La guerra più vecchia del mondo


photo credit: nocas via photopin cc
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Ray Bradbury: How List-Making Can Boost Your Creativity

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/10/18/ray-bradbury-on-lists/

How to feel your way toward something honest, hidden under the trapdoor on the top of your skull.

***

Michele era un bel ragazzo, non c’è che dire. Biondo, con i capelli che scendevano in deliziosi boccoli sull’ovale delicato del volto ad incorniciare due occhi del colore del cielo in una limpida mattina di luglio. Il fisico asciutto, con i muscoli ben scolpiti sul petto e sugli addominali, lo avrebbero candidato ex officio come modello di Fidia. La penna, tra le dita delicate, guizzava sul foglio candido come la neve tracciando solo poche parole per ogni riga.

Lilly lo osservava imbronciata: proprio non riusciva a comprendere la passione di lui per le liste; studiò per lunghi minuti, scorrendone il volto con occhi vogliosi, la fronte corrugata dalla concentrazione e le fossette che sottolineavano il suo sorriso ogni volta che pescava dalla sua mente un nuovo punto da aggiungere sul proprio taccuino. Infine non resse oltre e sbottò:

— Io non ci credo.
— Prego?
— Non ci credo, ti dico.
Il sorriso divertito di Michele parve illuminare lo spazio attorno a loro come una lampada dalla quale viene tolto il velo che la copre.
— Non so davvero a cosa tu possa credere, Lilly. Ti conosco troppo bene per pensare che tu possa prestare fede a qualcosa. Però voglio stare al gioco: a cosa non credi?
— Alle tue liste.
— Eppure ormai dovresti sapere che sono utili.
— Sei come quelle persone che hanno sempre bisogno del suggeritore, incapaci di pensare con la propria testa e buone solo a seguire bovinamente le prescrizioni di un foglio.
— E tu, invece? Davvero pensi di essere superiore?
— Mai sentito parlare di intuito femminile?
— Ma certo: ed è proprio per quello che compilo le mie liste. Come potrei, altrimenti, continuare ad avere la meglio su di te e sui tuoi trucchi…
— Verrà il giorno in cui alla tua lista mancherà una riga. Quel giorno, finalmente, sarai mio senza scampo.
— Credo sia più prossimo il giorno in cui crolleranno le fondamenta del cielo.

Michele si fermò un istante, e subito dopo una nuova riga prese corpo sotto la lunga lista.

— Lo sai, Lilly, che non potrai mai avere potere su di me. Rimango sempre stupito dalla cieca fiducia che nutri in te stessa, nonostante tu sappia bene quanto me che il tuo desiderio è senza speranza di realizzazione.
— La tua certezza, caro Michele, sarà la tua rovina.
— E sia. Adesso, però, sono stanco di giocare.

Michele tacque, chiudendo gli occhi. Il volto si fece serio. Severo. Quando riaprì le palpebre la luce che emanava dalle pupille era dura e spietata e a Lilly corse un brivido diaccio lungo la spina dorsale. A mezza voce, come una litania, Michele recitava le righe della lista; ad ogni pausa, Lilly si sentiva sempre più mancare. Terminato di recitare l’elenco, però, Michele osservò Lilly mentre l’ombra del dubbio attraversava l’ovale del viso.

— Sei ancora qui? Dove ho sbagliato? Cosa manca alla lista?

Lilly alzò il volto sofferente: uno sguardo di sfida si mescolava con un ghigno di soddisfazione. Ma Michele si diede una gran pacca sulla fronte, finalmente rilassato. Aggiunse un’ultima riga alla lista, dicendo:

— Ma certo! Come ho potuto dimenticare l’ingrediente finale? E ti aspergo di acqua santa. Vade Retro!

Un lieve spruzzo, e Lilly scomparve. Michele si strofinò la punta di un’ala, con aria compiaciuta. Ripose la lista e scrutò lo spazio vuoto davanti a sé, con la compassione che aveva preso il posto dell’orgoglio. Scosse il capo e il frullo delle ali coprì le sue ultime due parole:

— Povero Diavolo.

***

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