Il gusto amaro della vendetta


Ann Patchett: What Now?

http://www.brainpickings.org/index.php/2013/02/26/what-now-ann-patchett/

“Coming back is the thing that enables you to see how all the dots in your life are connected.”

***

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto.

È vero: infatti, adesso, io sono ancora qui. Sono venuto con una scusa, perché basta poco per ingannare la gente: la solidarietà con chi è ancora vivo, la curiosità, anche solo l’adesione ad un vago principio morale può essere sufficiente per farsi accettare da chi ha visto l’angelo della morte turbinare le proprie ali a un metro di distanza. Dopo un grande spavento il corpo rilascia endorfine per molto tempo, per combattere lo stress e rendere la vita sopportabile: i segni del disastro vengono cancellati, tutto viene ripulito e si cerca di fare finta di nulla.

Poi si lava il luogo dell’incidente, si puliscono le tracce, si ricostruisce o si sostituisce quello che è andato distrutto. Una mano di vernice copre tutto e, con efficienza ancora maggiore, un velo di ipocrisia nasconde i ricordi, troppo crudi perché la memoria possa sopportarli. Come dopo un immondo carnevale, la mezzanotte cancella tutto insieme al cambio della data: domani è un altro giorno, si vedrà.

Ma se basta mezzora e un secchio d’acqua per lavare il sangue, quanto sangue e quanto tempo servono per lavare un’onta? La sofferenza e la morte sono la giusta ricompensa per l’infamia e anche la saggezza antica ci insegna che è giusto remunerare occhio per occhio e dente per dente. Il castigo non è altro che una moneta, merce di scambio per un baratto che anela alla giustizia come l’oro mira alla ricchezza; che differenza c’è, dopotutto, tra la moneta, che appesantisce la mia tasca per il bene che faccio, e la lama, che mi preme sulla gola per il male che procuro?

Troppo facile pensare che a questo mondo solo i soldi siano la misura del premio, pensando di risolvere i problemi morali semplicemente dandoli o togliendoli. Non è così che deve funzionare. Non basta la mancanza di luce per fare il buio che occlude la vista. Non basta la mancanza di calore per fare il freddo che gela le ossa. E, allo stesso modo, non basta la mancanza di bene a giustificare il male che offende.

Ogni azione pretende una reazione, perché è con una cunetta che si pareggia una buca. Serve lavoro. Serve uno sforzo. A volte serve un premio. Più spesso una punizione. Ecco perché ho compiuto la mia vendetta: ho fatto quello che dovevo fare. Ma il sangue è liquido come l’acqua e scivola via tra le dita; non rimane per sempre e svanisce rapido come il ricordo. Allo stesso modo sono tornato qui per scoprire che la mia rivalsa è durata solo lo spazio di un giorno, rivelandosi nient’altro che una piccola falena bruciata in un pomeriggio d’inverno.

Vendetta è fatta. E tutto è tornato come prima. Now what?

***

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5 thoughts on “Il gusto amaro della vendetta

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