Il custode del giardino


Giovanni Franceschi era una potenza, in città. Sindaco da oltre dieci anni, al terzo mandato, era l’incarnazione della politica nel senso deteriore del termine. Soldi, potere ma soprattutto clientelismo. Attorno a lui era tessuta una torbida ragnatela di amicizie, favori e scambi che nessuno aveva il coraggio di toccare. Figurarsi di squarciare.

Al centro di quel vortice di intrighi, come una perla gettata nel fango, c’era sua figlia: Lucia. Adorata. Iperprotetta. Credeva di tenere a quella giovane ribelle molto più che a sé stesso, forse ancora di più che al potere e al rispetto che aveva saputo conquistarsi nella sua dura vita. Ma in realtà, dopo la morte della moglie, scomparsa senza dargli il figlio maschio che tanto desiderava, Lucia era diventata l’oggetto di ogni sua ambizione, il fulcro del suo desidero di veder sorgere accanto a sé un successore; un simulacro, plasmato a sua immagine, che perpetrasse la sua impronta indelebile nel mondo, raccogliendo dalle sue mani il testimone dello smisurato orgoglio che lo contraddistingueva.

Solo che un piccolo bastardo si era impuntato nell’idea di rubargliela. Ancora non si spiegava come Lucia avesse potuto trovare interessante uno squallido tipografo. Uno che si era appena sollevato due dita al di sopra della marmaglia e già aveva osato mettere gli occhi sul suo tesoro più prezioso.

Così fece convocare uno di quei personaggi di cui era solito servirsi in simili occasioni. Uno dei ragazzi, come li chiamava lui. Esperto nel farsi gli affari degli altri sia ascoltando i bene informati che con mezzi molto meno ortodossi, ma molto più persuasivi.

“Stammi a sentire bene: c’è un rompicoglioni che si è incaponito di avere quello che non può avere. Si crede tanto furbo, solo perché ha una laurea. È Mario Girotti, quello della tipografia. Allora, adesso tu segui lui e mia figlia quando se ne vanno in giro: se si azzarda a infilare una mano dove non deve rimpiangerà il giorno in cui è nato. Hai capito? ”

“Sì, Commendatore. Devo fare delle foto? ”

“No. Non t’azzardare, che poi non si sa mai dove vanno a finire. Guarda e riferisci: tanto basta. E poi dì ai ragazzi giù al circolo che spargano questa voce: tutti devono smettere di fare affari con i Girotti. Quella stamperia del cazzo non deve metter più fuori neanche un santino. Sono stato chiaro? ”

“Chiarissimo, Commendatore.”

“Bravo. E adesso, fuori dalle palle.”

Era la prima volta, nella vita, che aveva dovuto prendere una decisione del genere perché si era sentito in pericolo. Si accese un sigaro e guardò fuori dalla finestra: la distesa di tetti rossi diceva, neppure troppo simbolicamente, che la città era ai suoi piedi. Non sarebbero state le voglie di un ragazzotto a cambiare i suoi programmi. E neppure quelle di sua figlia.

***

Erano cinque minuti buoni che Mario fissava quell’ordine di stampa, senza che la sua mente si decidesse a mettere a fuoco le richieste del cliente. Il suo pensiero era rimasto fisso alla festa e al fatto che avesse incontrato Lucia. Da quella sera tutto l’universo sembrava aver preso un significato nuovo; tutto sembrava migliore. Persino più pulito.

Peccato solo che lei fosse la figlia di Franceschi. Già dopo i primi incontri Lucia aveva mostrato, senza volere, i piccoli, inequivocabili segnali che suo padre non fosse felice di questo cambiamento. Con l’aggravante del fatto che la persona che usciva con la figlia fosse proprio lui. Questo stato di desiderio e di negazione lo stavano rapidamente segnando: aveva bisogno di confrontarsi con un amico. Non certo Filippo, amico d’infanzia ma mai cresciuto veramente. La persona adatta era Andrea: se c’era una cosa che lo legava al suo amico poliziotto, era la lealtà che avevano l’uno per l’altro.

