La perfezione è nemica del bene


photo credit: orchard eyes via photopin cc
photo credit: orchard eyes via photopin cc

Anne Lamott: Writing and Why Perfectionism Kills Creativity

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/11/22/bird-by-bird-anne-lamott/

“Perfectionism is the voice of the oppressor, the enemy of the people. It will keep you cramped and insane your whole life.”

***

Gli anni di vita da solo avevano lasciato in Marco un segno evidente: invece di assumere una deriva sempre più approssimativa nella gestione della casa, come capita a quasi tutti gli uomini che non hanno trovato una compagna, lui aveva finito per diventare maniacale nel mantenere l’ordine a tutti i costi. Una governante tedesca non avrebbe saputo fare di meglio, posto che davvero esistano ancora le governanti e che quelle tedesche siano così precise ed infallibili nell’adempimento dei propri doveri. Qualche amico, scherzando, gli aveva fatto notare che all’università avrebbe potuto fare a meno di studiare, perché tanta pignoleria gli sarebbe comunque valsa la laurea in ingegneria honoris causa. Marco aveva riso allo scherzo, salvo considerare poi, nel silenzio e nella solitudine della sua cucina, che tutto quello sfoggio di umorismo in realtà era stato solo un indorare la pillola: data la situazione avrebbe dovuto abbandonare del tutto la speranza di trovarsi una ragazza, come avevano fatto gli altri, visto che la sua vita si era del tutto incancrenita nei suoi piccoli rituali, sempre uguali, che scandivano le giornate e dei quali ormai non poteva più fare a meno.

La sera doveva preparare la macchinetta del caffè, così che fosse pronta alla mattina appena sveglio: bastava accendere il gas e l’aroma che se ne spandeva subito per casa avrebbe detto “svegliati e muoviti” come neppure sua madre avrebbe saputo fare. Le file di piatti, sul lavello, dovevano essere ordinate per dimensione. I cestoni per la biancheria sporca dovevano essere riempiti per  tipologia: bianchi, neri, colorati e delicati, neanche la lavatrice avesse chiesto di effettuare una raccolta differenziata. Le scarpe dovevano essere ripulite e messe via appena rientrato in casa perché non spandessero terra o polvere neppure per sbaglio. Gli mancavano solo le pattine, ma a ragion veduta: utilizzando le ciabatte di spugna non era necessario un secondo orpello per difendere i pavimenti.

Il vero sancta sanctorum della casa, però, era la camera da letto: si era ostinatamente impuntato nel volerci un letto a due piazze sul quale lenzuola e copriletto avrebbero faticato a spiegazzarsi anche in quelle notti in cui avesse avuto il sonno più agitato. La mattina appena sveglio, infatti, per prima cosa ripianava immediatamente tutto quanto: neppure lui ne conosceva il motivo, ma non sopportava la vista di un letto che fosse meno che perfetto.

Quella sera, a ogni buon conto, era cominciata in modo diverso da tutte quelle che aveva vissuto fino ad allora: aveva suonato il telefono e, al di là, aveva sentito una voce calda ma con una nota stridente, come se avesse appena finito di piangere:
— Sono Vittoria, posso venire da te?

Lui aveva detto di sì senza pensare ma poi, riattaccato il telefono, la sua parte razionale aveva ricominciato a prendere il sopravvento ed a considerare se la casa fosse a posto, cosa avrebbe potuto volere e quanto rumore avrebbero potuto fare: Vittoria era una persona passionale e non lesinava certo scenate e urla, se fosse stata arrabbiata.

Da molti anni aveva sepolto il suo innamoramento per lei: l’aveva amata da ragazzo, prima che chiunque altro della compagnia la notasse ma senza che lei se ne fosse mai accorta. Poi lei si era messa insieme con il suo migliore amico e Marco aveva fatto un passo indietro. L’aveva aspettata fino al momento in cui il suo amico l’aveva mollata ufficialmente solo per cominciare un lungo periodo di tira e molla, nel quale aveva approfittato di lei ogni volta che non era riuscito a trovare qualcun’altra per passare la serata. In quei mesi Marco e Vittoria si erano avvicinati e lui era diventato il destinatario dei suoi grandi sfoghi; ma non era mai successo che lei gli chiedesse di andare a casa sua.

