Nell’aria dolce della primavera


Si dice che quando muori ti scorra davanti il film della tua vita.

Mario non ci credeva e purtroppo nessuno era mai tornato indietro per raccontarglielo. Però il film della sua vita lo rivedeva spesso, alla notte, quando non riusciva a dormire. In quei momenti, nel buio silente che lo circondava, nella sua testa si svegliava un cineasta pazzo che sembrava avere un unico scopo: proiettare in continuazione tutte quelle situazioni che avrebbe voluto poter cambiare. Le scelte che non avrebbe più voluto fare. Le occasioni che avrebbe tanto voluto non aver sprecato.

Ma non è questo un desiderio che abbiamo tutti?  La possibilità di scegliere. O meglio, la possibilità di tornare indietro e poter scegliere. Tutti desidereremmo disporre di un lusso simile. E Mario era esattamente come noi: cosa sarebbe accaduto se un piccolo genio della lampada, quella sera di inizio estate, gli avesse svelato cosa stava per succedergli?  Che quello era il momento nel quale avrebbe potuto scegliere tra due futuri molto diversi?  Che la chiave di volta della sua vita era nascosta in un insignificante telefono grigio?

DRIIIN DRIIIN

“Pronto? ”

“Ciao Mario, sono Filippo.”

“Come stai?  Novità? ”

“Tutto normale, come al solito. Cosa fai stasera? ”

“Rimango in azienda e finisco di fare i conti di giornata. Perché? ”

“Perché, invece di fare il solito musone, mi accompagni alla festa dei Lions.”

“Neanche se mi paghi.”

“Dai, cazzo, non mettertici anche tu. C’è Adriana, la figlia dei padroni di casa. Quelli della cartiera.”

“Lo so chi è che dà la festa, non ho bisogno che mi fai il Who’s who della situazione. Ho da fare, chiedi a qualcun altro.”

“Dai!  È da sei mesi che le faccio il filo… Se non ci sei tu non mi fanno entrare.”

“Ti ho detto che ho da fare. Senza contare che io, quelli del Lions, non li sopporto. Loro e le loro feste di beneficienza fatte solo per darsi un tono distinto. Per farti notare che sono superiori, loro. E tu, povero plebeo, ringrazia che abbiano voluto farti l’elemosina. No, grazie. Perché non chiedi a qualcun altro, ti dico? ”

“Bell’amico che sei!  Ti interessa così tanto di me che stai a casa a contare i soldi. Peggio di Zio Paperone. Ti lamenti tanto di loro ma non accompagni me ad una festa, quando a te non costa nulla venirci.”

Mario esitò. Tutto il suo essere si ribellava all’idea di andare, ma Filippo sapeva bene come farlo sentire in colpa. Erano quasi come fratelli: cresciuti insieme fin da piccoli. A scuola insieme. Senza contare le bravate che, sempre insieme, avevano combinato. Lui lo sapeva quanto l’amico ci tenesse: non se ne spiegava il motivo, ma era del tutto partito per quella ragazza.

“Non voglio cuori infranti sulla coscienza: ci vediamo alle nove da me.”

“Grazie!  Sapevo di poter contare su di te! ”

Non appena posata la cornetta, Mario maledì il suo buon cuore. O forse la propria incapacità di dire di no alle persone, in particolare a quelle care. Guardò il capannone che si stendeva ai piedi del suo ufficio: una tipografia che era cresciuta, grazie a lui, da un piccolo laboratorio artigianale fino a diventare un complesso industriale capace di attirare i clienti in un raggio di parecchie decine di chilometri.

Suo padre aveva aperto l’attività quasi quarantanni prima che Mario prendesse le redini dell’azienda; in quel mezzo secolo scarso, però, non aveva fatto altro che sopravvivere grazie alle commesse che i clienti storici avevano continuato ad affidare loro per tutto il tempo. Lui aveva voluto fare un salto di qualità: gli studi all’università gli avevano mostrato con chiarezza quali erano stati i limiti del padre; semplicemente, aveva deciso che era ora di superarli.

Il mercato va cavalcato, non subìto, pensò. Il mantra del suo professore di economia, mentore ed insegnante che lo aveva portato alla tesi, risuonò per l’ennesima volta nella sua testa. Quella tesi, nella quale si analizzava come uscire dalla palude in cui stagnava la ditta di suo padre, era stata solo il la. La nota fondamentale che, tornato a casa, aveva cominciato a far riverberare dappertutto facendo decollare il fatturato annuo. Con questa improvvisa esplosione Mario si era fatto molti amici negli ambienti bene, ed anche qualche nemico.

