Anche le rovine andranno distrutte (parte 3)


Questo racconto si innesta nella distopia sviluppata da Spartaco Mencaroni tratta da un’idea di Alessandro Corradini. Tutti i dettagli li potete trovare qui:
http://spartacomencaroni.blogspot.it/search/label/distopiaconiglio1

Un uomo, solo, in una stanza spoglia, il cui progetto era giunto al punto critico. Lui aveva capito, prima di tutti gli altri, che la situazione sarebbe degenerata; che le soluzioni immaginate dalle Colonie non avrebbero portato i risultati sperati. Sapeva che correggere questo errore sarebbe costato molte vite, ma non c’era altra scelta: era giunto il momento di fare ciò che andava fatto. In piedi, davanti alla finestra, osservava il panorama steso davanti a sé: al di là delle strutture in vetroplastica, sullo sfondo, le montagne della steppa facevano bella mostra sotto l’ombra cangiante proiettata dalle nubi che correvano nel cielo. Una visione bucolica e rilassante che però osservava senza vedere: la sua mente era tutta tesa nella valutazione delle pessime notizie provenienti dall’emisfero sud. Gli australi, guidati da quella specie di supercomputer che era la Rete di Luci, avevano scatenato l’inferno, decimando la popolazione al di sotto dell’equatore. Il calcolo era evidente: quello era il modo più veloce e meno costoso di obbligare la fetta di umanità che ricadeva sotto il loro potere a ridurre i consumi. In questo modo avevano riportato le proiezioni per il prossimo secolo entro un piano di rientro accettabile sull’uso intensivo dei terreni agricoli e le produzioni di inquinanti. L’emisfero nord si era salvato solo perché militarmente più forte, nonché sotto l’egida della Colonia boreale: in un qualche modo sembrava che i Luciconnessi si aspettassero una reazione analoga da parte dei loro cugini stanziati nella steppa kazaka.

L’uomo decise che ormai era giunta l’ora di usare il proprio potere: la situazione stava precipitando e non c’era più tempo a disposizione. Guardò l’orologio: il ragazzo ormai avrebbe dovuto essere lì già da cinque minuti. Diede un profondo sospiro: sentì sulle proprie spalle tutto il peso degli anni, dei sotterfugi per non mostrare le proprie attività, ma soprattutto il peso della speranza che molti riponevano in lui; aveva bisogno di qualcuno, più giovane, che si facesse carico dello sforzo immane che ormai era richiesto. Come se avesse percepito il richiamo dell’uomo, il ragazzo bussò alla porta e, senza attendere la risposta, entrò.

— Ciao. Scusa il ritardo, ma sono passato alla sala operativa per avere notizie di prima mano.
— E allora?
— Un disastro! Hanno ucciso una grossa porzione della popolazione, stando bene attenti a preservare strutture e risorse per impiantare nuove colonie. Tutto l’emisfero sud è ormai sotto il loro controllo: i Regni Latino-Sudafricani non hanno neppure cercato di difendersi e sono caduti senza quasi sparare un colpo. Pensa che addirittura hanno usato contro la popolazione civile armi nucleari!

L’uomo lo guardò, inespressivo; il ragazzo sentì montare ancora di più la collera dentro di sé di fronte all’impassibilità del vecchio.

— Ebbene? Non dici nulla di una barbarie del genere?
— Non c’è nulla che io possa dire: ero al corrente di queste informazioni già da ieri. E comunque le nostre simulazioni, fatte più di un anno fa, davano quest’esito con una probabilità superiore al novanta per cento. Siamo pronti e abbiamo un piano: serve solo la persona giusta che guidi la Colonia fuori da questo incubo.
— Ah sì? E chi sarebbe questo nuovo messia? Tu?
— No: io sono vecchio e, agli occhi della gente, compromesso con il governo attuale. Serve una persona nuova, giovane, che rappresenti il futuro. Sarai tu a guidare la ribellione.
— IO?
— Tu. Ormai è deciso. È tutto programmato: ascolta bene cosa faremo…

***

Il terminale mobile del colonnello Zverkov vibrò sommessamente; l’uomo sbirciò il messaggio e poi spense velocemente il display.

— Ebbene, Andreij, ci sono novità?
— Signorsì, signor colonnello. La Rete di Luci ha mostrato un’attività del tutto anomala.
— Anomala?
— Il termine corretto è che ha disfunzionato: ci sono diversi nodi che hanno collassato, producendo lo shutdown di alcune aree critiche dell’infrastruttura di telecomunicazione.

Il colonnello guardò il pilota con aria di sufficienza; represse un sorriso di compatimento e disse:
— Il Comando Generale mi aveva avvisato del problema 12 ore fa. Gli australi stanno lavorando per riprendere il controllo ed hanno comunicato che risolveranno a breve il problema. Ora tocca a noi fare la nostra parte. Stiamo eseguendo un protocollo diverso e questi sono i suoi nuovi ordini: riporti la sua squadra di droni al terminal BLQ-42 e li faccia armare con armi tattiche da 20 megatoni.
— Ma quelle sono armi atomiche!
— Ha qualche problema, pilota di prima classe Andreij Ivanovic?
— Signornò, signor colonnello!
— Me lo auguro. Soprattutto per lei. Armi i droni e li diriga verso il Giappone: tra sei ore i regni Nippo-Continentali devono essere solo una brutta pagina di storia. Mi aspetto per domattina un rapporto completo sull’operazione; qualsiasi risultato al di sotto dell’ottimale, da parte sua, sarà considerato un fallimento. Buon lavoro, Andreij.

L’ufficiale girò i tacchi senza aspettare il saluto e sparì per il corridoio. I droni rossi erano già in formazione, nella parte alta della stratosfera, diretti a scaricare fotocamere e sensori e ad imbarcare armi atomiche. Andreij deglutì una volta. Cercò di non farsi trascinare dal pensiero di quello che stava per fare; poi deglutì ancora. Fu in quel momento che seppe che non sarebbe riuscito, per la prima volta nella sua vita, a compiere la missione che gli era stata assegnata.

Annunci

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...