Di tutti i tesori del mondo…


 

photo credit: crazbabe21 via photopin cc

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B. White: Egoism and the Art of the Essay

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/04/18/e-b-white-on-egoism-and-the-art-of-the-essay/

“Only a person who is congenially self-centered has the effrontery and the stamina to write essays”

***

C’è chi dice che i migliori amici di una donna siano i diamanti. Fredde pietre senza cuore, dai profili ossuti e dai bordi così affilati da riuscire a tagliare la bianca luce in grandi strisce, colore dell’arcobaleno. Rari. Preziosi. Costruiti nel ventre caldo e pesante della terra e da questa sputati fuori, perché gli uomini possano trovare un altro motivo per uccidersi, aggiungendo una riga al lungo elenco delle futilità per le quali sono disposti a straziare un’anima e a dividerla del suo corpo.

E che dire dell’oro? Caldo. Giallo. Brillante come il sole, come se la luce dell’astro diurno fosse stata  distillata: nell’acqua dei fiumi, la fiamma perenne delle onde fa rimbalzare, tra una cresta e l’altra, i raggi del sole fino a condensarli in piccole pagliuzze. Che gli uomini raccolgono con fatica tenace, lasciando in favore di corrente spessi velli dalle dita sottili. Ricchezza obbrobriosa, per la quale il vile ferro già molte volte è stato intinto nel sangue, nella credenza che sia bastevole diluire la nera lama nel carminio della vita, per ottenere il lezioso metallo.

Per finire, le pietre. Di tutti i colori e di tutte le fogge. Traslucide come la luna che si specchia nel mare o colorate come tutti i fiori del mondo. Dure. Levigate o sfaccettate. Ammiccanti come le iridi di un amante instancabile, sempre pronto a guardare la sua amata come se fosse l’unica donna del mondo. Pronto a proteggerla, soddisfarla e accudirla, legato dai vincoli indissolubili dell’amore che consuma le vene. Demoni urlanti, che le orecchie dei ladri intendono fin da grande distanza. Li guidano fino nel cuore della casa, perché ne strappino il possesso puntando coltelli e promettendo immani sciagure.

Di questo si pascono le donne, mie sorelle. Vinte dall’abbraccio di un monile, preferiscono un sasso colorato al pane, un anello a un tetto, una porpora orlata d’oro a un abbraccio.

Ma io ho sempre preteso di più, e non mi sono accontentata mai di tutto questo. Io non amo che i miei tesori.

Magnifici, per i quali non c’è donna che non smanierebbe. Per anni non ho fatto altro che farli crescere, dedicando all’impresa tutta me stessa. Il mio sudore e il mio cuore. Le mie lacrime e la mia forza. Persino la mia carne e il mio sangue.

Il mio nome è Cornelia.

***

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