Omaggio a Bukowski


photo credit: dontcallmeikke via photopin cc
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Scott Fitzgerald: The Secret of Great Writing (1938)

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/01/08/f-scott-fitzgerld-on-writing/

“Nothing any good isn’t hard.”

***

C’è un sacco di gente, là fuori, convinta che non ci voglia poi tutto ‘sto granché, a scrivere. In effetti è vero: non ci vuole. Voi credete che ci vogliano le mani, per scrivere. O la testa. Sbagliato: ci vogliono le palle, e servono piene. Perché qualsiasi demente, con il suo piccolo giardino contornato da uno steccato bianco, può comperarsi una cazzo di macchina da scrivere e cominciare a pigiare sui tasti. Ma cosa credi che ti racconterà? Del suo lavoro? Del matrimonio? Dei figli? Vi rendete conto che qualsiasi idiota può vivere le stesse esperienze? E lo fanno… perdio, se lo fanno!

Invece, per scrivere, bisogna essere come un contenitore. Bisogna pur essere pieni di qualche cosa, per poterla buttare fuori su una tastiera. O da una penna. La vodka, per esempio, va benissimo: i russi sanno il fatto loro. È limpida e trasparente come la verità. Secca come il deserto. Piena di fuoco, come la pancia di una vecchia locomotiva, che sbuffando con fatica ti rovescia addosso il suo alito caldo fino a portarti dall’altra parte. Perché, quando hai fatto il pieno di vodka, è il “di là”, quello che cerchi. Come i gatti, che stanno sempre dalla parte sbagliata della porta.

La cosa che fa schifo, invece, sono i sobri che vogliono andare. Come se davvero capissero cosa vuol dire, andare di là. O gli importasse davvero di farlo. Convinti che possano raccontartelo, e che tu sia tanto stupido da starli a sentire. Da pendere dalle loro labbra. Ma le uniche labbra da cui mai valga la pena di pendere sono quelle che vedrai un giovedì d’estate, ubriaco, mentre fissi alle tre di notte il muro scrostato di una camera in affitto; come se ce l’avessi  lì davanti, la tua donna. Solo che lei ti avrà lasciato, quel pomeriggio. Lei era magnifica. Troppo di tutto. Con quelle gambe che tu guardavi fin su, ma che lei ha usato per girare i tacchi e andarsene. Allora ringrazierai che, sotto al suo culo, la bottiglia non abbia niente; e ti farai un altro bicchiere. L’ennesimo. Che si fottessero tutti.

Ecco perché è difficile. Così dannatamente difficile. Almeno, una volta, la vita degli scrittori era più interessante dei loro romanzi. Ma adesso? Cosa potrà mai scrivere di interessante un figlio di puttana che ha la vita piatta come una tavola stirata in una pressa? Cosa potrà raccontare di nuovo, che non sia già stato detto, ripetuto, camuffato, tritato, ribadito, trasformato almeno un milione di volte da qualcun altro che non era certo peggio di lui? Non può. Serve almeno una birra, come base. O forse venti. E un paio whisky.

Che ti rimescolino dentro. Che ti riempiano le vene e ti facciano dimenticare tutta quella gente, là fuori. Che fa paura, perché è matta. O arrabbiata. O solo stupida. Per sopportare quello che tutti quegli idioti temono e che io, invece, mi porto nel taschino. La morte. Come se ci fosse qualcosa di terribile, odioso, sporco, triste, nel morire. Ma non è diverso dallo sbocciare di un fiore. È molto peggio non viverla, questa vita, che pisciarla fuori senza un perché, alla rincorsa del lavoro, dei soldi, dei film, di Dio, del tè e dei pasticcini, dei buongiorno-buonasera-piacerediconoscerla. Dimenticando che siamo fatti di pensiero. E di sangue. E di ossa e di dolore. Bisogna parlarci, con la morte: “Ehi, bella, io sono pronto. Anche oggi, come ieri. Quand’è che vieni a prendermi? Ché sono stanco di stare qui a bere, a fumare, a scopare, solo per tirare fuori le parole dal mio cervello”. Perché scrivere è volare, è accendere un fuoco. Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.

***

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2 pensieri riguardo “Omaggio a Bukowski

    1. Bukowski non è esattamente il mio autore preferito… però c’è una forza, nella sua scrittura, che non si trova spesso. Quasi mai, a dire il vero. Non è stato facile cercare di imitarlo, anche se frullare le sue citazioni ha dato una grossa mano 🙂

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