Cioccolatini


Questo testo è stato scritto in risposta a una sfida lanciata da Lisa Agosti: Daniele Imperi aveva pubblicato un post provocatorio chiedendo: “Uno scrittore deve saper scrivere tutto?” Io ho risposto di sì, lei ne ha approfittato per sfidarmi e così eccomi qui. La richiesta di Lisa, che per me non è altro che una delle storie a richiesta, è : “scrivere un breve copione teatrale con soli personaggi femminili”. In realtà ce n’è uno maschile, ma sta in scena giusto il tempo di dire una battuta e di fare una magra figura. Credo possa andare…

E, adesso, buona lettura.

***

Scena

Al tavolino di un bar, nel centro di una grande città del Nord Italia. Le tre donne sono sedute e stanno aspettando di ordinare.

Personaggi

Rosa: Quarantenne in carriera, vestita sempre in tailleur. Una donna piacente ed estroversa, emigrata dal sud per lavoro che è riuscita a farsi strada in una multinazionale. Single convinta.
Laura: Trentenne neoassunta presso la stessa multinazionale, cerca di imitare Rosa ma odia indossare le gonne. Ha il ragazzo, ma ancora non convivono.
Cinzia: Sessantenne. Donna vecchio stampo che, pur essendo solo una segretaria, ha tutta la considerazione delle altre due per i suoi quasi quarant’anni di servizio nella multinazionale. Sposata.
Cameriere: Un ragazzo giovane e mingherlino, con un’aria da nerd.

* * *

Rosa — Ragazze, sono così contenta di festeggiare!
Cinzia — Gliel’hai fatta vedere, a quel barbone dell’ingegner Giletti.
Laura — Lui e i suoi target di mercato. “Non ce la farete mai a vendere più di me”. Tiè. [Fa un gesto e ridono]
R. — Io, invece, non ce l’avrei mai fatta senza di voi.
C. — Non fare la finta modesta. Però è una bella sensazione aver vinto il premio di “migliore ufficio vendite”.
R. — Quest’anno tocca a noi la vacanza premio in Giamaica.
L. — Non vedo l’ora. Sole, mare, spiagge bianchissime.
C. — Non è certo per quello che la Giamaica è famosa, nel mondo.
R. — Non dirmi che hai intenzione di cominciare a fumare, alla tua età.
L. — [Sorridente] Non ti ci vedo proprio…
C. — Le mie canne me le sono fumate anche io, sapete? Era il sessantotto e avevano tutto un altro gusto. Un buon sapore di libertà. Ma non stavo pensando a quello; sarà stato al massimo il settantacinque quando nacque la sorellanza.
R. — La… cosa?
C. — Eravamo un bel gruppetto di segretarie, tutte giovani e neo assunte. Quando dall’America arrivò la lettera che annunciava Mister Ray Smith a capo della sezione EMEA, ci aspettavamo che si presentasse il solito vecchio con gli occhiali dalla montatura spessa. Alla Kissinger, per capirci. [R. e L. si guardano, senza capire]
L. — Invece?
C. — Invece si presentò un bel ragazzone appena uscito da Harward. Fascinoso. Simpatico. Con una voce bassa e calda che ti faceva rigare diritto e intanto ti scioglieva dentro. Ma, soprattutto, nero.
R. — Nero? In quegli anni?
C. — Non so. Forse fu per quello che lo mandarono qui. Di certo lui non ebbe mai a pentirsene, e noi neppure. [Ride tra sé, soddisfatta]
L. — E la sorellanza?
C. — Lui era qui, tutto solo. Noi prima fantasticammo su quanto doveva essere buono il cioccolatino e, poi, facemmo il club di tutte quelle che lo avevano assaggiato. La sorellanza, appunto, perché vieni-qui-che-ti-sbraniamo-a-turno sembrava un po’ troppo diretto.
L. — [Rivolta a R.] Cioccolatino?

