Il giallo del limoncello


photo credit: Martha de Jong-Lantink via photopin cc

L’ultimo trasporto arrivato alla Base, prima della fine della Spedizione, aveva rivelato una sorpresa: tra gli scatoloni ed i pacchi contenenti viveri e materiali per gli esperimenti c’era un collo in più: una scatola da 24 bottiglie di limoncello. I ragazzi l’avevano preso come un segno del fatto che il prof. Rossi fosse contento del buon andamento dei lavori ed avevano brindato più volte alla sua generosità, facendo del responsabile della spedizione la persona più benvoluta di tutta la Base.

Il prof. Rossi invece non era affatto felice ed aveva convocato Roberto, Michele e Giovanni nel proprio studio.

— Se non capiamo come possa essere successo, al mio rientro saranno guai per me. Di conseguenza, per tutti voi, saranno volatili amarissimi.

Più chiaro di così, Rossi, non avrebbe potuto essere: l’ordine era partito via email dal suo pc, ma non era stato lui a scrivere quella lettera. La persona che più probabilmente aveva commesso lo sgarro era Ciro: aveva avuto scambi di opinione piuttosto burrascosi con il professore e aveva quindi un movente. In più, essendo originario della costiera amalfitana, aveva una passione smodata per quel liquore: le tessere del puzzle sembravano quasi incastrarsi da sole. C’era un solo, piccolo problema: la password per accedere era conosciuta solo dal professore e non era né una parola, né un nome, né la solita data di un evento più o meno importante. Era un’accozzaglia di nove lettere nota solo a lui; lo stesso Rossi, che sarebbe stato ben felice di poterlo incriminare, era il primo a dire che Ciro non avrebbe potuto accedere.

— Eppure, professore, in un qualche modo lui deve aver indovinato la password. — disse Michele, ragionando a voce alta, — Se è così complicata, è sicuro di non averla scritta da qualche parte? Ciro, magari, avrebbe potuto leggerla.
— No. Vi ho detto che la so a memoria.
— Ed è altrettanto certo, — interloquì Roberto, — di non averla mandata lei, quell’email?
— Certo come del fatto che alla prossima insinuazione del genere, lei si ritroverà a fare esperimenti al centro CNR di Orgosolo per i prossimi vent’anni. Senza contare che io il limoncello non lo sopporto: bevo solo vino. Di quello molto buono.
— Allora forse si potrebbe ordinare una bella cassa di Sassicaia…
L’occhiataccia di Rossi incenerì Michele che avvampò per poi tacere. Roberto, per evitare di aggravare la situazione, aveva cominciato a giochicchiare con la copertina di un vecchio libro sui Beatles, che evidentemente il professore si era portato da leggere nei radi momenti di svago. Il silenzio era calato pesante: i quattro uomini erano intenti a pensare con quale impossibile stratagemma Ciro avrebbe potuto riuscire nell’intento di mettere nei guai il capo spedizione.
— E allora? Nulla? Siete sempre brillanti quando non serve! — li ammonì Rossi.
— Forse è il caso di fare analizzare il computer. Magari è riuscito ad installare qualcosa per intercettare le password… — disse, alla fine, Roberto.
— È possibile! — concordò anche Michele, — dopotutto l’informatica offre molti modi per saltare i blocchi delle password.
— E Ciro avrebbe fatto un lavoro da hacker? Ma se non è capace neppure di scrivere le relazioni, con il computer! Figuriamoci una cosa così sofisticata. E lei, Giovanni? È rimasto in silenzio fino ad ora senza dire nulla!
— In effetti, un’idea ce l’avrei. Però è piuttosto pazzesca e non vorrei…
— Giovanni! Non è questo il momento di fare il timido: mi dica cosa ha pensato.
— Io credo che la password sia A-T-I-I…
— Cosa? Come? Lei… lei…
— …A-A-T-I-I.
— Come fa lei a sapere la mia password?
— Lei stesso ha fatto notare che era una sequenza di lettere. Ebbene: è molto difficile ricordarsi una sequenza arbitraria, ma piuttosto facile se esiste un modo per ripercorrere quella sequenza. Ad esempio, canticchiando una canzone. Inoltre lei stesso ha fatto notare la sua predilezione per il vino ed ha con sé un volume sui Beatles, a significare la sua preferenza per il quartetto di Liverpool. Ebbene, non sono molte le loro canzoni che nominino questa bevanda, ma tra queste c’è “A Taste of Honey”, il cui testo è:

