L’ultimo Guardiano


photo credit: AlicePopkorn via photopin cc

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Tra poco l’universo finirà e io sarò l’unico responsabile di questa tragedia. Per la prima volta nella mia esistenza sarà l’egoismo a guidare una mia azione, ma la vita ormai per me non è più sostenibile; nell’istante in cui avrò chiuso le palpebre avrò violato l’Unica Regola, e smetterò di essere un Guardiano. Tornerò ad essere soltanto un uomo, ma questo non basterà più a sostenere l’esistenza della Realtà. Però il desiderio mi ha consumato e la forza d’animo, che mi permesso finora di reggere questo peso, è scemata fino a non essere più sufficiente.

La mia è una setta antica. Vecchia quanto il mondo. Da innumerevoli generazioni siamo i Guardiani: senza di noi nulla esisterebbe. Per la fisica e gli scienziati questa è una scoperta recente: detto pomposamente, non è possibile conoscere lo stato di un sistema senza effettuarne una misura. Esposto così non sembra indicare granché, ma le implicazioni sono pesantissime: ciò significa che la realtà non esiste, se nessuno la guarda. Lo stesso Einstein si era scandalizzato della scoperta, rifiutandosi di credere che il buon Dio giocasse a dadi con l’universo. Eppure, il Dio di questo continuum spaziotemporale è un gran burlone e si diverte a gettare i dadi in continuazione, se possibile facendoli finire in posti che a noi non è neppure dato di vedere.

C’è solo un sistema per evitare che bari, facendo finire tutti noi in un’unica, indistinta, nuvola di probabilità: guardare. Finché controlliamo – cioè, per dirla con gli scienziati, effettuiamo misure sul sistema – le funzioni d’onda probabilistiche collassano in uno degli stati possibili, costringendo le particelle a divenire reali. In buona sostanza le cose esistono perché le guardiamo. Dopo tutto, se chiudete gli occhi in una sera di luna piena, chi vi garantisce che la sorella della terra sia davvero ancora lassù? Così, per il bene di tutti gli uomini, noi ci siamo dati il cambio fin dall’inizio dei tempi per adempiere instancabilmente all’Unica Regola: scrutare l’universo. Ci siamo annichiliti per l’umanità. Ma non è facile trovare persone disposte a questi sacrifici, rinunciando per sempre alla propria vita perché gli altri possano vivere la loro.

I Guardiani, quindi, sono stati sempre meno fino a quando, molti anni fa, sono divenuto l’ultimo. Io sono il solo ormai a reggere le sorti del creato e a giocare la mortale partita a dadi che fa esistere tutto quanto. Ma non è questo che ha condannato le nostre esistenze: tutto sarebbe rimasto come l’abbiamo sempre conosciuto se non avessi incontrato Lei.

Mi domando se anche il destino sia controllato da quei dadi, oppure se la sorte sia stata solo imprevedibile e beffarda facendomela incontrare. Ah! Mai avevo veduto qualcosa di simile: le sue labbra stillano miele vergine, c’è miele e latte sotto la sua lingua e il profumo delle sue vesti è come il profumo del Libano. Mi ha stregato ed io sono in suo potere, facendo di me l’uomo più misero del creato: l’avrò perduta se proseguirò nella mia missione tanto quanto la perderei nel disfacimento di tutto quanto esiste, se trasgredissi l’Unica Regola.

Sono un uomo senza speranze, che non ha altro nel futuro che un amaro calice da bere.

Solo una cosa posso fare per averla: chiudere gli occhi. In quel breve attimo sospeso in cui tutto esisterà prima di sparire, come se mai fosse stato, io la potrò sognare. Avrò un unico istante in cui lei sarà mia, in cui potrà baciarmi con i baci della sua bocca e nel quale gusterò le sue tenerezze, più dolci del vino; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!

È giunta l’ora: chiudo gli occhi… E così, sia.

***

Questo post nasce da un gioco con Spartaco Mencaroni, che ha pubblicato una storia ispirata allo stesso tema, partendo da una riflessione relativa al determinismo e alla sua negazione portata dall’interpretazione classica della meccanica quantistica.
Einstein, a cui le cose indefinite non andavano a genio, non accettava affatto il concetto che lo stato di una particella o di un sistema potesse assumere contemporaneamente tutti i valori possibili, finché qualcuno non si prendesse la briga di misurarlo e “costringerlo” ad assumerne uno solo.
La sua frase “Dio non gioca a dadi con l’universo” ha proprio questo significato; peccato che a questo scetticismo Hawking abbia risposto con l’affermazione: “Non solo Dio gioca a dadi, ma li getta dove non possono essere visti”.

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5 thoughts on “L’ultimo Guardiano

    • Il fatto è che si discuteva dell’idea… “Scrivici un racconto”, “Ma no dai, fallo tu.” e così, per non scontentare nessuno, abbiamo finito per fare a gara, come al solito.
      Anche senza mettersi d’accordo, però, siamo finiti entrambi a parlare d’amore: e poi si dice che gli uomini non siano romantici! 😉

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