Libertà è scivolare nel vento


Come si fa a non prendersi una piccola pausa? Allora, del tutto fuori programma e preso dall’ispirazione di una foto su Internet, ecco una piccola storia. La descrizione di un attimo, del brivido che senti quando stai per spiccare il volo.

marilyn

***

Lei lo sapeva, cos’era la libertà. L’aveva sempre saputo fin dal giorno in cui, fanciulla, aveva visto quella foto.  Cos’altro avrebbe potuto essere, dopo tutto?

Non ci sono animali più liberi degli uccelli che si librano nelle correnti. Capaci di salire fino a bagnarsi del blu profondo del cielo terso, lassù dove sembra che anche le nuvole facciano fatica a pascolare nel cielo. Sentono, nelle piume sotto le ali, il solletico del vento che li sostiene mentre con un rapido colpo di coda aprono la virata, cercando di scivolare con il ventre sopra un refolo malizioso. Leggero e sottile come seta lucente. Stanno fissi nell’azzurro con le ali immobili, larghe il più possibile, per raccogliere tutta l’aria che c’è e rimanere appesi al soffitto del mondo, fino alla fine dell’eternità.

E poi, d’un colpo, si tuffano. Giù, in picchiata. Il becco feroce, che divide l’aria in brandelli ululanti. Così veloci che l’aria riempie le narici e non possono più respirare e stanno con gli occhi socchiusi e le zampe spinte indietro finché possono e più che possono. Sono un proiettile di piume, teso e veloce come il fulmine che scende dai nembi pesanti di nera pioggia, con il tuono tremendo che riempie l’aria di boati di guerra, minaccia evanescente che l’ignobile terra, da laggiù, ascolta immota e indifferente.

Ma era tutto uno scherzo con quel burlone del vento: appena prima delle punte degli alberi tornano ad aprire le ali et voila, l’aria torna a farsi carezzevole scompigliatrice di piume. Quel tanto che basta per tenere sospesa a qualche decina di metri da terra quel mucchietto di ossa, penne e libertà.

Lei voleva essere libera, e sapeva che per farlo avrebbe dovuto essere come un candido uccello. Lo sapeva dal giorno in cui l’aveva vista: era magnifica e bionda. Aveva un piccolo neo, che rendeva irresistibile il rosso fuoco delle labbra e i teneri riccioli d’oro. Era una dea, capace di volare sulla sua bianca gonna, gonfia dell’aria della metropolitana.

Era sempre stato un sogno, ma i sogni esistono per essere realizzati. Così, senza preavviso, un giorno era successo. Aveva sentito salire l’aria da sotto. In un lampo aveva capito tutto e si era lasciata rapire senza opporre resistenza. Aveva spalancato gli occhi, spaventata ma felice. Aveva cercato di diventare più grande possibile, per non lasciarsi sfuggire nulla di quel soffio. Ed era volata via, con la fantasia. Libera.

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Immagini tratte dal web.

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9 thoughts on “Libertà è scivolare nel vento

  1. complimenti. uno stile fresco e libero come l’aria. usi dei termini che ricordano gli ingredienti del cuoco: li mescoli molto bene e “insaporisci” il racconto che ti appaga e ti dà quel senso di freschezza e libertà con s’incastra molto bene.
    la descrizione della prima parte sembra una pennellata di colori molto vividi che inizia come disordinata ma dopo si allinea alla perfezione per dare un senso al tutto. bravo.

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  2. nooo!! stupenda la foto del puppy.. lo voglio!!
    Sai che Marilyn aveva 6 dita dei piedi?
    la storia è come sempre scritta bene e suscita emozioni forti. Una bella parentesi. Spero che i tuoi grandi progetti proseguano a gonfie vele!

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    • Bello vero? Quando l’ho vista, ho pensato: “Ci devo scrivere su qualcosa!”
      6 dita?! Ach so! Adesso ho capito perché tutti dicono che fosse speciale! 😉
      Grazie per i complimenti… ma devo dire che anche la tua è fantastica: se fosse l’incipit di un libro, lo comprerei di sicuro.
      Per il resto il romanzo procede… ci sono parti buone e altre meno, ma adesso è il momento di scrivere: la revisione sarà per dopo.

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