Risali la corrente


Due passi aiutano sempre a schiarirsi le idee. Mario lo sapeva bene e si era tenuto un’oretta libera per passeggiare nel parco; il cielo azzurro, striato da grandi cirri candidi, era lo sfondo ideale per le esplosioni gialle e rosse delle foglie degli alberi. Il suo corpo era ancora dolorante per le ultime vicissitudini e muoversi l’avrebbe aiutato a recuperare più velocemente; inoltre voleva staccare la mente dal problema che lo stava attanagliando negli ultimi giorni. Bisognava lasciare che il cervello trovasse da solo, senza l’assillo di un pensiero cosciente, le relazioni tra i fatti: lui sentiva che c’era un’evidenza, nascosta in un particolare, che avrebbe reso tutto ovvio. Bisognava solo trovarla.

Suo padre aveva passato l’ultima settimana a raccogliere tutte le carte possibili che dimostrassero i rapporti intercorsi tra lui e la banca. Oltre a questo, aveva scritto un memoriale nel quale tracciava tutti i rapporti avuti con Franceschi e per i quali non c’era documentazione, ma solo tracce: telefonate, visite al suo ufficio e così via. Infine, nel memoriale aveva anche trascritto l’argomento di discussione e tutti i particolari che fosse riuscito a ricordare, per quanto insignificanti potessero sembrare.

Aveva allertato lo studio Liberatori che da sempre li aveva seguiti, certo che non avesse legami con Franceschi; le ricerche di Andrea avevano comunque confermato velocemente le sue impressioni sui legali. L’avvocato li avrebbe aiutati a smascherare quei furbacchioni della banca. Li ricordava bene, tutti in parata con i loro avvocati: giurò che avrebbero rimpianto amaramente quella scelta.

Dopo un paio di chilometri, mentre era intento ad osservare un merlo, la sua mente cominciò finalmente ad imboccare la via giusta: c’era qualcosa di strano nella maniera in cui si erano gonfiati gli interessi. C’erano state molte spese, ed era cresciuto anche il capitale. Nondimeno, gli interessi si erano gonfiati in modo anomalo. Di colpo gli sovvenne una di quelle nozioni universitarie che nella vita poi si tendono ad accantonare: era un nome strano, che iniziava per “A”.

Se lo sentiva lì, sulla punta della lingua. Aveva a che fare con il calcolo degli interessi ed era sempre stato illegale; solo che le banche avevano continuato imperterrite ad applicarlo ed erano servite fior di leggi per farle smettere, ma soprattutto per salvarle dalle cifre che avrebbero dovuto risarcire.

Ecco qual’era, il termine. La manata sulla fronte che si era dato all’atto di ricordarlo aveva spaventato il merlo, che volò via in un frullar d’ali. Anatocismo: il calcolo degli interessi sugli interessi. Bisognava riprendere in mano gli estratti conto e le comunicazioni e poi spulciarle fino a comprendere che razza di calcoli avesse fatto la banca. Avevano fatto male a fidarsi: il fatto che spedissero su carta intestata non li rendeva meno filibustieri dello strozzino dei bassifondi. Ormai ringalluzzito dall’aver trovato uno spiraglio, Mario si voltò e si incamminò di buona lena verso casa. Non vedeva l’ora di rientrare e mettere le mani sulle carte.

***

Lo studio dell’avvocato Liberatori era austero: tutto mogani e legni antichi, comunicava fin dal primo sguardo che quello era lo studio di famiglia da tre generazioni e che la Legge, con la elle maiuscola, avrebbe trovato lì piena applicazione per dare soddisfazione a chi avesse ricevuto un torto. Ad entrambi i lati della vecchia scrivania si trovavano le due generazioni che si stavano passando il testimone: da un lato il vecchio avvocato Liberatori e suo figlio, che stava prendendo le sorti dello studio, e dall’altra Mario e suo padre.

“Vede, signor Girotti” stava dicendo Liberatori il vecchio al padre di Mario, “le carte che ci ha consegnato sono piuttosto eloquenti. Per scrupolo le abbiamo fatte valutare anche da un organismo indipendente, che ha raggiunto risultati imprevisti anche da noi: la banca ha applicato interessi e more non dovute per oltre 150.000 euro. Questo significa che saranno tenuti a versarvi questa somma, sulla quale saremo più precisi nel momento in cui ci daranno i calcoli finali.”

Mario ed il padre si guardarono. Era una somma quasi spropositata, per la situazione finanziaria attuale; avrebbero potuto risolvere un bel po’ di grane e ripartire subito, posto che il tribunale fosse stato veloce nella sentenza tanto quanto lo era stato per il commissariamento. L’avvocato continuò:

“Ma la cosa più incredibile è che gli interessi applicati erano già molto alti. Troppo alti: al limite del tasso di usura, così come definito dalla Banca d’Italia. Sommando a questi gli effetti dell’anatocismo e delle more non dovute, si supera abbondantemente questo limite. La cosa fondamentale, in questo caso, è che il reato cambia specie: per l’anatocismo siamo nel civile, superando il tasso di usura sconfiniamo nel penale. Questo significa un processo forse un po’ più agevole per voi e l’obbligo di depositare una denuncia in Questura. Il funzionario che ha firmato le autorizzazioni si troverà una brutta gatta da pelare; per quanto ho avuto modo di vedere, il nostro uomo dovrebbe essere addirittura il direttore.”

