Letargo


photo credit: jaffa_tamarin via photopin cc
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Ray Bradbury: Creative Purpose in the Face of Rejection

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/05/21/snoopys-guide-to-the-writing-life-ray-bradbury/

“The blizzard doesn’t last forever; it just seems so.”

***

Era una notte buia e tempestosa. Mamma marmotta era inquieta, ma stava cercando in tutti i modi di non darlo a vedere a suoi piccoli. C’era qualcosa di strano, in quella prima nevicata di stagione: innanzitutto era innaturalmente in anticipo, rispetto all’inverno e poi, lei lo sapeva bene, il cielo non era quello giusto. Questo non impediva ai minuscoli fiocchi di posarsi con insistenza, fino a nascondere le ultime erbe e le ultime radici che bisognava mangiare prima del letargo; il fatto di sentirsi ancora ben sveglia quando, a rigor di logica, avrebbe già dovuto sentire la testa ciondolare non faceva che aumentare il suo disagio, rendendo l’ipotesi del dormire ancora più remota, in un infernale circolo vizioso.

I piccoli, al termine della loro prima estate, erano abbastanza cresciuti da potersi quasi considerare marmotte adulte, ma erano ancora troppo poco avvezzi alla vita per lasciare che andassero in giro soli tra le insidie della montagna. Guardavano affascinati il manto bianco che si posava vicino alla loro tana, come se l’ipnotico dondolio delle falde davvero avesse il potere di addormentarli; ma gli altri animali della foresta invece erano tutti preda di una indescrivibile agitazione, che sfogavano correndo qua e là senza costrutto, per cercare di rimediare al fatto di essere stati sorpresi dall’inverno.

Nessuno, a dire il vero, era stato pigro quell’anno. Non più indolente di tutti gli altri anni e, anzi, una lunga estate calda aveva spinto i più volenterosi, o i più prudenti, a darsi maggiormente da fare per accumulare tutto quel ben di dio che erbe e piante e fiori avevano prodotto in gran quantità. Nella speranza di passare un inverno tranquillo, minimizzando le ansie che coglievano tutti all’idea di vedere sigillata la grande dispensa della Natura per i mesi a venire, perché, con il ghiaccio che rendeva tutto impossibile, passare da commensale a piatto del giorno era questione di un attimo.

Così, mamma marmotta quel giorno si era ingozzata a più non posso, e aveva spinto i propri cuccioli a fare altrettanto, perché bisognava accumulare per non trovarsi svegli, sigillati sotto la neve, senza nulla da mangiare e senza grasso sulla pancia: allora sì, sarebbero stati dolori. Per fortuna, però, il vento era capriccioso, quell’anno. Capriccioso e volubile come mai le fosse capitato di vedere: a un tiro di sasso dalla tana la neve cominciava a diradarsi, per sparire completamente poco più in là. Gli alberi sul limitare del bosco erano liberi e un’altra famiglia di marmotte, che occupava il territorio vicino, aveva guardato curiosa la tormenta abbattersi fin solo sulla soglia di casa. Per quanto si disponesse in maniera bizzarra, però, una cosa era certa: la neve era insistente e non si fermava da giorni.

*

— Allora, Giovanni, come va?
— Per fortuna c’è freddo. Il fondo mi sembra buono, ormai.
— Bene. Allora possiamo spegnere l’impianto e cominciare a preparare le piste: l’8 dicembre è fin troppo vicino…

***

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