Somos Todos Americanos.


Foto di Lisa Agosti

Lo so: sono un vampiro. L’ho fatto con Tenar. L’ho rifatto con La Donna Camèl. Forse potrei definirmi un serial writer, e Lisa Agosti è la mia vittima per questo racconto. Di cosa sto parlando? Del fatto che loro scrivono storie che a me ispirano altre storie, in una specie di controcanto bizzarro e forse con poco senso. Però mi diverto così, ultimamente. Cosa volete farci? Sopportatemi. E così, sia.

***

“Ueeeeee! Ueeeee!”

Ecco, piccolo mio. Vieni dalla tua mamma a mangiare.  So che non c’è tanta soddisfazione ad attaccarsi a questo seno magro, ma la tua mamma non mangia abbastanza per avere tanto latte quanto vorrebbe dartene. D’altronde qui, a Cuba, non è facile avere qualcosa in più di quello che è stabilito che ti spetti; qualcuno, al governo, o nell’ultimo ufficio di paese, ha già deciso quanto dovrai mangiare, dove dovrai lavorare, cosa dovrai pensare. Tutto il resto è roba loro, da spartirsi tra politicanti e militari, che poi sono la stessa razza bastarda.

Succhia, amore mio, e non piangere più. Raul, figlio della stessa madre di Fidel, si è messo d’accordo con il grande nemico e ha stabilito che per più di cinquant’anni abbiamo tutti sbagliato: non se n’erano accorti, ma eravamo fratelli, divisi solo da un braccio di mare azzurro come il cielo. Ci siamo sparati sulle spiagge. Ci siamo dati in pasto agli squali. Per cosa? Per scoprire che eravamo amici, solo che non lo sapevamo. “Somos todos Americanos”, ha detto il fratello nero che abita a Washington, ci è partito un colpo mentre pulivamo il fucile ma, ehi, stavamo scherzando. Amici come prima, no?

Così non ci sarà più bisogno di stare qui, chiusi a chiave dentro un inferno che da fuori sembra un paradiso, aspettando che qualche stronzo porti qui il suo uccello e i suoi soldi per riuscire a mettere via di nascosto qualcosa. Magari qualche yankee in incognito, che cerca il brivido del proibito e il culo di una ragazzina che potrebbe essere sua figlia, per farselo venire duro. Un qualche schifoso che, sentendosi autorizzato da una pinta di rum e un sigaro puzzolente, decide che sei quella giusta per svuotare dentro di te le frustrazioni di una vita, grugnendoti sopra come un maiale sudato.

Perché sono convinti che, con una manciata di dollari in tasca, possano venire qui e comperare tutto. Quello che si può, ma soprattutto quello che non si può: il futuro e l’innocenza di ragazzini e ragazzine che, pur di riempire la pancia, sono disposte a farsi sbranare l’anima da vecchi bavosi, il cui unico pregio è di avere il cazzo piccolo e l’eiaculazione veloce. Così in una sera e in una notte puoi scopartene di più, e metterti via qualcosa per quando sarai più grande; magari per poterti comperare un libro e studiare, per cercare una via d’uscita da questa fogna vestita da cartolina, piena di palme, spiagge bianche, stelle marine, fame e povertà.

Qualcuno ci prova con la musica. O ballando. Ma non tutti possono essere musicisti o ballerine. Non è così, amore della mamma? Qualcuna allora si accontenta di essere puttana, nella speranza che il figlio abbia una vita migliore. Ma adesso Raul e Barak hanno fatto la pace e io potrò evadere da qui, con il beneplacito dei secondini. Mi trasferirò in Florida con te, dove continuerò a fare quello che faccio, finché i miei sedici anni e la mia bellezza non saranno sfioriti.

Ma per allora avremo tanti soldi, perché là hanno i dollari, quelli veri, e potrò darla anche a ubriachi di birra e a strafatti di droga, purché paghino bene. Me li sentirò scavare dentro, nel corpo e nell’anima, ma non importerà, amore mio. Lo farò con gioia perché mi pagheranno meglio che qui, e quei soldi serviranno a farti mangiare bene, a farti studiare, a farti avere un futuro e magari a trovare una ragazza da amare. Non da scopare.  Serviranno a farti vivere una vita, ma prima ancora, un’infanzia felice.

Perché la mia è morta, quel giorno alla spiaggia di Varadero, annegata nel lurido piacere di un italiano e del suo amico.

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14 pensieri riguardo “Somos Todos Americanos.

  1. Che bella idea, Michele! E che racconto potente!
    Mi piace l’idea della madre bambina, del “ci è partito un colpo mentre pulivamo il fucile” come allegoria della politica degli ultimi cinquant’anni, e ovviamente ho goduto nel vedere il mio personaggio antipatico marchiato come lurido schifoso.
    Era la prima volta che mi cimentavo con un personaggio negativo e ho provato emozioni forti nel crearlo.
    Non riesco a credere la tua velocità nel creare questo racconto! Io per il mio ci ho messo una notte insonne più altre dieci ore. Tu quanto ci hai messo? Tre ore, forse quattro? Complimenti. Hai sicuramente un futuro come serial writer 🙂

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    1. L’ho scritto in un’oretta scarsa. giusto il tempo di rileggerlo. Questo mica per dire che sono bravo, ma per dire che si vede, eh! Perché non scorre come piace a me, ci sono delle frasi un po’ scontate, e cose così.
      Però avevo fretta di risponderti 🙂
      E poi mi piaceva il fatto che avessi usato un uomo per protagonista, così io ho messo una ragazza. Anche se si vede bene che l’ha scritto un uomo.
      I personaggi negativi sono complicati, perché ci spingono fuori dalla zona di comfort (cit.); sei stata brava a farlo: si impara sempre un sacco, facendolo, specialmente su noi stessi.
      Complimenti a te per l’idea, perché è da questi particolari, che si giudica uno scrittore (cit.) 🙂

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      1. Anch’io avevo fretta, quando l’idea arriva folgorante si fa molta fatica a tenersela per sé. Non ci sono cose scontate, sei molto bravo, le storie brevi sono la tua specialità. (Non ho mai letto null’altro, magari anche i tuoi romanzi son splendidi, ma finché non ti senti pronto a farli leggere non posso giudicare).
        Grazie per i complimenti, mi han sempre detto che ragiono come un uomo, tanto vale approfittarne 🙂

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    1. Grazie! Mi fanno davvero piacere i tuoi complimenti, così come quelli delle altre donne che hanno voluto lasciare un segno del loro passaggio.
      Sono felice perché penso che ci voglia una buona dose di presunzione, per un uomo, scrivere dal punto di vista di una madre; ancora di più in questo caso in cui si parla, in buona sostanza, di violenza.
      Allora mi tengo stretto il vostro plauso, e mi inchino. 🙂

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