrenalina nelle vene, era stato in realtà una specie di benvenuto ai piani alti della Spedizione. Avevano notato tutti quanto fosse una persona precisa e che, nonostante la pressione o — appunto — il panico, fosse capace di mantenere comunque una parvenza di calma. Così, pur non avendo formalmente nessun ruolo particolare, si era trovato spesso coinvolto nelle riunioni di pianificazione delle attività più pericolose.

Maria, dall’Italia, aveva fatto del suo meglio per far sentire il proprio supporto ma a Giovanni la possibilità di sentirla per pochi minuti e neppure tutti i giorni cominciava a stare stretta: lui aveva bisogno del contatto fisico, per mantenere in tensione la propria relazione. Il che non significava la necessità di averla per sé tutte le notti, o almeno non solo, ma anche la possibilità di poter allungare la mano, mentre guidava, e spostarla dal cambio alla sua coscia aveva per lui il rassicurante valore di saperla lì. Davvero. Solo per lui.

Così, senza la possibilità di avere questo dialogo epidermico, si era fatto assorbire del tutto dai propri esperimenti e Maria stava lentamente passando da un primo piano ad una figura intera; finché un giorno l’inquadratura era divenuta all’improvviso molto sfuocata perché lui era diventato il fulcro delle discussioni di tutta la Base.

Nella colonia di pinguini di Baia Terra Nova, a nemmeno un chilometro dai loro alloggiamenti, si era improvvisamente scatenato il panico: i rituali di corteggiamento e cova sembravano essere stati spazzati via, sostituiti da un altissimo bailamme di suoni, versi, richiami, stridii. Nessuno era in grado di capire cosa fosse successo: sembrava di essere capitati nel bel mezzo di un affollato mercato rionale, nel quale tutti avevano appena scoperto di non avere più il portafoglio.

Un istante gli ammassi di pinguini si aprivano, come se si temessero l’un l’altro; l’istante successivo si riunivano, come se avessero stabilito che il terrore non era tra di loro e che andava quindi affrontato mantenendo unito il gruppo. Le cose peggiorarono avvicinandosi a Natale: corpi straziati dei poveri animali vennero ritrovati in diversi punti della spiaggia, come se un qualche orrore avesse seguito la colonia nei propri tentativi di spostarsi.

Giovanni, in quanto esperto, era stato messo in allerta e gli era stato ordinato che qualsiasi altro esperimento dovesse passare in secondo piano, almeno fino a quando non si fosse compreso cosa stesse accadendo. Si era trovato così, quasi senza preavviso, a passare intere giornate sul pack a poca distanza dalla colonia: dato lo stato di stress degli uccelli, non sarebbe stato possibile avvicinarsi ulteriormente. Il fatto che il sole non calasse, e che quindi non ci fosse una percezione chiara del fatto che la giornata lavorativa potesse o meno essere terminata, lo stava provando più di quanto non desiderasse ammettere; così, per avere una piccola gratificazione ed anche una buona riserva di energia in poco peso, aveva preso l’abitudine di portare con sé una razione generosa di barrette di cioccolato, da mangiare durante il giorno: il sapore dolce amaro del fondente era diventato la sua ancora di salvezza.

La vigilia di Natale, mentre in Italia si preparava il cenone, lui si trovava fin quasi sulla riva a sbocconcellare la solita barretta; le attrezzature fotografiche giacevano ammonticchiate e mezze smontate nei dintorni, visto che aveva in previsione di spostarsi un poco prima di rientrare. Le onde battevano, lente e regolari, infrangendosi a pochi metri di distanza.

Si era perso a guardare il mare, come ipnotizzato, quando di colpo si ritrovò a fissare da lontano un’onda più scura delle altre mentre si avvicinava; talmente scura che, più che blu, pareva nera. Il mare si stava increspando ed alzando, sotto quell’onda, molto più che con le altre; giunta ormai a qualche metro dalla battigia l’ondata si alzò fino ad un paio di metri. Giovanni non riuscì a reagire, rimanendo immobile a fissare quest’onda anomala che montava verso di lui; ebbe a malapena il tempo di pensare che forse la corrente era forte abbastanza per risucchiarlo in mare prima di accorgersi che l’onda, tra la spuma bianca, nascondeva un’enorme bocca.

La vide ingrandirsi, fino a sovrastarlo. Poi l’acqua si abbassò ed apparve l’orca: nascosta sotto la cresta aveva attaccato con una tecnica solitamente riservata alle foche, ma che evidentemente andava bene anche per i pinguini. O per gli umani.

Giovanni era rimasto congelato dal terrore molto più che dalla temperatura; l’orca, però, si era avveduta quasi subito dell’errore: aveva richiuso la bocca, avendo stabilito che lui non sarebbe stato buono da mangiare. In più si era fermata un momento ad osservarlo: per un secondo, che a Giovanni era sembrato infinito, i due mammiferi si erano scrutati fin nel fondo dell’anima riconoscendosi come appartenenti alla stessa classe di animali.

L’occhio dell’orca aveva luccicato, quasi lacrimando, come se avesse voluto dirgli qualcosa; ma il messaggio più che comprenderlo, Giovanni, avrebbe potuto a malapena percepirlo. Poi lei aveva dato due colpi di coda, ed era tornata a sparire negli abissi che erano casa sua.

***

Leggi le altre puntate dell’EdS: Una settimana piena di colori

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4 pensieri riguardo “L’onda nera di Natale

  1. Il bello della situazione che ti sei apparecchiato è che in questo ambiente insolito e ostile può succedere davvero di tutto: il lettore resta lì, con la bocca semi aperta e un’espressione tonta e stupita, in attesa del prossmo episodio

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