Arriva il cameriere per le ordinazioni.

Cameriere — Cosa ordinate?
R. — Io prendo una bella coppa gelato. [Con voce sensuale e provocando il cameriere] Con tanta, tanta cioccolata…
Cameriere — [Imbarazzatissimo] Ma certo, signora, come preferisce.
C. — [Ridendo sotto i baffi] A me, ormai, la cioccolata fa male. Meglio che mi prenda qualcosa da bere: un Daiquiri, grazie.
L. — [Spaesata perché non capisce] Anche per me un gelato. [Ci pensa un attimo, incapace di decidere] Come il suo. [Indicando R.]

Il cameriere se ne va.

C. — [Rivolta a L., con tono confidenziale] La Giamaica è famosa per i… ehm… cioccolatini dal gusto lungo.
L. — [Illuminandosi] Oh! Quello! [Ridono tutte e tre]
R. — [Rivolta a L., con tono malizioso] Sai come si dice, no? Quando provi il nero, non torni più indietro.
L. — Davvero si dice così? [Rivolgendosi a C.] Ma tu come hai fatto a tornare indietro?
C. — Mister Smith finì il suo mandato qui e tornò negli States. La sorellanza si sciolse e mettemmo tutte la testa a posto. [Con tono materno] Faresti meglio a lasciare a casa il tuo ragazzo.
L. — Ci penserò, anche se preferisco qualcuno che mi sopporti tutti i mesi, quando sono in down, e che mi dica: “Amore, non è vero.” tutte le volte che gli dirò: “Guarda come sono ingrassata!”. E tu? Come farai con tuo marito?
C. —Per me non è più tempo: lo porterò con me e andrà benissimo la vaniglia. Senza contare che non sarei affatto tranquilla a lasciarlo a casa, da solo, per tre settimane.
R. — Me l’immagino. Ti servirebbe un freezer enorme per lasciargli pranzi e cene.
L. — [Sorridendo] Non morirà di fame, vedrai.
C. — Il problema è un altro. L’altra sera eravamo a letto e avevamo appena spento la luce. Nel buio sento che si volta verso di me e mi sussurra: “Sai, tesoro, anche se a volte litighiamo, siamo insieme da così tanti anni che non potrei mai stare senza di te. E se anche tu mi tradissi, io ti perdonerei sempre”.
R. — Che tenerone… E tu? Cosa gli hai risposto?
C. — [Acida] Io? Gli ho detto: “Ah sì? E da quant’è che vedi ‘sta zoccola?”

EDIT: leggi il secondo atto.

***

Queste storie sono scritte su richiesta dei lettori. Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.

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18 thoughts on “Cioccolatini

  1. Stupendo!! Me le vedo proprio, quelle tre, al tavolino… Povero cameriere!
    Mi hai fatto venire una voglia di andare in Jamaica… ma dovrò accontentarmi del misero pezzo di cioccolato al latte che è rimasto in frigo 🙂
    Grazie di aver accolto la sfida, direi che è vinta e stravinta! 😉

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  2. Molto bello questo racconto. Hai descritto la psicologia di tre donne. Dico, non una sola (che è già difficile da afferrare), ma ben tre. Bravo Michele!
    Adesso mi leggerò con calma i commenti delle tue lettrici, perchè sono molto interessato al loro parere. Io, in quanto profondamente ignorante della psiche femminile, posso solo dire che ho trovato il racconto godibile e assai verosimile.
    Poi leggerò anche il secondo atto, di cui mi arrivata notifica via emial giusto stamattina.
    Ciao!
    P.S. grande idea quella dei racconti a richiesta

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    • Se interagire con una dama fosse facile come scriverne, avrei un posto in staff con il Padreterno. 😉 A parte gli scherzi, la mia non è che pallida imitazione.

      “Dimmi una storia” è un’idea (meme) di Daniele Imperi ma, che sappia, sono io l’unico che davvero scrive a richiesta…

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