Mi sto sanguinando


Perché lo scrivo? Al fine di ricordare, naturalmente, ma esattamente che cosa era che volevo ricordare? Quanto di tutto ciò è realmente accaduto? Forse niente? Perché mai tengo un notes? È facile ingannare se stessi. L’impulso a scrivere le cose è compulsivo, inspiegabile per chi non lo condivida, utile solo accidentalmente, solo secondariamente, e solo nel modo in cui la compulsione tenta di giustificarsi. Suppongo che cominci oppure no nella culla. Sebbene mi senta obbligato a scrivere le cose da quando avevo cinque anni, dubito che mia figlia lo sarà mai, perché lei è una bambina benedetta che accetta, felice, la vita esattamente come le si presenta, senza paura di andare a dormire e senza paura di svegliarsi. I custodi di notes privati sono una razza completamente diversa, solitari e rimuginatori di cose, malcontenti ansiosi, bambini afflitti apparentemente alla nascita con un certo presentimento di perdita.

“Tenere un notes” Joan Didion, da Slouching Towards Bethlehem. Leggi qui l’originale.

Sangue. Sono gocce di sangue che escono dalle mie dita e inzuppano questa specie di garza bianca che è stesa davanti a me; le osservo, quasi con distacco, come se non mi appartenessero. Eppure sono io: non c’è altra sostanza che sia più “me” di questo liquido denso che proviene dal mio cuore.

Tuttavia sono stato proprio io che l’ho deciso. Non è stato un caso, oppure un accidente — o un incidente — qualsiasi. Sono io che l’ho stabilito, io che l’ho voluto. Nessuno che mi abbia obbligato. Cerco di ripensare al momento in cui ho preso questa decisione, ma mi pare che sia sempre stata lì, nella mia testa, rintanata in un qualche angolino mentre attendeva quietamente che giungesse la sua ora. Così ho convissuto con il mio malessere che saliva, ogni giorno di più, come un grande fiume in piena le cui acque montano fino ad esondare e a  spazzare via tutto quanto. In quel momento, travolto dal male nero cresciuto dentro me, non ho potuto fare altro che abbracciare quella piccola idea nella mia testa, unica ancora di salvezza che mi fosse rimasta. D’altra parte nel medioevo lo facevano sempre, quando qualcuno stava male: la teoria degli umori imponeva la ricerca dell’equilibrio e così i cerusici inventavano sistemi più o meno improbabili per estrarre sangue dai loro pazienti.

Allora sono diventato medico di me stesso: c’è un groviglio dentro di me, un nodo amaro che devo sciogliere prima che mi trascini del tutto giù. Mi sento come un naufrago, aggrappato a nulla e con la zavorra nel petto. La voglia di vivere mi spinge a nuotare, ma le forze sono scarse e la tentazione di lasciare che l’acqua faccia il suo dovere è quasi irresistibile.

Ho un modo solo per salvarmi; un solo salvagente a portata di mano. Espellere la zavorra. Buttare fuori tutto quello che mi affonda. Ho cominciato, titubante, lasciando dietro di me le cose che sembravano le meno importanti. Peccato che fossero proprio quelle meno pesanti. Però ci si abitua, a spogliarsi di cose che sembravano irrinunciabili, persino imprescindibili; così, a mano a mano, ho lasciato andare pezzi sempre più fondamentali e sempre più pesanti. Ma io sono diventato sempre più leggero: galleggiare non è più così fatica, ormai. Mi sento leggero e mi sembra quasi di volare sull’acqua. Mi sono svuotato: ho aperto le mie vene ed ho lasciato che uscisse tutto quello che non serve.

***

Sono qui, solo, con una penna in mano davanti ad un foglio bianco del mio notes. Mi sto sanguinando: le parole escono dalle dita per finire sul foglio, nella speranza di salvarmi. O di salvare chiunque voglia leggere queste righe.

***

Leggi tutti i Saggi sulla Scrittura.

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3 pensieri riguardo “Mi sto sanguinando

  1. ciao Michele
    nel blog Penna Blu differiamo solo per il numero 6! Chissà chi indovina…
    Scusa se scrivo qui ma non voglio influenzare (a scapito mio e….tuo) gli altri giurati 🙂

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    1. Davvero? Chissà come andrà…
      Per me il 6 è un uomo perché il finale è una cosa che ogni adolescente (maschio) fa o cerca di fare, ma che penso di solito non venga tanto condivisa.
      Comunque ogni volta che li rileggo cambio idea 🙂

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  2. si, anch’io….almeno sono incerta su alcune. Sul 6 hai ragione per il finale ma la scrittura è tanto densa (poca punteggiatura e molti particolari) che sembra femminea…;)
    Vediamo!

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