Le 8 regole di Kurt Vonnegut


Ancora una volta abbiamo la ricetta di un grande scrittore per cucinare una storia meravigliosa: non ci resta che dare un’occhiata, accendere il forno e provare a vedere se potremo sederci a tavola soddisfatti oppure se anche oggi ci toccherà di andare a letto senza cena!

***

Fa in modo che chi ti legge senta che non stia sprecando il proprio tempo.

Su questo punto sono d’accordo fino in fondo: questo è uno dei motivi per cui le mie storie sul blog stanno in una pagina. Sono davvero grato a chi mi legge: mi sta regalando un minuto del suo tempo. Un minuto che non potrà più avere indietro, se non gli sarà piaciuta la storia. Il tempo è l’unico capitale vero che abbiamo e ne va persa o sprecata una parte sempre troppo grande, almeno per me: sapere che mi è stato fatto un dono del genere mi riempie d’orgoglio (e anche un po’ di commozione).

Dai al lettore almeno un personaggio nel quale possa identificarsi.

Non ho mai pensato a questo, almeno coscientemente, perché scrivendo mi identifico in tutti i personaggi. Però, mentre scrivo qualcosa, considero sempre a quale tipo di pubblico mi stia rivolgendo perché ognuno ha i propri registri di riferimento:  forse ho seguito il consiglio senza saperlo, ma farlo con più convinzione e attenzione potrebbe essere una buona scelta.

Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche se fosse solo un bicchiere d’acqua.

Non sono d’accordo, o meglio, non basta: deve volere il bicchiere d’acqua di qualcun altro oppure deve volere l’acqua nel deserto. Per me deve esserci un confronto/scontro, altrimenti che gusto c’è a leggere storie dove qualcuno si prende le cose senza sforzo? In questo caso mi verrebbe solo una grande rabbia, perché la mia vita è fatta solo di sforzi per avere qualcosa! (spesso senza riuscirci, ma questa è un’altra storia…)

Ogni frase deve servire a qualcosa: mostrare un personaggio oppure avanzare nella storia.

Comincia il più vicino possibile alla fine.

Ho messo due regole insieme perché, secondo me, sono altre facce della prima regola: chi mi dona il suo tempo non vuole sprecarlo. Se io scrivo una frase solo per riempire la pagina, il lettore si annoia. Anche se sto scrivendo un romanzo il cui obbiettivo è far annoiare il lettore, devo farlo in modo che lui si diverta ad annoiarsi. Su tutti mi viene in mente la Recherche (che non ho ancora letto integralmente ma che vorrei davvero provare a leggere): sentire il fluire del tempo, il suo rallentare e fermarsi, la sua rievocazione nella memoria. La noia fa parte del processo… però: che noia magnifica!

Sii sadico. Non importa quanto dolci e carini siano i tuoi personaggi principali, fa in modo che accadano loro cose spiacevoli perché il lettore possa vedere di che pasta sono fatti.

Ancora una volta, a mio parere, si ritorna al tema del confronto/scontro. A nessuno piace vivere costantemente nel confronto/scontro (a me, almeno, non piace una vita così stressante e la preferirei noiosa, ma tant’è) però a tutti piace vedere gli altri che si scontrano. È divertente, interessante e magari si impara anche qualcosa.

Scrivi con l’obbiettivo di piacere ad una sola persona. Se apri la finestra e fai l’amore con tutti, per così dire, la tua storia si buscherà una polmonite.

E infatti i pranzi di nozze, fatti sempre con l’obbiettivo di piacere a tutti, non riescono mai nel loro intento. Se l’obbiettivo è piacere a tutti, è impossibile osare nessuna variante, nessuna particolarità, nessuna specialità; così, senza infamia e senza lode, si riesce a scontentare un numero anche maggiore di persone. Quando scrivo io mi figuro un pubblico ideale, ma se posso mi cerco un rappresentate reale, in carne ed ossa, di questo insieme ipotetico di persone; quando l’ho trovato gli chiedo se ha voglia di leggere e di dirmi cosa non gli sia piaciuto. Ne ho sempre avuto ritorni interessanti…

Dai ai tuoi lettori tutte le informazioni possibili il prima possibile. All’inferno la suspense. I lettori dovrebbero avere una conoscenza completa di quello che succede, dove e perché, in modo che potrebbero scriversi il finale se i topi si dovessero mangiare le ultime pagine.

E se fosse un ebook? A parte gli scherzi, questa davvero non saprei dire se possa essere una buona regola oppure no.  In generale a me piacciono le storie che mi fanno venire voglia di girare pagina per sapere come andrà a finire; certo, mi piace avere la mia idea in testa, ma mi piace anche essere sorpreso, un po’ come cerco di fare a volte nelle mie storielle che pubblico…

***

E voi? Cosa ne pensate?

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4 pensieri riguardo “Le 8 regole di Kurt Vonnegut

  1. Credo che il primo punto sia quello su cui si arena il 90% degli aspiranti scrittori. Per quanto riguarda il punto “ogni frase deve servire a qualcosa: mostrare un personaggio oppure avanzare nella storia”, c’è un terzo aspetto non sottovalutabile: la possibilità di sviare il lettore.
    Nella mia modesta esperienza da lettore e imbrattacarte, credo che mettere il prossimo nella condizione di pensare “ok, Mario ha trovato una cannuccia colorata. QUANDO la userà?” sia meno avvincente di un “Mario ha trovato una cannuccia. La userà?”.
    Non sono Vonnegut, e probabilmente ci staremmo sul cazzo a vicenda

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    1. Ciao Alessandro e benvenuto tra queste pagine!
      Riguardo al primo punto hai ragione: credo sia difficile per tutti riguardare una pagina scritta da noi e rispondere affermativamente alla domanda: “ma ne valeva davvero la pena?”.
      In questo devo ammettere che mi aiutate molto voi lettori (più qualche professionista del settore): se persone diverse, che non hanno nessun motivo (di mia conoscenza) per lusingarmi, mi leggono, forse un minimo di bontà c’è.
      Poi mi capita di leggere Tolstoj e subito dopo qualcosa di mio e mi sale un conato… 🙂
      Per il resto, invece, io rifletterei su questo: se voglio andare da A a B, non è detto che un segmento di retta sia la strada migliore, ma solo la più corta. Con questo intendo che la storia potrebbe benissimo avanzare “allontanandosi” dall’obbiettivo finale, specie se il mio desiderio è quello di sorprendere il lettore. È una tecnica che uso spesso, pur con alterne fortune.
      Senza contare che neppure io sono Vonnegut e, come aggravante, non ho mai letto nulla di suo: io, di certo, non gli sarei simpatico!

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