Tornò ad abbassare gli occhi sulla propria scrivania: pile ordinate di fogli ne occupavano una buona parte; davanti a lui una tastiera ed un monitor di computer che mostrava l’andamento delle vendite dell’ultimo trimestre. Allungò di nuovo la mano sul telefono per chiamare la persona nell’ufficio a fianco: con il frastuono delle stampanti offset e l’isolamento dei vetri era impossibile sperare di farsi sentire urlando. Aveva urgenza di finire il lavoro di oggi; la chiusura dei conti di giornata l’avrebbe sbrigata qualcun altro.

Una volta giunto a casa aveva fatto una cena molto leggera e poi si era andato a preparare: il genio della lampada, invece di avvisarlo, si approntava a spingerlo giù dal baratro. Si era pettinato e sbarbato in un modo del tutto insolito per lui. Aveva scelto con accuratezza i vestiti. Aveva persino indossato i gemelli, maledicendosi al contempo per essersi in maniera supina adeguato ai dettami di quelle persone che detestava.

Alle nove meno un quarto il campanello di casa aveva suonato. Prima di uscire, prendendo le chiavi della macchina dalla mensola nell’ingresso, si era fermato davanti allo specchio. Al di là del vetro lo stava guardando un giovane uomo nel pieno del suo fulgore: i capelli, corti e neri, avevano un taglio severo, quasi militare. La mascella volitiva denunciava che non era disposto a tirarsi indietro tanto facilmente; il fisico, asciutto e muscoloso, comunicava la cura di sé e l’attenzione al particolare. Nel guardarsi alzò un sopracciglio si disapprovazione e poi si sciolse in un sorriso: sembrava certo più un modello che non un promettente capitano d’industria. Stava ancora sorridendo quando il cancello d’ingresso si aprì ed apparve Filippo, con il volto ansioso di chi si presenta ad un esame.

***

La festa scivolò via senza per fortuna tediarlo troppo; Filippo era sparito fin da subito, per dare la caccia ad Adriana, e Mario era rimasto in disparte per la maggior parte del tempo in compagnia di diversi calici di prosecco e qualche pasticcino, con poca voglia di convenevoli.

Si era perso a guardare le torce piantate nel giardino; le fiammelle giocavano pigre con la brezza leggera.

“Una bella noia, no? ” Una voce di donna, alle sue spalle, lo richiamò al presente. “Ho visto che anche tu ti diverti un sacco, qui. Quasi come me.”

Mario si girò, finendo per incrociare gli occhi verdi della proprietaria della voce. Incorniciato da una cascata di boccoli rossi, il viso mostrava un sorriso radioso, accompagnato da due leggere fossette nascoste in un mare di lentiggini. La riconobbe immediatamente come Lucia, figlia di Giovanni Franceschi, attuale sindaco in carica e uomo politico più in vista della città. Dato che il padre non aveva mai goduto delle sue simpatie, viste le inclinazioni politiche, Mario la aveva sempre derubricata da carina a trasparente. Trovarsela davanti, così inaspettata, lo aveva lasciato privo di difese e senza un’idea ben chiara di cosa volesse dire. Ma soprattutto di cosa non volesse dire.

Le ore successive erano volate: Mario e Lucia avevano discusso di molti argomenti diversi solo per scoprire che si trovavano sulla stessa lunghezza d’onda. L’ampiezza crescente dei loro sorrisi era stato il sintomo più visibile delle affinità elettive che sembravano obbligare i due giovani ad avvicinarsi senza scampo.

Della festa scemò quieto il vociare
mentre la pendola le tre suonava

Filippo era sparito da ore; Mario guardò Lucia negli occhi e le chiese:

“Sembra che ormai siamo rimasti in pochi. Anche il mio amico è sparito.” Le sorrise fissandola, poi aggiunse: “Forse è meglio se andiamo anche noi.”

Lei gli sorrise di rimando, gli occhi luminosi di una promessa inespressa.

“Qui ormai il prosecco è bollente. Cosa ne dici di stappare una bottiglia da te? ”

***

Prima puntata del romanzo breve: “non Fermarti Prima della Spiaggia”

Annunci

5 pensieri riguardo “Nell’aria dolce della primavera

          1. Non mancherò senza dubbio, così che mi farebbe piacere che mi dessi qualche tuo feedback, se ti va e se hai tempo, su quello che scrivo io. Nel bene e nel male, ovviamente! Grazie

            Mi piace

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...