Nessuno dei due avrebbe saputo spiegare le ragioni che rendevano così incrollabile il senso di fiducia e confidenza reciproca che provavano. Si erano conosciuti quasi cinque anni prima, durante un viaggio in treno. In tre ore passate gomito a gomito i due ragazzi avevano scoperto, oltre al fatto di essere coetanei, di possedere una sorprendente sintonia e familiarità. Non si somigliavano affatto, né per carattere, né per estrazione sociale. Facevano vite talmente diverse da rendere ad entrambi molto difficile immaginare la giornata tipo dell’altro: eppure, l’avrebbero capito in fretta, era proprio quella distanza a renderli complementari e reciprocamente interessanti. Scesi dal treno si erano scambiati e-mail e numero di cellulare. Due sere dopo, scorrazzavano già insieme per locali, bevendo birra e abbordando ragazze, come due amici di vecchia data.

Così prese il telefono e compose il numero; solo all’idea di parlare un po’ con Andrea si sentiva già più sollevato: una bella serata in un pub lo avrebbe aiutato a chiarirsi le idee.

***

Andrea se n’era rimasto in silenzio quasi tutta la sera, ascoltando attentamente il racconto dell’amico. Aveva fatto poche domande, più che altro per verificare la consistenza del resoconto: l’abitudine del poliziotto aveva preso presto il sopravvento su tutto il resto. Al termine aveva scosso la testa, guardando il boccale di birra ormai vuoto. Infine, dopo un sospiro, aveva parlato:

“Io proprio non dovrei dirti niente…”

“E allora non dirmelo.”

“…ma Franceschi è implicato in giri poco puliti, diciamo.”

“Non è che tu mi stia raccontando una grande novità, sai?  Lo sanno tutti, in città.”

“Sì. Ma un conto sono i si dice e un conto sono le indagini di polizia. Mi sono spiegato? ”

“OK. Però Lucia cosa c’entra con tutto questo? ”

“Nulla. Che io sappia lei è completamente avulsa dai traffici del padre; per ora, almeno.”

“Ecco. Allora tu cosa faresti? ”

Andrea guardò l’amico con un’aria mista di compassione e canzonatura. Poi la seconda prese del tutto il sopravvento; così rise un po’ sotto i baffi e cominciò a declamare:

“Ah Romeo Romeo, perché sei tu, Romeo? ”

“Cos’è?  Mi prendi anche per i fondelli? ”

“Ma no dai, non prendertela. Non ti ho mai visto così. Così innamorato, voglio dire. E per chi perdi la testa?  Per la figlia di Franceschi. Non potevi mica scegliertene una più facile? ”

“Scegliertene… Come se fossi stato io, a scegliere. Me la sono trovata dentro; ed ormai era già troppo tardi.”

“Ma sentiti!  Sei proprio innamorato, non c’è niente da fare.” Andrea guardò l’amico sorridendo bonariamente. “Adesso provo a vedere cosa riesco a sapere facendo qualche indagine per voci di corridoio. Tu, però, fammi una cortesia: fin quando non riesco a saperne di più cerca di stare attento. Evita di farti vedere troppo in giro con lei: certa gente mal sopporta intrusioni in famiglia. Hai capito bene?  In famiglia.”

La sottolineatura lasciò Mario con un vago senso di inquietudine. Si era seduto al pub sperando che l’amico gli risolvesse i problemi, invece ora capiva che le cose erano anche peggiori di quanto avesse immaginato.

“Va bene. Cercherò di stare attento.”

***

“Mario, come mai è spenta la linea 2? ”

“Perché non c’è niente da stampare, oggi, papà.”

“Come sarebbe a dire? ”

“Sarebbe a dire che non abbiamo avuto ordini e non c’è da stampare. Sembra che siano diventati tutti muti: sono due settimane che gli ordini arrivano con il contagocce.”

“Ai miei tempi non era mai successa una cosa così. E adesso? ”

“Adesso niente!  Aspettiamo, magari è solo un periodo. La crisi morde tutti, no?  Poi, se continua così, bisognerà cercare di capire cosa fare. Forse è ora di fare qualche investimento nuovo.”

“Ancora altri investimenti?  Abbiamo speso un sacco di quattrini per queste nuove macchine. E non abbiamo ancora finito di pagarle. Bisognerà pensarci bene, prima di spendere altri soldi.”

