Panico da foglio bianco


photo credit: Lograi via photopin cc

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Susan Orlean on Writing

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/03/12/susan-orlean-on-writing/

“You have to simply love writing, and you have to remind yourself often that you love it.”

***

La neve scendeva in larghi fiocchi leggeri, al di là del vetro.  Michele, seduto alla scrivania, non riusciva a staccare gli occhi da quell’immagine ipnotica: il bosco di abeti, imbiancati fino a diventare grossi coni di carta, le montagne sullo sfondo, a malapena visibili, e quei batuffoli candidi, cullati dal vento, avevano risucchiato del tutto la sua attenzione. Il lieve crepitare del camino, il gioioso calore e il profumo di legna bruciata che spandeva la fiamma, poi, erano il perfetto complemento che lo aveva così velocemente invitato all’ozio.

Eppure non era per quello, che era andato lì. Aveva scelto quella baita proprio perché era così fuori mano: voleva una settimana tutta per sé, senza scocciature ma soprattutto senza scocciatori. Voleva il silenzio, per potersi concentrare con calma. Aveva fatto una spesa corposa, per non avere necessità di mettere il naso fuori dalla porta neppure per dover comperare mezzo litro di latte. In quella baita doveva esserci solo lui. La sua penna. E quegli orribili rettangoli bianchi su cui si pretende che ci si scriva.

Aveva staccato gli occhi con fatica dallo spettacolo che andava in scena tutto attorno, Michele, solo per trovarsi a fissare con odio un altro fazzoletto bianco. Statico. Immobile e beffardo. Lo guardava con orrore: sapeva che avrebbe dovuto scriverci su qualcosa, ma la sua mente aveva adottato la tattica del camaleonte ed era diventata una tabula, bianca e rasa, sulla quale non si sarebbe scorta uno straccio di idea neppure con un microscopio elettronico. La carta sembrava che avesse acquisito una specie di potere magnetico repulsivo, capace di far volare via dal suo cervello quella immaginazione di cui andava tanto fiero e che sfornava magnifiche idee a ripetizione.

Incipit da favola. Chiusure fenomenali. Giochi di parole da bava alla bocca. Avevano tutti in comune un solo, spiacevole, particolare. Gli venivano mentre era in coda alla cassa del supermercato. Oppure con la pistola della benzina in mano, al self, mentre dietro un energumeno frettoloso lo guardava così storto, da sentire il suo sguardo puntuto infilarglisi tra le costole. Poi la realtà, come il mare sulla sabbia, sommergeva la sua mente e, arrivato a casa davanti a un foglio, tutto era irrimediabilmente sparito. Cancellato. Talmente opaco da diventare banale.

C’è chi considera la scrittura un’arte. Chi solo un lavoro. “La scrittura per me è fonte di una gioia indicibile”, “esce dalla mia anima come un razzo”, “basta mettersi alla tastiera e sputare sangue”. Ogni grande scrittore aveva detto la propria, senza per questo rendere la cosa più facile o indicare una via davvero percorribile per scrivere qualcosa per cui la gente facesse la fila. Michele amava la scrittura, questo era fuori di dubbio, ma era anche certo del fatto che il sentimento non fosse affatto corrisposto. Al più poteva esserci una tiepida simpatia, ecco tutto.

Se però il talento poteva fargli difetto, la volontà di certo non gli mancava. Prese la penna con nuova e più determinata risoluzione: dopotutto nessuno avrebbe preteso da lui che fosse il nuovo Shakespeare. Sarebbe andato bene anche qualcosa di più normale.

Tanti saluti da Moena e buon anno a te e famiglia.

Michele guardò soddisfatto la cartolina: forse non era proprio un pensiero originale, ma anche Joyce aveva ripreso in mano l’Odissea, no?

***

Vedi tutti i Consigli di scrittura di grandi autori

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3 thoughts on “Panico da foglio bianco

  1. Grazie dei saluti. Io per una serie di circostanze strane alloggio al Rancolin, a cinque minuti dalla piazza. Non ne ha fatta molta di strada questa cartolina… Però tra le righe scritte a mano mi è arrivato tutto intero il tuo racconto.
    Da Moena a Moena, buon inizio d’anno anche a te.

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    • Ma dai? Pensa un po’… Io sono trent’anni tanti anni che non vado a Moena, ma ricordo che mi era piaciuta. Comunque sono felice che la cartolina sia arrivata, forse facendo prima così che con le italiche Poste 🙂
      E un felice anno anche a te!

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  2. Pingback: Scrittori vs blogger | da dove sto scrivendo

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