Come passa il tempo


photo credit: TempusVolat via photopin cc

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Walter Benjamin: The Writer’s Technique in Thirteen Theses

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/04/15/the-writers-technique-in-thirteen-theses-walter-benjamin/

“The more circumspectly you delay writing down an idea, the more maturely developed it will be on surrendering itself.”

***

È proprio vero: figli piccoli pensieri piccoli, figli grandi pensieri grandi. Marco, il mio Marco, fino a ieri era il piccolo ometto sul quale riponevo tutte le speranze di genitore. Era lui ad illuminare la strada davanti a me: perché, diciamo la verità, io come uomo e come padre non sono stato certo irreprensibile. Lo so: fa impressione sentirlo dire così, almeno tanto quanto lascia a me l’amaro in bocca. Però è inutile nascondersi dietro a un dito: i miei scheletri nell’armadio li ho anche io.

Bisogna esser chiari su di un punto, comunque: anche se ho sbagliato, la famiglia è sempre stata il mio primo pensiero. Ma insomma, direte voi, cosa c’è che non va? È presto detto: da quando Marco è nato si è rotto qualcosa con mia moglie, sicché con sua madre dal punto di vista fisico, per così dire, le cose non sono più andate per il verso giusto. Se uso due termini diversi, moglie e madre, non è per ovviare ad una possibile ripetizione, ma proprio perché a me sono sembrate due persone diverse.

Con mia moglie c’era un’intesa incredibile e la camera da letto era la stanza più usata della casa. Ancor più che la cucina. Con sua madre, invece, le cose si sono esattamente ribaltate: lei è sempre in cucina perché, si sa, le madri italiane stravedono per nutrire i figli. Io, invece, ho trasferito tutto il mio carico di desideri dal letto al divano, passando le mie serate accoppiato con la televisione pur di riuscire a far passare il tempo.

Solo che, a furia di tubo catodico, tutto mi era venuto a noia. Stavo sprofondando sempre più, fino al giorno in cui venne ad abitare vicino a noi Angela. Lei era single: aveva sempre bisogno di qualcuno che le spostasse i pesi più grossi, che riparasse il rubinetto che perde, che cambiasse la lampadina bruciata. Di lavoretto in lavoretto, di chiacchiera in chiacchiera, è andata a finire che è nato qualcosa.

Avevamo entrambi dell’arretrato, se così si può dire, ed abbiamo finito per passare dalle parole ai fatti sfogando insieme le frustrazioni e le mancanze di una vita. La cosa è andata magnificamente per diversi anni: avendo trovato il sistema di acquietare i nostri istinti, avevamo trovato anche il modo di migliorare la qualità delle nostre vite. Ne avevano giovato le relazioni interpersonali per lei e il menage familiare per me. Tutto andava meravigliosamente bene. Intanto Marco è cresciuto: da bambino è diventato ragazzo e poi giovane uomo. Con Angela siamo sempre stati di famiglia, se così si può dire, e Marco era spesso a casa sua: un po’ per la playstation, un po’ per studiare, un po’ per…

Ecco: ad un certo punto non so più bene perché Marco fosse sempre da Angela invece di trovarsi con gli amici oppure di andare in cerca di una fidanzata. Così, l’altra sera, ho fatto il mio dovere di padre:

— Senti Marco ma tu, una ragazza…
— Una ragazza cosa?
— Ormai sei cresciuto. Sei maturato. Voglio dire, una morosa…
— E cosa me ne faccio di una ragazza?
— Quello che se ne fanno tutti i maschi della tua età: la corteggi, la porti al cinema…
— Papà…
— …poi, dopo il cinema…
—…?
— Insomma! Dopo il cinema la porti in un angolo scuro e la…
— PAPÀ!
— Tutto io ti devo dire?
— Non c’è bisogno che mi dici niente. Se proprio lo vuoi sapere non sono più vergine da un pezzo.
— Ah no?
— No.
— Eh, ma allora bisogna stare attenti…
— Si, papà, lo so. Il condom lo metto sempre.
— Il cosa?
— Il condom! Cappuccio… preservativo… com’è che lo chiamate voi vecchi?
— Ah! Bravo, ecco! E così anche tu, voglio dire…
— Sì, papà. Anche io. Cresco anche io, maturo, e mi trovo una donna che mi faccia diventare un uomo.
— Sì, esatto. Una brava figliola… E come si chiama, questa ragazza? Perché non me l’hai mai fatta conoscere?
— Ma tu la conosci.
— Dici sul serio? E chi è?
— Angela!

***

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