Mezze mele


Anche oggi abbiamo una storia a richiesta. Laura d’Amico chiede: “Scrivimi dell’amicizia e dell’amore!…di mezze mele…che possono diventare…mele intere!..io ho appena postato una poesia su’ questo argomento! …tu….scrivi un racconto!…che mi stupisca..,fino a farmi piangere!…” 

Buona lettura.

***

da Internet
da Internet

Come tutte le mattine, prima di andare a scuola, Tiffany si era vista allo specchio. Odiava quell’oggetto, piazzato da sua madre proprio sopra al lavandino: non c’era scampo al suo sguardo indagatore. Quella cosa se ne stava lì, appesa alla parete, riflettendo, indifferente, ogni malcapitato che gli si parasse davanti. Come si poteva amare quel vetro senza cuore?

Come tutte le mattine aveva visto quella ragazza guardarla, al di là di un lavandino identico al suo. Con le spalle un po’ più curve del giorno precedente. Con quegli occhi scuri e quegli stupidi capelli castani, né lisci né ricci, buoni solo per la frangetta che serve a nascondere il viso. Con quelle guanciotte troppo piene, che tanto piacevano a sua madre e che a lei facevano così schifo. La vita era ingiusta: lei non poteva permettersi neppure un grissino, mentre le sue amiche erano tutte magre, nonostante dicessero di mangiare un sacco di schifezze.

Anche quella mattina le due ragazze, divise da quel vetro, si erano guardate. Tiffany aveva pensato alla scuola che l’attendeva. Ai compagni, indifferenti a tutto tranne che alle gambe filiformi e alla scollatura di Gaia, la più carina della classe. Alle compagne, in perenne adorazione di quella stronza, delle sue unghie decoratissime, delle sue maglie alla moda e del suo thigh-gap. Di Tiffany, invece, non si interessava nessuno. Non c’era un cane che la considerasse e che le chiedesse: “Come stai?”. Che, di fronte al suo sorriso forzato mentre rispondeva: “Sto bene.”, le chiedesse: “Sì, ma come stai davvero?”. Per non parlare dei professori, sempre pronti ad ascoltare gli alunni. In teoria. Ma che attivavano l’udito solo durante le interrogazioni; terminati quei venti minuti di terrore tornavano sordi, al pari di tutti gli altri adulti.

L’idea della scuola si era coagulata in un istante alla bocca dello stomaco, in cerca della gola per farsi strada fino a uscire. Lei aveva stretto i denti solo perché sapeva che, tra tutta quella gente inutile, avrebbe visto Alex. Talmente bello che, solo a pensarci, una lacrima le faceva capolino tra le ciglia. Lui però se ne stava sempre sulle sue e lei non sarebbe mai riuscita a fare il primo passo. Si accontentava di spiarlo. Là, nel banco in seconda fila vicino alla finestra. Lui guardava fuori. E lei guardava lui.

Guardarlo non era comunque abbastanza, non per sopportare le battute velenose, per accettare i voti troppo bassi, per sostenere l’indifferenza. Tutti quei pensieri neri che abitavano il suo corpo e le toglievano l’aria. Aveva quasi ceduto sotto il loro peso, ma un giorno aveva scoperto come fare per liberarsene: le era caduto l’occhio sul rasoio di suo padre. Una piccola lametta, tagliente. Capace di aprire la pelle per lasciare che sgorgasse fuori tutto lo schifo che si sentiva dentro. Un piccolo dolore, uno per ogni taglio, con il quale la sua carne cercava di ricordarle che era viva. Tanti piccoli segni rossi, sulle braccia; uno per ogni giorno che aveva dovuto sopportare di essere ancora al mondo. Tiffany si era costruita il suo castello, le cui mura di cinta erano fatte di maglioni con maniche sempre più lunghe, per proteggersi dalla curiosità e dagli occhi degli altri.

Anche quella mattina, dopo aver sentito il brivido della lametta sulla pelle, se ne era andata a scuola. Tutto era stato uguale. Come sempre. Durante l’ora di ginnastica, però, Alex si era avvicinato proprio a lei e Tiffany si era sentita morire.

— Guarda, hai la maglia sporca. — aveva detto, — Cos’è? Sembra sangue.

Era avvampata. Per la vergogna di essersi fatta sorprendere. Per aver messo in mostra le proprie debolezze all’unico a cui avrebbe voluto apparire perfetta. Ma non lo era. Aveva cercato di schermirsi, ma il professore aveva insistito e lei aveva dovuto alzare la manica e rivelare tutte quelle righe rosse che le segnavano il braccio. Alex si era messo a ridere di gusto:

— Ragazzi, guardate questa! Dev’essersi sbagliata a fare la ceretta…

Tutti, nella classe, si erano messi a ridere con lui. Poi se n’erano andati. Anche il professore. Gli occhi di Tiffany si erano riempiti di lacrime e s’era accorta solo dopo molti minuti che, a fianco a lei, era rimasto solo Andrea. Il più mingherlino della classe, malato di non si sa cosa e sempre esonerato da educazione fisica. L’aveva guardata senza chiedere nulla, quindi aveva alzato anche lui una manica. Sul suo braccio, tante piccole linee rosse che la chiamavano.

— Non ti ama chi se ne va. — aveva detto lui, sottovoce, quasi avesse paura di rompere quell’attimo, — Non ti ama chi ride. Sai quante volte ho scritto il tuo nome sul mio banco? Conta chi resta, il resto non conta.

***

Queste storie sono scritte su richiesta dei lettori. Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.

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3 pensieri riguardo “Mezze mele

  1. Avevo letto questa storia sul telefono e poi mi sono scordata di commentare. Mi ha fatto piacere ritrovare Tiffany, e vederla in un contesto diverso, quello della scuola, e con una descrizione fisica più accurata, più reale. Mi sono commossa a leggere di Andrea, e mi sono chiesta come reagirà Tiff alla sua offerta di compagnia… purtroppo credo che lo chiamerà sfigato e si allontanerà col naso in su, ma non si sa mai che col tempo cambierà idea…

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    1. È stato un omaggio al tuo personaggio; sono contento che ti abbia fatto piacere ritrovarla, perché avevo anche un po’ di timore a “rubartela”. Questa Tiff mi sembra distante dalla tua: meno chiusa in se stessa e più disposta ad accettare le persone. Non saprei dire se possa essere un’evoluzione: la psicologa sei tu…

      Chi volesse leggere il racconto originale, lo può trovare qui: http://www.deagostibus.it/2015/01/rosso.html

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  2. Ormai sono abituata ai tuoi furti d’autore, ti chiamerò Lupin III 🙂
    Sicuramente la tua visione è ottimista rispetto a quella che avrei immaginato io, ma capita spesso di vedere ragazzi che daresti per persi trasformarsi in uomini e donne più maturi e sicuri di sé, difficilmente riconoscibili da quelli che erano durante l’adolescenza.

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