Anche le rovine andranno distrutte (parte 1)


Questo racconto si innesta nella distopia sviluppata da Spartaco Mencaroni tratta da un’idea di Alessandro Corradini. Tutti i dettagli li potete trovare qui:
http://spartacomencaroni.blogspot.it/search/label/distopiaconiglio1

La classe era composta da una ventina di bambini dai tratti orientali: la corporatura era minuta, con gli occhi a mandorla ed il naso un po’ schiacciato. Tratti tipici delle etnie russe, kazake, mongole e cinesi dalle quali discendevano; la maestra era seduta nel mezzo mentre interrogava.

L’aula era circolare: sebbene fosse inserita in una modernissima tensostruttura in vetroplastica, come tutto là, l’architettura si rifaceva alla tradizionale yurta, la tenda mongola della steppa.

— Chi di voi mi sa dire quando è nata la Colonia?

Una selva di manine si alzò mentre un disordinato richiamo di “Io! Io!” riempiva l’aria.

— Ivan?
— 250 anni fa.
— Olga, perché nacque la Colonia?
— Perché il mondo era in crisi.
— Ma perché era in crisi, Xiao-bo?
— Perché si usavano i soldi e tutti volevano più di quello che potevano avere.
— Si dice: “avrebbero potuto”, Xiao-bo. Esatto, bambini: i nostri avi si stancarono e si resero conto che non si sarebbe potuto continuare per sempre così. Decisero di creare la colonia per…

Il coro questa volta fu unanime:

— Creare il migliore dei mondi possibili!

***

“La Colonia: il migliore dei mondi possibili” era lo slogan che martellava tutti, ogni giorno. Più di due secoli prima alcuni oligarchi russi e cinesi avevano deciso che il mondo com’era stato sperimentato per 5000 anni non poteva continuare ad esistere. Unirono i loro patrimoni e comperarono vaste aree disabitate del Kazakistan per fondare una piccola colonia basata sulla tecnologia più avanzata che l’epoca mettesse a disposizione. Un piccolo nucleo autosufficiente, che non necessitava dall’esterno né di acqua, né di energia. Dato che le risorse là erano piuttosto limitate, lo sviluppo tecnologico fu subito indirizzato verso quello che si poteva ottenere in loco: vennero così prodotti diversi materiali plastici di derivazione vegetale che avevano sostituito, in gran parte degli usi, i metalli come ferro, acciaio, alluminio.

La Colonia era cresciuta come una piccola bolla: un’oasi di pace e benessere in un mondo che, dopo aver sprecato l’inimmaginabile, era finito precipitando in un buio periodo di barbarie. Non che gli antichi segni di potenza fossero spariti: qualche nazione era ancora abbastanza forte per potersi permettere comportamenti aggressivi. La fame è una cattiva consigliera, sia nel caso brontoli lo stomaco quanto nel caso di una fame più sottile, ma più pericolosa, come la brama di potere e ricchezza. Lo sapevano bene due uomini , uno giovane ed uno più anziano, chiusi in una stanza spoglia, mentre discutevano attorno all’unico tavolo. Il ragazzo, che stava cercando di comprendere meglio cosa stesse succedendo al mondo, stava interrogando l’uomo, che pazientemente si prestava a rispondere.

— E così tu credi che lo faranno?
— Ma certo. Perché non dovrebbero?
— Perché è stupido, ad esempio. Non hanno imparato dunque nulla dalla storia?
— In tutta evidenza, no: sai bene quanto me che chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. Purtroppo hanno delegato ad un computer il loro governo. Questo è stato il loro vantaggio, ed ora sarà il loro problema. Una macchina è efficiente, ma non ha fantasia; non risolve i problemi con eleganza, ma li stronca alla radice. Il che a volte è una buona idea, ma più spesso non lo è.
— Eppure avevano cominciato anche meglio di noi…
— È vero: gli australi avevano intessuto buoni rapporti con tutto l’emisfero sud quando noi, invece abbiamo fatto cattivo uso della diplomazia e siamo stati costretti a combattere.
— Costretti?
— Purtroppo.
— Ma i regni Nippo-Continentali ci attaccarono. Volevano distruggere i nostri centri di calcolo!
— E ci siamo salvati per miracolo. Abbiamo combattuto. Abbiamo perso uomini e risorse. Un costo ed uno spreco inaccettabili: spero solo che la Rete di Luci della Colonia del Sud lo capisca prima che sia troppo tardi.
— Ed in cosa avremmo sbagliato, secondo te?
— La diplomazia è un’arma potente. Pensa: quando qualcuno vuole prenderti qualcosa come reagisci, tu? Lo prendi a pugni in faccia?
— Certo che no! Chiamo qualcuno della sicurezza… Ma questo cosa c’entra?
— Che noi avremmo dovuto fare lo stesso, invece di accettare le provocazioni dei Nippo-Continentali.
— In che modo?
— Facendo presente alle altre nazioni confinanti che permettere all’Imperatore di impossessarsi della nostra tecnologia, avrebbe messo in condizione gli stessi Nippo-Continentali di attaccarli: si sarebbero trovati in men che non si dica le armate orientali alle loro porte, armate e  pasciute con quanto avrebbero potuto prendere qui. Gli altri sarebbero stati la nostra sicurezza. Invece di cercare l’equilibrio, però, abbiamo cercato la prova di forza.
— Capisco… ed ora?
— Ora gli australi cercheranno la loro prova di forza. Il che non sarebbe un problema, se non fosse che il pianeta è uno, e ci siamo anche noi.
— Vuoi dire che ci attaccheranno?
— È inevitabile: loro spazzeranno via il Sud del mondo. Il loro esercito non ha rivali, sotto l’equatore. Dopodiché avranno un solo ostacolo che gli impedirà di gestire in autonomia le risorse rimanenti: noi.

Annunci

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...