Mancanze


photo credit: quinn.anya via photopin cc

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Anaïs Nin: Why Emotional Excess is Essential to Writing and Creativity

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/09/03/anais-nin-on-emotion-and-writing/

“Something is always born of excess: great art was born of great terrors, great loneliness, great inhibitions, instabilities, and it always balances them.”

***

Nessuno può sapere quanto mi sentissi abbandonata. Non ne potevo più: ero stanca di piangere e di asciugarmi le lacrime da sola. Stanca di avere labbra screpolate perché nessuno le baciava. Occhi rossi che nessuno guardava. Capelli che nessuno accarezzava. Fianchi che nessuno cingeva. Il mio futuro si era ristretto fino a diventare un unico punto, coincidente con il mio presente. Poi, senza preavviso, era sparito anche quello, lasciandomi l’unica possibilità di specchiarmi nel  pozzo della mia anima.

Mi sono trovata naufraga nella mia stessa vita. Abbandonata in balia di me stessa. Fragile. Vuota. Spenta e nera come una notte di dicembre, quando le giornate continuano ad accorciarsi talmente tanto che l’idea del solstizio sembra solo una fantasia; la primavera null’altro che un lieto fine come quello di quelle belle favole che dovrebbero farti coraggio, quando la mamma spegne la luce della cameretta. Ma i mostri che abitavano sotto al letto erano più forti di tutto.

Fino al giorno in cui è davvero sorto il mio sole: ho incontrato lui. Mi ha vista con le gote rigate di lacrime e mi ha comperato un gelato. Poi mi ha abbracciata forte, stritolandomi il torace ma aggiustandomi il cuore. Mi ha ascoltata. Non ha mai urlato. Non ha detto che faccio schifo. Non ha detto che non combinerò mai niente di buono. Non ha detto che sono un disastro. Mi ha sorriso e mi ha detto che ero la cosa più bella che gli fosse capitata.

Come avrei potuto non innamorarmi di lui? Ha acceso la mia vita: ho aperto gli occhi e di colpo ho scoperto che non era tutto nero: il mio futuro era tornato ad aprirsi. All’inizio in bianco e nero come quando, prima dell’alba, le ombre della notte vengono scacciate dalla grigia luce dell’aurora e sembra di vivere in una vecchia fotografia sbiadita. Poi il suo amore è sorto del tutto ed ha gettato il suo bagliore su di me. Ho scoperto il verde della speranza e il rosso della passione; fino a quando un arcobaleno di sentimenti ha posato la sua quiete sulla mia anima dopo quella tempesta di delusioni, di paure, di frustrazioni che era stata la mia vita prima di conoscerlo.

Nutrito dalla sua presenza il mio amore si è ingrandito. È cresciuto sempre di più, fino al giorno in cui mi sono resa conto con disperazione che era diventato più grande di quello che provava per me. Quel giorno ho scoperto che le mie paure non era svanite, ma solo addormentate. E che adesso si erano destate, rese malevole dalla lunga astinenza.

L’ho tenuto d’occhio. All’inizio con discrezione, senza farmi notare. Ma non ho scoperto nulla e questo mi ha confermato che mi stava nascondendo qualcosa. Il fatto che lui avesse negato alle mie prime, timide domande, ha consolidato i miei sospetti. Quando ha cominciato a chiedermi cosa avessi e se avesse fatto lui qualcosa di sbagliato, i miei sospetti si sono tramutati in certezze. Non avrebbe dovuto trattarmi così.

Era il mio uomo: nessuna avrebbe dovuto osare di posare il proprio sguardo su di lui. E di certo lui non avrebbe dovuto distogliere lo sguardo da me. Perché continuare a negare sempre e comunque? È stato questo a condannarlo. A perderlo, alla fine. Ci avrei pensato io a fare in modo che non pensasse più alle altre. Di più: avrei fatto in modo che non pensasse a nessuna. Gli ho detto che se mi amava, avrebbe dovuto sedersi su quella sedia. Ma sapevo che avrei fatto bene a non fidarmi e ne ho avuta la prova quando l’ho bloccato con le manette.

Gridarmi che ero pazza e che avrei dovuto liberarlo non era la cosa giusta da fare. Ha sbagliato anche ad urlare ancora più forte quando ho tirato fuori il coltello. Eppure sapeva che nessuno avrebbe potuto sentirlo. Mi ha insultata quando ho cominciato a tagliare. Mi ha implorata mentre il sangue gli portava via le forze. Ma io volevo solo sentirmi dire che mi amava… e lui non l’ha detto. Così non ho potuto fermarmi e sono arrivata fino in fondo.

L’ho fatto a pezzi, ma adesso mi manca un sacco.

***

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2 thoughts on “Mancanze

  1. La seconda parte del racconto prende una piega inaspettata! Penso che l’idea sia molto buona e sarebbe interessante svilupparla in un racconto più lungo, in cui si conoscono meglio i personaggi, le loro motivazioni e il loro background.

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