A taste of honey
Tasting much sweeter than wine
I dream of your first kiss and then
I feel upon my lips again
A taste of honey
A taste of honey
Tasting much sweeter than wine
I will return, yes I will return
I’ll come back for the honey, and you

— Lei è un genio, Giovanni. Raccomanderò personalmente la sua promozione, al mio rientro. Adesso, però, bisogna farla pagare al bastardo…
— Se permette ancora una parola, professore, io non lo farei. Tutti i ragazzi della Base hanno apprezzato molto il “regalo”. Se si venisse a sapere che non era un’idea sua, ci rimarrebbero molto male. Se poi Ciro fosse punito, in molti forse avrebbero qualcosa da obbiettare. Nonostante il tentativo di metterla nei guai, lui le ha fatto un grande favore. Se fossi in lei, io lo chiamerei e gli farei capire che lei ha compreso cosa sia successo: questo metterebbe lui in una posizione di inferiorità, senza intaccare il buon nome che ha tra i ragazzi.
— Lei si è rivelata una risorsa preziosa, giovanotto. Credo che seguirò le sue indicazioni.

***

La sera stessa Giovanni aveva raccontato a Maria, con dovizia di particolari, tutto il pasticciaccio di Ciro e del limoncello. Lei aveva molto riso, mentre Giovanni le descriveva la scena nell’ufficio del professore. Infine lo aveva ricoperto di complimenti, sempre più innamorata ed orgogliosa del proprio uomo. Il giorno dopo, Giovanni, accendendo il computer aveva trovato un’email: in allegato c’era una foto. Ritraeva Maria, illuminata dal flash nella notte italiana, con in mano una bottiglia di limoncello mentre mandava un bacio all’obbiettivo.

***

Leggi le altre puntate dell’EdS: Una settimana piena di colori

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11 pensieri riguardo “Il giallo del limoncello

      1. Scrivere in giallo è difficilissimo, ce lo siamo detti anche durante l’esercizio, soprattutto perché sul bianco si legge poco 😛 (chiedo scusa per la battuta scema, credo che in realtà il problema sia il piccolo spazio concesso da un raccontino per blog, ci voglio parecchie pagine per portare a spasso il lettore. Tu hai sfruttato bene l’antefatto e i personaggi già imbastiti, l’idea è ottima ma forse avresti potuto scrivere un po’ di più per non arrivare troppo presto allo svelamento. Credo. Forse. Butto là) 🙂

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        1. No: è proprio così. Il fatto è che, per il blog, mi sono “autoimposto” la cartella come dimensione. Tutto qui. E allora questo è diventato un giallo.zip 😛
          Non ho voluto fare quello che andava fatto, ecco perché sono poco soddisfatto…

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        1. Un post – e soprattutto il tempo e la voglia di chi legge “on line” – hanno dei vincoli piuttosto rigidi, IMHO. In generale mi sembra che troppe parole conducano presto al fatidico TLDR; se a questo si aggiunge anche il tempo, generalmente scarso, che posso dedicare alla scrittura ed al blog diventa davvero complicato fare qualcosa di respiro più ampio.
          Questo è anche uno dei motivi per cui preferisco scrivere romanzi…

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          1. Il fatto è che mi affascina tutta la costruzione – l’architettura, si potrebbe dire – che una storia lunga qualche centinaio di pagine può garantire: mi “intriga” molto più questo della storia in sé.

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