“Bene!  Lo sapevo che non poteva finire così.” disse Mario a voce alta e sbattendo il pugno sul tavolo.

Gli altri tre lo guardarono impietriti, poi l’avvocato concluse: “Adesso lasciamo che i ragazzi finiscano di preparare le carte per la denuncia. Noi, se vuole, ci possiamo accomodare di là nel salottino: mia moglie ha preparato dell’ottimo rosolio che vorrei farle assaggiare…”

***

“E bravo il nostro supereroe.”

“È inutile che sfotti, caro mio. Lo sapevo che la legge mi avrebbe dato ragione: l’Italia sarà un paese strano, con tutti i difetti che vuoi, ma ci sono ben dei giudici a Roma.”

Andrea aveva staccato di un centimetro il telefono dall’orecchio: Mario era sovreccitato, come al solito, ed aveva finito per usare un tono fin troppo alto. Però era felice di vederlo così carico: ce ne sarebbe voluta di più di gente così, pensò.

“E adesso, Mario, cosa pensi di fare? ”

“Domani andremo a depositare la denuncia. E poi, mentre la giustizia fa il suo corso, pensavo di dare anche una corsia preferenziale all’azione.”

“Cioè?  In che guaio ti vuoi cacciare, adesso? ”

“Non preoccuparti: nessun guaio. Però volevo tornare a fare visita ad una bella ragazza.”

“Non fare il finto tombeur de fammes. Sei lì che muori dietro a Lucia: chiunque altra non avrebbe la minima possibilità.”

“È vero; però sono innamorato, mica cieco.”

“Sarà… e chi sarebbe, questo spreco di bellezza? ”

“La giornalista. Quella che mi ha intervistato.”

“Quella? ”

“Mi era sembrata molto affascinata da me e dalla mia storia. Perché non dovrei approfittarne un po? ”

“Sentilo, mister giustizia.”

“Non faccio mica nulla di male!  Solo che un paio di titoloni sul giornale magari servono da lubrificante, ecco. Giusto per andare via più lisci.”

“Stai solo attento a non scottarti: i giornali, ma soprattutto i giornalisti, devono essere maneggiati con molta cura.”

“Lo so: ho visto già cos’è successo quest’estate. Però qualche articolo che metta sotto pressione la banca ed il direttore penso di poterlo anche fare. Sempre facendo attenzione a non diffamare…”

“Così mi piaci: facendo attenzione. Senti, io adesso devo proprio andare. Mi raccomando: tienimi informato! ”

“OK capo.”

“Ma vaff…” Andrea chiuse la comunicazione a metà del saluto finale. Mario sorrise e poi infilò il telefono in tasca.

***

Terremoto alla Cassa di Risparmio

dalla prima – Dopo le recenti rivelazioni di questo giornale, ed in seguito all’avviso di garanzia per Ernesto Totti, direttore della sede centrale, anche il Presidente della Fondazione Pierpaolo Serbelloni Mazzanti ha rassegnato dimissioni irrevocabili. “Lascio perché la magistratura possa svolgere il proprio compito senza interferenze di nessun tipo. Sono sempre stato uomo delle istituzioni e lascio certo di non aver commesso nessun crimine.

alzati eroe, pugna per la vita
la nuova spada affilare dovrai

Mario lesse soddisfatto il giornale. Poi lo ripiegò, con calma. Adesso che anche questo era fatto, bisognava passare alla fase successiva.

Nella sua lista mentale ripassò i tre punti che si era prefissato come obbiettivi: il primo riguardava la vendetta verso Franceschi e verso la banca. Avevano commesso uno sbaglio, pensando di affossarlo con i debiti. Soprattutto pensando che bastasse questo per toglierlo di mezzo. Ora stavano scoprendo che le cose non erano semplici come avrebbero potuto sembrare.

Al secondo posto c’era il lavoro. Nonostante la notorietà dell’azione a Favignana, nonostante la ribalta dell’azione contro la banca, lui si ritrovava ancora disoccupato. Come aveva già anticipato ai giornali, aveva in mente una idea ben precisa: voleva far nascere una ditta avveniristica. Aveva lavorato a lungo con prodotti materiali: carta, inchiostri, prodotti fotografici. Adesso era ora di saltare la barricata e lavorare sulle idee: voleva essere lui a condurre le danze. D’ora in avanti non sarebbe più stato compito suo pensare come trasformare una idea brillante in un oggetto che la gente potesse tenere in mano.

Per ultima veniva lei. Lucia. Ultima solo perché così avrebbe potuto continuare ad assaporarne in bocca il dolce sapore del nome, senza l’obbligo di doversi spostare ad un punto successivo. Averla rivista gli aveva reso evidente quanto lei fosse importante per lui. Non c’erano santi: avrebbe dovuto averla. Era certo che anche lei vivesse gli stessi sentimenti; ancora una volta, il padre avrebbe dovuto capitolare.

il petto apri, mostra il tuo cuore
amore ricovera presso di te

Mario sospirò. Non aveva ancora vinto la prima battaglia e stava già cominciando a sentire il peso di tutta la guerra.

***

Leggi le altre puntate del romanzo breve: “non Fermarti Prima della Spiaggia”

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