(sospeso nel vuoto)


Mario spostò per l’ennesima volta le gambe, nel vano tentativo di trovare una sistemazione comoda all’interno del cubicolo dove era costretto. Il ronzio continuo del bimotore, che giungeva penetrante e per nulla attutito dentro la carlinga, gli ricordava più i film di Indiana Jones che un volo di linea.

Non erano mai stati veramente ricchi, lui e suo padre: ma fino a quel momento non aveva avuto la necessità di viaggiare con una compagnia low-cost, compiendo il ridicolo tentativo di comprimere le sue cose in un trolley striminzito, per evitare penali e spendere il meno possibile.

D’altronde Mario non aveva scelta. Tecnicamente non possedeva più il becco di un quattrino; anche per quel viaggio si era dovuto far anticipare un po’ di contante da Andrea. Il pensiero di quelle poche banconote stropicciate che gli riempivano il portafoglio gli annodò un groppo di angoscia al centro del petto. Dopo il rientro dei capitali imposto dalle banche, con il conseguente commissariamento dell’azienda portato a termine dal tribunale fallimentare con spudorata efficienza, si era trovato letteralmente in mezzo ad una strada.

Malgrado tutto, non poteva fare a meno di stupirsi di come fosse potuto accadere in così poche settimane, per di più nei mesi estivi, quando dagli uffici pubblici era impossibile ottenere persino un modulo!  Si rese conto, per la prima volta in vita sua, che stava sperimentando sulla propria pelle cosa significasse il potere, quello vero, in grado di modificare la realtà e fare a pezzi la vita delle persone.

Anche se ancora non riusciva ad avere un quadro completo della situazione, percepiva con chiarezza la presenza della mano invisibile di Giovanni Franceschi, che tirava i fili delle loro vite; una ragnatela in grado di sovvertire le regole, di incrinare i rapporti di fiducia e rispetto che avevano coltivato per tutta la vita. Capace di manipolare, plasmare e distruggere tutto, persino… persino l’amore.

Pensò a suo padre, che stretto nella morsa dell’angoscia aveva finito per chiedere aiuto proprio al loro persecutore. Ai suoi operai, alle loro famiglie sull’orlo del baratro. Rivide l’angoscia con cui lo guardavano, il girono del suo licenziamento, e quel vago senso di ostilità rabbiosa, che non esprimevano a parole ma era chiaro negli sguardi, nei commenti sussurrati a mezza bocca: perché i padroni, alla fine, han sempre colpa delle disgrazie anche quando finiscono per pagare di persona.

Mentre un cicalino fastidiosamente festoso annunciava la vendita di cibo-spazzatura, accompagnata da mirabolanti offerte promozionali, gli venne in mente Lucia. Se chiudeva gli occhi, poteva ancora scorgere il suo viso chiaro, appena visibile nel buio di un androne, quell’ultima volta che avevano provato a fare l’amore. Era così viva la sofferenza di quei gesti, un tempo spontanei e naturali, divenuti freddi e meccanici, privi di tutta la loro magia, come un giardino di fiori finti.

Il dolore lo spinse verso il dormiveglia, malgrado il fastidio dell’aria condizionata, un getto sgraziato di gelo secco che asciugava la bocca e che, più tardi, gli avrebbe stretto i muscoli del collo in una morsa di contratto dolore. Alla fine si assopì, un sonno breve e agitato, popolato di visioni, né sogni né ricordi, in cui Lucia lo aggrediva nuovamente, come quell’ultima volta in cui si erano rivisti dopo il suo licenziamento.

Lui le rinfacciava la situazione, incolpando suo padre, e lei gli urlava contro e lo derideva, accusandolo di essere soltanto un giovane arrogante, imprudente e avventato. Gli diceva che suo padre li avrebbe sistemati per bene, a lui e alla sua famiglia, che non era finita, non era finita, non era finita…

Si svegliò di colpo. L’aereo stava vibrando ed era scosso da violenti sobbalzi, in preda ad una serie di turbolenze e vuoti d’aria.

Per un attimo, l’assurdo pensiero di un attentato gli attraversò la mente, vivido e improvviso come un lampo di puro panico. Poi il carrello toccò terra, lo stridore delle gomme si mescolò con gli applausi e i gridolini di gioia degli altri passeggeri.

Mario era arrivato.

***

Leggi le altre puntate del romanzo breve: “non Fermarti Prima della Spiaggia”

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