Anche le rovine andranno distrutte (parte 5)


Questo racconto si innesta nella distopia sviluppata da Spartaco Mencaroni tratta da un’idea di Alessandro Corradini. Tutti i dettagli li potete trovare qui:
http://spartacomencaroni.blogspot.it/search/label/distopiaconiglio1

— Lo so, Andreij. L’ho sempre saputo che sei un ragazzo intelligente.

Il vecchio guardò l’uomo sulla sedia a rotelle con un sorriso soddisfatto: le cose stavano prendendo una piega migliore del previsto.

— Adesso prendi i tuoi droni e li fai decollare. I nostri stanno dando una mano ai ribelli a smantellare la Rete di Luci e tu li aiuterai: ci sono molte unità da battaglia australi che meritano il carico che porti. Bisogna dare ai ribelli del sud l’opportunità di cui hanno bisogno.

Andreij rimase interdetto: cosa significava tutto ciò? Si era aspettato di finire immediatamente davanti ad un plotone di esecuzione, ed invece era stato arruolato tra le fila dei ribelli prima ancora di capire che era in atto un doppio colpo di stato: le due Colonie avevano fatto il passo più lungo della gamba, evidentemente. Il governo al nord e la Rete di Luci al sud avevano programmato uno sterminio, ma il piano era stato scoperto ed ora bisognava impedire la distruzione di buona parte del genere umano. Per un attimo si chiese che razza di mondo sarebbe uscito dalla prima guerra civile mondiale che l’uomo fosse riuscito a combattere.

— Come posso dare una mano? Il computer non mi lascerà mai attaccare un bersaglio amico.
— Per questo sono qui, Andreij. Tieni: carica questa unità di memoria nel sistema.
— Cos’è?
— Un virus: ti permetterà di scollegarti dal server centrale. Da quel momento potrai comandare in autonomia la tua squadra; l’unico intralcio è che il sistema non ti riconoscerà più come amico. Sarà necessario quindi muoversi prima che le batterie contraeree facciano quello per cui sono programmate.
Un sorriso si dipinse sul volto del pilota.
— Non ce la faranno: devono ancora programmarlo, il computer che mi beccherà!

***

Non era stato possibile evitare di uccidere. Diversi reparti boreali avevano combattuto fino allo stremo, senza arrendersi. La gente, però, era stata dalla parte dei ribelli: la favola del “miglior mondo possibile” aveva attecchito in profondità, nell’anima del popolo della Colonia e nessuno era disposto ad un genocidio. Neppure per abbassare lo sfruttamento delle risorse.

Anche nella colonia australe la disconnessione della Rete di Luci era costata molte morti, che andavano aggiunte alle innumerevoli che erano state causate dall’attacco preventivo. Il vecchio sapeva che avevano raggiunto un grande risultato, ma il costo in vite umane era così spaventosamente grande che dubitava che si sarebbe mai liberato del senso di nausea causato da questa consapevolezza.

Il ragazzo lo guardava, cercando di intuirne i pensieri:
— Ebbene? Non sei soddisfatto?
— Come potrei? Abbiamo perso quasi un terzo di tutta la popolazione mondiale.
— Avrebbe potuto essere molto peggio…
— Le stime più ottimistiche parlavano di quasi la metà: è andata incredibilmente bene. Ma il pensiero mi distrugge comunque.

Anche l’uomo in sedia a rotelle guardava il vecchio, domandandosi cosa avrebbe fatto della sua vita a partire dal giorno successivo: non c’erano più droni da far volare. Che lavoro avrebbe mai potuto fare un pilota senza gambe? Però c’era un mondo nuovo, là fuori, e lui esigeva una risposta:

— Cosa faremo, adesso? Ricominceremo con l’economia di mercato? Oppure obbligheremo tutti al nostro stile di vita?
— No, Andreij. Le vecchie strade hanno fallito: è ora di trovare strade nuove.
— Quali?
— Anni fa, io ed altri con me, ci domandammo che futuro potessimo avere. Date le condizioni della Colonia e del mondo circostante, era chiaro che ne sarebbe nato un conflitto tra i “coloniali” ed il resto del mondo. Così decidemmo, in segreto, di trovare una terza via. In segreto perché, fin da subito, fu chiaro che i governi delle Colonie non avevano nessuna intenzione di lavorare per il bene dell’umanità, ma solo per il proprio potere personale. Così mettemmo a punto un piano, pronto a scattare in qualsiasi momento, per salvare quante più vite possibili e mettere fuori gioco chi comandava con l’obbiettivo di conquistare il mondo. Anche noi ci siamo chiesti quale sarebbe stata la soluzione giusta. Ma in questo caso la risposta è ovvia: noi abbiamo sviluppato tecnologie che permettono a gruppi numerosi di sopravvivere ad impatto zero. Abbiamo la capacità di sostenere la vita di intere città utilizzando e riutilizzando una quantità minima di risorse. Cosa vi dice, questo?

Il pilota ed il ragazzo si guardarono, senza che nessuno capisse dove voleva andare a parare il vecchio.

— Siamo pronti per lasciare la nostra vecchia, cara, madre Terra. Una Colonia, con un motore, è una perfetta nave spaziale generazionale. Siamo pronti a partire per colonizzare la galassia: abbiamo le tecnologie per farlo. Questo è il destino vero del genere umano. Avremo bisogno di giovani pronti a nuove sfide e di abili piloti che sappiano muoversi tra le stelle: accettate la sfida?
— Ma certo, colonnello Zverkov! — risposero all’unisono i due.

Il colonnello guardò fuori dalla finestra. Si vide riflesso nel vetro: un vecchio uomo, il cui progetto è andato in porto. Il pensiero di nuove generazioni di uomini tra le stelle mitigava, almeno in parte, il dolore: era certo che la vecchia Madre Terra sarebbe stata soddisfatta di vedere i propri figli farsi largo tra le stelle.

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