Triste, solitario y final


photo credit: madamepsychosis via photopin cc

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Ernest Hemingway : Writing, Knowledge, and the Danger of Ego

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/04/19/hemingway-on-writing/

“All bad writers are in love with the epic.”

***

Perdonami. Lo so, è un brutto gesto, ma ormai non posso più fare a meno di andare fino in fondo perché il tarlo mi ha roso per troppo tempo e io sono ormai suo schiavo. Avrei dovuto farlo prima di pensare di averti con me; adesso, dopo tutto, sembra solo un gesto un po’ vigliacco. E forse lo è anche, sebbene io ci abbia provato in tutti i modi. Solo Dio sa se non ci abbia provato: tutti i giorni mi ci sono messo d’impegno. Mi sono sforzato in ogni modo. Ero convinto che avremmo fatto grandi cose, insieme, e che tu potessi completarmi e rendermi infine un uomo vero.

Ma non funziona così: non tutto è un lavoro e non tutto si risolve con la volontà. O con la forza bruta, che è la stessa cosa, solo svestita dei panni del quieto vivere. Avrei tanto voluto sentirmi attraversato da un fiume di luce ogni volta che le mie dita ti sfioravano; avrei voluto inebriarmi del tuo profumo, ubriacarmici così tanto da dimenticarmi persino chi io fossi. Per te avrei voluto stappare tutte le risate nascoste nel vetro scuro dei doppi sensi, come un ussaro che, con un colpo secco di sciabola, fa scaturire uno zampillo di champagne d’annata. T’avrei preso la luna, distillandone le argentee stille in quiete rime fatte per addolcire la notte degli amanti, quando il cuore, sotto la protezione dell’oscurità, ne approfitta per vagabondare lontano da questa vita, pascendosi dei sogni e dei sospiri di Cupido.

Avrei voluto strappare i pastelli ad Eos per dipingere rosee aurore solo per te e cullarti nella fresca brezza di un ozioso mattino d’estate, quando il cobalto del mare gareggia con il turchese del cielo nell’invitare i gabbiani a graffiarli di bianco. Avrei voluto gustare la passione, tuffarmi nelle sue viscere rosse e lottare con te come in una corrida, con il sudore che scorre scolpendo muscoli e pelle, con il sangue che pretende di assaggiare la spada affilata dei sensi eccitati. Mi beavo all’idea di averti di fronte, pronto come un cavaliere schierato a battaglia, con il sole a baciarmi il viso spietato, nelle narici il secco odore della polvere alzato dai calzari e l’eccitazione della guerra a sconvolgermi di crampi le viscere.

Invece, nulla di tutto questo è stato. Ma la delusione più atroce è stato rendermi conto che nulla di tutto questo sarà mai. Non sono cieco: vedo la facilità con cui scivoli nelle mani degli altri mentre con me sei sempre rigida. Persino altezzosa. Non mi hai mai donato il tuo cuore, anche se io ho riempito il tuo ogni giorno.

Così ho deciso. Se non potrò avere te, tu non avrai più me. Dubito che te ne dispiacerai. Verserai qualche goccia, fingendo che sia una lacrima di circostanza prima di correre via, in cieli a me preclusi. È giunta l’ora fatale: verso l’inchiostro nel lavandino e ti getto via. Addio, stilografica!

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

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4 thoughts on “Triste, solitario y final

    • La vuoi sapere una cosa tragica?
      Io lo volevo fare davvero, un pezzo epico. Ho riscritto un brano del Gigalmesh. Ho letto lettere di suicidi; poi ho cominciato a scrivere. Però, quando sono arrivato quasi alla fine e ho riletto mi scappava sempre da ridere: come sempre è finito che ho mandato tutto in vacca.
      Ma si può? 😉

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