Il cimitero dei sentimenti


photo credit: Finn Frode (DK) via photopin cc

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Zadie Smith: 10 Rules of Writing

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/09/19/zadie-smith-10-rules-of-writing/

“Resign yourself to the lifelong sadness that comes from never-­being satisfied.”

***

Io lo so, che lo fai apposta. Ci godi, bastarda, perché lo sai benissimo che io non sono capace e così, ogni volta, rincari la dose:   “Mia cara, ma cosa vuole che sia… è solo un pratino. L’erba viene su da sola e i fiori, mio Dio… Sa, basta dargli un po’ d’acqua.”

Un “pratino”, dici tu: centinaia di metri quadri di prato all’inglese più morbido della moquette del mio salotto, intervallato da aiuole di fiori che hanno rubato i colori al tramonto. Per non parlare dei profumi, che riempiono ogni angolo della via per tutto l’isolato. E i rampicanti? Glicini e gelsomini come se piovesse, il cui olezzo prepotente, nel periodo della fioritura, rivaleggia talmente tanto con l’esplosione di bianco e di viola che non saprei dire se mi si offenda più la vista o l’odorato.

Un “pratino” che, al di là della staccionata bianca d’ordinanza, ha un penoso contraltare nel mio, dove a fatica nasce la gramigna. Solo per poi morire di stenti nel giro di una settimana. Una pozza fangosa e ghiaiosa, non importa quanto io mi dia da fare per far nascere anche il più improbabile arbusto. Posso dare molta acqua, oppure poca. Posso piantare nell’angolo in fondo, esposto a sud e baciato dal sole. Oppure cercare di ricavare un angolino vicino alla casa, a nord, non troppo alla luce ma ben riparato dai venti. Nulla: l’unica cosa che continua a crescere è il numero di sassi e di steli secchi e ammuffiti. Quelli delle piante che non ce l’hanno fatta.

“Mia cara, ma non dovrebbe dargli l’acqua così, sa… direttamente dalla pompa. Dovrebbe farla decantare. Tenerla a temperatura ambiente.”

E io che, come una stupida, ti ho creduta. Ho comperato un piccolo serbatoio da mille litri e una pompa a mano per innaffiare da lì con fatica, invece di lasciare che l’acquedotto cittadino facesse per me tutto il lavoro. Ma non c’è serbatoio o tanica che tenga di fronte al mio pollice “nero”: perché non è la qualità della mia terra, peraltro identica alla tua, a rovinare tutte le mie piante. La stessa fine ingloriosa la fanno anche tutti i vasi che chi mi conosce poco ha l’ardire di regalarmi per le feste comandate: di certo, con me, mai nessuna Stella di Natale ha avuto la fortuna di assistere all’alba del nuovo anno.

Ma tutti i nodi vengono al pettine, sai? Lo so che hai vinto un weekend a Parigi, non c’era bisogno di sbandierarmi sotto il naso anche questa fortuna. Che andrai via con il tuo nuovo fidanzato quando io ho seppellito solo tre giorni fa l’ennesimo gatto della mia vita, in un angolo di terra vicino al garage che è certo più sensato chiamare “cimitero dei sentimenti”. Però c’è un dio, da qualche parte. Un dio misericordioso che ha fatto ammalare il tuo giardiniere di fiducia.

“Mia cara, starò via solo tre giorni. Vado a Parigi, sa, con Alberto… Potrebbe mica farmi una cortesia? Innaffiare un po’ il giardino, che con questo caldo…”

Ma certo, “mia cara”, lo farò volentieri. Ho già riempito il serbatoio fin quasi al limite perché con questo caldo servirà tanta acqua. Lo farò verso sera, non preoccuparti, così non ci sarà uno sbalzo prepotente tra il calore della terra e la frescura dell’acqua. Certo, darò più acqua agli alberelli e a quei fiori laggiù, che ne hanno tanto bisogno.

E non preoccuparti se mi hai visto buttare via dieci confezioni di diserbante concentrato: sono quelle che mi sono servite per far arrivare il serbatoio fino al colmo.

***

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