Nel giro di un quarto d’ora, però, tutti i dubbi vennero di colpo dimenticati: Vittoria era nell’ingresso e gli stava sorridendo. I capelli rossi, che scendevano vaporosi fino sulle fossette, gli occhi verde smeraldo e le lentiggini sul naso delicato avevano del tutto sopito la frenesia con la quale Marco cercava di stabilire se la casa fosse abbastanza ordinata. Ma soprattutto, quando lei lo aveva abbracciato con ancora nelle ciglia impigliata l’ultima lacrima, l’odore della sua pelle lo aveva mandato in tilt completamente. Senza neppure rendersene conto l’aveva seguita come se fosse lei la padrona di casa e lei si era infilata diritta in camera da letto. Come se fosse la cosa più naturale del mondo si era piazzata, tolta solo la giacca e senza neppure togliersi gli stivali, a gambe incrociate sul letto mentre gli raccontava con voce rotta le ultime malefatte che le era toccato di subire da “quello stronzo del tuo amico”. Marco aveva cercato di rimanere concentrato su di lei e su quello che stava raccontando, ma i suoi occhi erano scivolati sempre più spesso dalla scollatura alla minigonna, per finire alle suole che strisciavano sulle sue lenzuola bianche. Sulle lenzuola bianche!

Man mano che si sfogava lei era passata a pose sempre più rilassate, finendo per trovarsi mezza stesa, abbracciata al cuscino, a traverso del letto: lo guardava sorridente nella luce bassa e soffusa dell’unica abat-jour accesa. Le fossette continuavano a diventare sempre più profonde via via che il sorriso si allargava, ma gli occhi verdi rimanevano ostinatamente piantati in quelli di Marco:

— Dopo tanto tempo passato solo a parlare, forse faremmo bene a conoscerci meglio, no?

Vittoria aveva parlato sottovoce, con il tono di chi fa una domanda retorica. Contemporaneamente, con la punta dello stivale, aveva spostato l’angolo del lenzuolo con un movimento che aveva voluto dare l’impressione di essere casuale e che invece aveva preparato il letto per infilarcisi dentro.

— Ma certo, — aveva risposto Marco mentre, meccanicamente, le sue mani ripiegavano il lenzuolo nella corretta posizione d’ordinanza — anche se noi, in realtà, ci conosciamo già bene, credo.

Lui aveva risposto quasi soprapensiero, ancora ipnotizzato da quello stivale che aveva violato l’angolo del letto; però, confusamente, si era accorto che era successo qualcosa. Gli era parso di sentire un rumore di vetri infranti, come se qualcuno avesse preso a sassate una cristalleria. L’aveva guardata nel tentativo di capire: tutto era immobile eppure avrebbe potuto giurare che non c’era più la stessa luce, in quella camera. Dopo qualche minuto Vittoria aveva cominciato a sbadigliare e, subito dopo, lo aveva tanto ringraziato delle chiacchiere e se ne era tornata a casa.

Marco era rimasto dubbioso tutta notte; dopo aver cambiato le lenzuola se ne era andato a dormire, ma il sonno non era venuto: pur riconsiderando più volte gli eventi della serata, non riusciva a decidersi se avesse gettato al vento l’occasione della vita o se fosse tutto solo un parto della sua fantasia.

Era stato necessario il mattino, con la sua luce fredda e razionale, per avere una spiegazione. Dopo il caffè aveva finito di prepararsi per andare al lavoro; la risposta a tutti i suoi dubbi stava là, attaccata alla porta di casa, sotto forma di un post-it giallo e di una grafia femminile:

Il perfezionismo lascialo al lavoro, che a letto non serve!

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

Annunci

8 pensieri riguardo “La perfezione è nemica del bene

  1. L’ordine è la virtù dei mediocri, me lo diceva sempre la mia professoressa di latino delle medie quando mi strappava la pagina e mi faceva rifare tutto.

    Mi piace

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...