Le 13 regole di Benjamin sulla scrittura


Oggi vi presento le regole (quelle vere) di Benjamin sulla scrittura, inframmezzate dalle mie considerazioni. Anche questa volta non sono sempre d’accordo: d’altra parte scrivere è un’attività molto artigianale e, necessariamente, ognuno trova la propria via per ottenere il risultato finale.

***

  1. Quando intraprendi un lavoro importante sii indulgente con se stesso e, dopo aver completato una parte del lavoro, non negarti nulla a meno che non pregiudichi la fase successiva.
    L’autogratificazione è una grande risorsa (che personalmente sfrutto anche troppo): è la benzina che mantiene ben rifornito il serbatoio delle motivazioni. Questa regola per me vale nella vita e non solo nella scrittura e chi mi conosce potrebbe dire che questo ben spiega alcuni miei difetti…
  2. Parla di quello che hai scritto, con tutti i mezzi, ma non leggerne mentre il lavoro è in corso. Gratificarsi in questo modo rallenterà il tuo ritmo. Se seguirai questa regola, il desiderio crescente di comunicare diverrà alla fine un motore per il completamento.
    Nella scrittura di un testo corposo come un romanzo, rileggo spesso i capitoli precedenti per riprenderne il “respiro”. Nella vita reale invece non amo molto comunicare di cosa stia scrivendo e dico solo a pochi cosa ho scritto: questa regola non fa per me.
  3. Evita la mediocrità quotidiana. Il semi-relax oppure un tappeto sonoro da sala d’aspetto è degradante. D’altra parte, l’accompagnamento di un pezzo di musica classica o una cacofonia di voci può diventare significativo per il tuo lavoro quanto il silenzio percettibile della notte. Se quest’ultimo affina la percezione dell’orecchio interno, il primo agisce come una pietra di paragone per una dizione abbastanza ampia da seppellire anche i suoni più ribelli.
    Non sopporto di sentire suoni o rumori quando scrivo. Quand’ero all’università ero capace di studiare con la musica a tutto volume, mentre le mie dita mimavano l’uso di uno strumento musicale; passati molti diversi anni, sono molto meno elastico e per scrivere mi serve silenzio.
  4. Evita di usare cancelleria da poco. L’uso di determinati documenti, penne, inchiostri è benefica. Nessun lusso, ma l’abbondanza di certi strumenti è indispensabile.
    Una stilografica è una bella cosa ma, nell’era dei computer, che razza di regola è mai questa?
  5. Che nessun pensiero passi senza essere registrato, e fai in modo che il riserbo sul tuo notebook sia a livello dei servizi segreti.
    Notebook? Quale notebook? Quella sottiletta nera in camera è solo una scultura astratta…
  6. Tieni la penna lontana dall’ispirazione, nonostante ne sia attirata come da una calamita. Con più circospezione ritarderai nell’annotare un’idea, tanto migliore sarà l’arrendersi se stessa, perché si sarà maturata e sviluppata. Il discorso conquista il pensiero, ma la scrittura lo comanda.
    Nel momento dell’ispirazione io devo scrivere con il solo scopo di fissare l’idea; altrimenti è molto probabile che me ne dimentichi. Poi, va lavorata. In seguito, va lavorata ancora. Nel lavoro finale, l’ispirazione deve essere presente in dosi omeopatiche e questa, per me, è l’unica vera regola per scrivere almeno decentemente.
  7. Non smettere mai di scrivere perché sei a corto di idee. L’onore di dichiararsi scrittori impone che ci si stacchi solo in momenti designati (un pasto, un incontro) o al termine del lavoro.
    Nulla come la disciplina ed il ferreo lavoro sembrerà un raptus di pura ispirazione in chi legge: questo non è altro che un corollario della regola precedente.
  8. Riempi le lacune di ispirazione copiando ordinatamente ciò che hai già scritto. L’intuizione si risveglierà nel processo.
    Io rileggo: varrà lo stesso?
  9. Nulla dies sine linea [‘Nessun giorno senza una linea’].
    La scrittura è come la ginnastica: se non vuoi che ti faccia male, devi farla tutti i giorni.
  10. Non considerare una pagina perfetta, se non ci hai lavorato su almeno una volta dalla sera fino alla luce del giorno dopo.
    Una sola notte di lavoro? Troppo poco, caro mio, troppo poco…
  11. Non scrivere la conclusione di un lavoro a casa tua. Non troverai il coraggio necessario, lì.
    Io scrivo solo a casa. Mi toccherà di finire i miei romanzi come il Finnegan’s wake…
  12. Le fasi della composizione sono: idea – stile – scrittura. Il valore della bella copia si limita al fatto che nella sua scrittura l’attenzione è limitata alla calligrafia e all’ordine. L’idea uccide l’ispirazione, lo stile incatena l’idea, la scrittura ripaga lo stile.
    Ogni fase del lavoro cristallizza delle cose e le trascina dal mondo delle idee alla realtà: ogni passaggio ci allontana dal nostro ideale. Bisogna saperlo e rassegnarsi. Però la soddisfazione di vedere comunque il lavoro finito…
  13. L’opera è la maschera mortuaria del suo concepimento.
    Come sopra: capire questa cosa equivale a sapere quando sia il momento di smettere di lavorare ad un romanzo per consegnarlo nelle mani dei lettori.

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E voi? Cosa ne pensate?

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