Rimorsi


photo credit: ☺ Lee J Haywood via photopin cc

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Un uomo. Una donna. Una conversazione ascoltata nonostante tutto. Nonostante tutti.

U. – Vieni qui, voglio tenerti la mano.
D.[si avvicina e allunga il braccio] Che mani fredde, hai.
U. – Credi? Dovresti sentire il cuore, allora.
D. – Spero proprio che sia più caldo!
U. – Invece no. Forse anche peggio.
D. – Non dovresti dire così. Come pensi di guarire, se non ti fai forza?
U. – Non è la malattia, che mi ghiaccia il cuore. E neppure la vecchiaia, se è per questo.
D. – Cosa, allora?
U. – Sono i rimorsi. Il peso delle azioni fatte in tutta una vita ma, soprattutto, mi schiaccia il peso delle azioni che non ho fatto.
D.[con un lieve sorriso] Come è possibile sentirsi in colpa per qualcosa che non si è commesso?
U. – Le omissioni sono le colpe più gravi, perché non si può chiamare in difesa l’incapacità o la sfortuna. È solo una decisione che si prende. E quando è presa, è presa. Non è come una torta, per cui puoi sempre dire: “non mi è riuscita bene”.
D. – Ti è successo molte volte di non fare qualcosa?
U. – Molte? Troppe, mia cara. Quasi sempre a fin di bene.
D. – Non penso si possa sbagliare cercando di fare il bene.
U. – Invece questi sono gli errori peggiori; quando la morte bussa alla tua porta e ti guardi indietro, ogni cosa diventa chiara e tutte le scelte riverberano della luce tremenda delle proprie conseguenze. In quel momento, comprendi davvero quale fosse il bene e quanto raramente abbia coinciso con quello che tu pensavi fosse il bene.
D. – È così difficile capire?
U. – No, non lo è. Siamo noi che siamo come ciechi per la maggior parte della nostra vita, perché ci ostiniamo a non voler guardare nella direzione che il destino ci mostra. La vita, però, è una sola…
D. – …e non si può tornare indietro.
U. – Ecco perché le mie mani sono così fredde: il bene che ho inseguito per tutta la mia vita non era il mio bene, ma solo quello che gli altri avevano stabilito per me.
D. – Saresti stato più felice se fossi vissuto da egoista?
U. – La felicità non dipende dall’egoismo: è una condizione dello spirito. Ho rinunciato a suonare il pianoforte per far contento mio padre e andare a lavorare nel suo negozio: ne ho sofferto io, perché non ho fatto quello che avrei voluto fare, e ne ha sofferto lui perché non ho lavorato nel negozio con piacere, ma solo per dovere. Dov’è la felicità in tutto questo? Eppure non c’è egoismo, nella mia scelta, semmai il contrario.
D. – L’egoismo, forse, era dalla parte di tuo padre.
U. – Ma lui non scelse nulla. Sono stato io. Io soltanto.
D.[silenzio]
U. – Il freddo viene proprio da qui: ti guardi indietro e vedi che di tutti i tuoi desideri, così come di tutte le tue speranze, non è rimasto altro che un mucchietto di cenere sporca. Il cassetto non è mai stato aperto e i sogni li hai chiusi in un salvadanaio infrangibile, perché il momento in cui avresti potuto realizzarli ti è scivolato tra le dita, mentre eri impegnato a gratificare le aspettative di un padre, di una madre, di una moglie, di un capo.
D. – Ma loro lo hanno fatto per te, immagino.
U. – Sbagliando. Solo noi possiamo sapere dove sia nascosta la nostra felicità. A volte è così difficile che neppure noi lo sappiamo: come può saperlo qualcun altro?
D. – E allora? È questo l’errore?
U. – Lo sbaglio è che ragioniamo alla rovescia: pensiamo di diventare felici cercando di fare felici gli altri. Invece dovremmo essere felici noi per primi: solo in quel caso chi ci ama sarà felice con noi.

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6 thoughts on “Rimorsi

    • È sempre difficile trovare un equilibrio tra seguire i propri istinti e adeguarsi a quanto ci impone il nostro super-io, come direbbe un freudiano.
      Dovendo scegliere, però, mi trovo più in sintonia con Wilde e il suo sistema per liberarsi delle tentazioni…

      Mi piace

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