Un passo alla volta


photo credit: Stephen Poff via photopin cc

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Henry Miller’s 11 Commandments of Writing

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/02/22/henry-miller-on-writing/

“Work on one thing at a time until finished.”

***

C’è troppa confusione: così, proprio, non può andare! Non è possibile che ci sia tutto questo caos, in giro. Come sempre, finisce che se non ci sono io, a mettere a posto, non lo fa nessuno e se non ci sono io, a lavorare, qui non si muove una foglia. Dicono che il lavoro nobiliti, ma quando c’è da fare spariscono tutti, come gli scarafaggi quando sollevi una pietra.

C’è talmente tanta confusione che ci vorrà una settimana per mettere tutto in ordine e, anche volendo darsi da fare, non c’è un angolo libero dal quale cominciare. Per mettere le cose al proprio posto serve un buco libero, un piccolo spazio nel quale ammonticchiare le cose della stessa natura: un po’ come per fare una lavatrice, no? I bianchi con i bianchi, i colorati con i colorati, quel rosso lì macchia, meglio lavarlo da solo… peccato che qui ci sia un bailamme, una cafarnao, da far drizzare i capelli in testa.

A voler essere sinceri sono anche un po’ avvilito: l’immensità del lavoro mi opprime. Non so da che parte cominciare e ogni volta che metto mano a qualcosa mi cade l’occhio su qualcos’altro che, manco a farlo apposta, mi sembra sempre migliore come punto di partenza. Giusto per rimanere in tema con l’esempio di prima: capita di tirare su dal cesto della biancheria sporca l’angolo di un lenzuolo bianco. “OK”, ti dici, “allora facciamo un bel carico di bianchi a sessanta gradi” e cominci a cercare qualcosa di bianco e resistente alle alte temperature, per scoprire all’improvviso che non sembra più esistere nulla del genere; spuntano come funghi, invece, i calzini blu.

Allora opti per un cambio di strategia: un bel carico di colorati scuri. Raccatti i calzini ma non si trova null’altro di scuro; ti guardi la mano perché ne hai trovati una pugnata: un numero che corrisponde a cinque o sette, perché si sono già spaiati ancora prima di finire nel cestello. Anche volendo fare mezzo carico, questo non è neppure metà della metà. Forse è il caso di lavare quelle camicette: chiare e delicate, un lavaggio rapido così poi si può iniziare a lavare qualche altro capo. L’idea è buona, i delicati riempiono la lavatrice e solo alla fine capisci ciò che mina alla base tutto il ragionamento (e quindi il lavoro): ci vuole del tempo per asciugarle e se parti con una seconda lavatrice, poi, va a finire che è da stendere quando i fili sono ancora occupati dai delicati.

Insomma avete presente, no? Ogni volta che si inizia il lavoro c’è sempre un motivo per trovare una pecca in ciò che stai facendo; se sono passati cinque minuti senza trovare quale sia l’errore, non significa che tu stia facendo bene, ma solo che non riesci ancora a capire da che parte arriverà la mazzata. Ecco come mi sento: perso, in mezzo a tutto questo bendiddio, incapace di trovare un bandolo della matassa che mi convinca che sia il capo giusto del filo e non solo una corda a caso.

Meglio ripartire con calma e dalle cose semplici. Una cosa alla volta, senza farsi sopraffare da tutto e dall’ansia di voler fare bene a tutti i costi, vada come vada:

“E luce, sia…”

***

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