Elisa non se l’aspettava


Ho letto la bella storia che Tenar ha scritto per la Giornata contro la violenza sulle donne e mi è sembrata una grande idea, così anche io, nel mio piccolo, ho voluto provare a fare qualcosa del genere. Oggi però, più che la grammatica e lo stile, è davvero “il succo” quello che conta.

>>>ANSA/ VIOLENZA DONNE:DOMANI GIORNATA MONDIALE CONTRO BARBARIE

***

Elisa non se l’aspettava. Era uscita tranquilla, quella sera, perché si era ormai messa il cuore in pace: il pensiero di Giulio aveva smesso di tormentarla, di farla sospirare, di farla piangere già da un po’ ed era entrato nel limbo del dimenticatoio trasformandosi in un ricordo qualsiasi. Aveva smesso di rimanere chiusa in casa e, quel pomeriggio, era andata a farsi un giro al museo. Verso sera, rinfrancata dalla calma e dai colori delle pennellate, aveva accettato un invito per un aperitivo. In quel bar si era trovata a parlare con Antonio, un ragazzo che conosceva solo di vista, di tele e colori e si era divertita a raccontargli le vicissitudini di pittori che lui non aveva mai sentito nominare ma che, dalla viva voce di lei, gli erano sembrati vivi come mai avrebbe creduto. L’aveva ascoltata a lungo, ma la cosa che Elisa non s’era aspettata è che, al contrario di tutti i maschi pari età e single, non le avesse chiesto di rivederla. Eppure le era sembrato sinceramente interessato.

Le era piaciuto quel ragazzo, così aveva chiesto lei, ad un’amica comune, una scusa per incontrarlo ancora. E poi un’altra volta. Finché si erano scambiati il numero di cellulare.

Era una ragazzo tranquillo, Antonio. Grande e interessato ascoltatore, anche lui con una storia importante alle spalle di cui, però, non voleva parlare: lei se n’era andata quasi di colpo, come se fosse scappata. Ma lui era timido e ad Elisa non era sembrato il caso di insistere, tanto più che neppure lei avrebbe avuto piacere di tornare a parlare di Giulio, visto che ormai era uscito dai suoi pensieri.

Antonio aveva trovato un lavoro; non era certo un grande lavoro ma era a tempo determinato e loro si volevano bene. Anche Elisa credeva che, prima o poi, sarebbe riuscita a trovare un lavoro stabile e non il solito contratto a progetto: così avevano deciso di andare a vivere insieme. Un po’ per dividere le spese e un po’ per moltiplicare il loro amore. Perché si volevano bene. Avevano scoperto che nella loro casa stavano bene, loro due, stavano così bene insieme che ormai gli amici li vedevano di rado, fuori.

Però Antonio, un giorno, era tornato a casa dicendo che c’erano dei problemi, al lavoro. Da quel giorno il suo viso si era fatto sempre più scuro, ma si era ostinatamente rifiutato di dire ad Elisa che problemi fossero. Lei, d’altra parte, ne sapeva così poco di quel mestiere che non aveva insistito; aveva pensato, però, che per aiutarlo lei avrebbe dovuto accettare un lavoro qualsiasi. Un giorno era tornata a casa raggiante, dicendo che aveva trovato un posto come commessa in un negozio di abbigliamento maschile e che per un po’ non avrebbero avuto problemi a pagare le bollette.

Antonio, invece, non era stato felice della scelta e dell’intraprendenza di Elisa. Avevano litigato come mai avevano fatto. Il contratto però era firmato e i soldi in banca erano pochi, così il primo giorno di lavoro si era presentata con un trucco un po’ più pesante del solito. Per qualche settimana era andato tutto bene, ma dopo il primo stipendio Antonio aveva creduto che lei si fosse voluta tenere parte dei soldi. Avevano discusso ancora, e il giorno dopo si era presentata al lavoro con gli occhiali da sole, lamentando una fastidiosa congiuntivite. Il proprietario non era stato contento, perché voleva che le commesse fossero sempre belle ed eleganti per i clienti, ma c’era passato sopra.

Antonio invece no, così quando lei aveva potuto toglierli e si era truccata, aveva fatto una scenata e se ne era andato di casa sbattendo la porta. Era tornato a notte fonda, puzzando di alcool e con le mani pesanti come martelli. Il viso era stato risparmiato, ma Elisa aveva patito le pene dell’inferno il giorno dopo, seduta alla cassa.

Distrutta dai dolori, quando era andata a casa aveva detto ad Antonio che non avrebbe voluto mai più passare un giorno così e che sarebbe tornata dai suoi, ma lui si era messo a piangere, scongiurandola di rimanere. Che lui aveva solo paura di perderla, visto che lei era tutto il giorno in mezzo a uomini assai più ricchi di lui. Che la paura di perdere il lavoro non lo aiutava a essere sereno. Elisa aveva pensato che forse era colpa sua se Antonio non era così sicuro di lei: come avrebbe potuto non perdonarlo?

I lividi sul suo corpo però erano aumentati, di pari passo con le sere che lui era rimasto fuori con gli amici a bere. Ma lei credeva che il suo amore potesse cambiare quell’uomo e l’aveva sempre perdonato, fino alla notte in cui si era trovata al pronto soccorso per “essere caduta dalle scale”.

***

La storia di Elisa è la storia di tante donne. Di troppe donne. Però, il finale di questa storia, felice o tragico che sia, non dipende dal Michele scrittore. Dipende dal Michele uomo. E dipende anche da te, lettore o lettrice, che ti sei imbattuto/a in questa pagina. Perché tutti conosciamo un’Elisa. O potremmo conoscerla. Quando Elisa sarà davanti ai nostri occhi, toccherà a noi fare in modo che il finale sia felice, perché anche solo facendo finta di nulla, saremo stati noi a scrivere un finale tragico.

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11 thoughts on “Elisa non se l’aspettava

  1. Ti ringrazio molto per il link e la citazione.
    E complimenti per il racconto e sopratutto per la chiusa. La fine di queste storie dipende da tutti noi, da quanto riusciremo a cambiare questa società in cui ci troviamo a vivere

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    • Ah sì? La prossima volta potrei provare con sei numeri, allora 😉
      La cosa davvero triste è che nessuna donna, a priori, si farebbe mettere le mani addosso, e neppure gli uomini lo farebbero (almeno spero). Però poi capita.
      A dimostrazione di quanto male si possa fare nel presunto nome dell’amore.

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  2. Ci sono davvero tante Elisa nella vita di ogni giorno. Ci sono donne che non si rendono conto di essere vittime di violenza domestica anche se ci convivono per anni. Per non parlare delle prostitute. Certe storie fanno accapponare la pelle e sta a ognuno di noi evitare che queste situazioni passino inosservate. Grazie per avercelo ricordato!

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    • La violenza è una bestia strana: striscia e si annida in posti insospettabili. A volte, a forza di vederla spuntare da dietro un angolo, qualcuno pensa addirittura che si possa addomesticare; ma gli unici verbi che le si addicono davvero sono “estirpare” e “denunciare”.

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  3. Ciao Michele, una storia purtroppo vera. Io onestamente non credo di aver mai conosciuto donne che abbiano subito violenze. O almeno credo, perchè come dici tu, a volte loro stesse tentano di nascondere la realtà, per paura e, forse, per amore. Indubbiamente il fatto stesso che esista una giornata contro la violenza sulle donne fa capire quanto il problema sia quotidiano e grosso.
    Grazie del racconto.

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