Mario aveva evitato di ribattere, per amor di pace. Le cose però non si erano sistemate. Anzi, avevano continuato a peggiorare, rendendo suo padre sempre più nervoso. Fino al giorno in cui, senza dire nulla al figlio, prese la decisione di andare a chiedere aiuto. Da chi andare, se non dalla persona più potente della città?

Così aveva preso appuntamento presso il signor Sindaco; dopo una mezz’ora di anticamera, finalmente lo avevano fatto entrare in quell’ufficio con vista sulla città. Un ufficio colmo di mobili antichi e quadri moderni.

“Buongiorno, signor Girotti. Si accomodi, la prego. In cosa posso aiutarla? ”

“Buongiorno signor Sindaco. Mi scusi se la disturbo, ma ci sarebbe una situazione della quale vorrei metterla al corrente, perché forse lei è in grado di darmi un consiglio.”

“Mi dica pure.”

“Per un qualche motivo, da oltre un mese a questa parte non abbiamo più avuto ordini in tipografia.”

“Ah, mi dispiace molto. Forse la crisi…”

“Non credo che sia questo il motivo. Non c’è stato nessun segno premonitore: solo hanno smesso di arrivare gli ordini. Così: dall’oggi al domani.”

“Ma che strano! ”

“Il fatto è, vede, che però gli operai li dobbiamo pagare lo stesso. I macchinari sono in leasing: il canone va pagato comunque. E noi ci stiamo trovando in grosse difficoltà. Le banche si rifiutano di anticipare liquidità, in questo momento.”

“Già: i richiami dei banchieri centrali sono disattesi puntualmente.”

“Ecco, io pensavo che magari potesse mettere una buona parola con la locale cassa di risparmio. Lei sa che, nel mio piccolo, l’ho sempre sostenuta nel suo percorso politico…”

“Ma certo, signor Girotti. Non si preoccupi, vedrò cosa posso fare. Non appena avrò notizie per lei, mi farò vivo sicuramente. Ha fatto bene a venirmene a parlare.” Il signor Sindaco si zittì di colpo, poi, con tono mellifluo, aggiunse: “Mi scusi se cambio discorso per affrontare una questione più privata.”

Franceschi nel dire quelle parole si alzò dalla sua poltrona e si mise a sedere su di un angolo della scrivania di fianco al padre di Mario. Così, lui in piedi e l’altro seduto, da sovrastarlo anche fisicamente, se mai ce ne fosse stato bisogno.

“Dica pure, signor Sindaco.” La voce tremante aveva già comunicato a Franceschi la bontà della sua manovra.

“Sa se suo figlio abbia una nuova fidanzata? ”

“Come mai questa domanda? ” Il quesito inatteso aveva spiazzato il padre di Mario; dato però che Franceschi non sembrava avere nessuna intenzione di rispondere a propria volta, si sentì in obbligo di continuare: “Non che io sappia, comunque. Lui è sempre piuttosto riservato, in questo campo. Anche se finora ha sempre più badato a divertirsi, che non ad avere una storia seria.”

“La ringrazio. È solo che mi sembrava di averlo visto ultimamente sempre con la stessa ragazza, e mi domandavo se avesse trovato quella giusta.”

“Mah, signor Sindaco, a me non ha detto nulla. Però penso che me ne sarei accorto, se fosse accaduto.”

Franceschi lo guardò con un grande sorriso stampato sulla bocca ma con gli occhi mortalmente seri di un cobra che sta per colpire.

Occhio di serpe che mira colpire
spira di drago che stritola carni

“Facciamo così. Inutile perdere altro tempo: se vuole chiamiamo subito il direttore della filiale. Tanto ha l’ufficio a due passi da qui.”

L’improvviso sguardo di Franceschi l’aveva spaventato; decise quindi di prendersi un po’ di tempo prima consegnarsi a quell’uomo:

“Forse ha ragione lei: la crisi morde tutti. Non voglio mettere fretta o disturbare nessuno. Quando potrà parlare con il direttore, allora vedremo cosa si potrà fare.” 

***

Leggi le altre puntate del romanzo breve: “non Fermarti Prima della Spiaggia”

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