Cioccolatini – atto II


Quando ho pubblicato “Cioccolatini”, la settimana scorsa, mi ero focalizzato su una prosa brillante tutta al femminile: per far ridere, una delle opzioni più semplici è fare riferimento agli stereotipi e così ho fatto, andando a prendere il rapporto uomini/donne. Fin qui tutto troppo facile. Se non fosse che esiste il test di Bechdel; non che non sapessi della sua esistenza, ma volevo qualcosa che facesse ridere e in quel momento il test bloccava tutte le mie idee. Per chi avesse dei dubbi, posso dimostrare di aver superato il test in tempi non sospetti (per esempio con Mandala) oppure di essere un autore sessista e maschilista perché, anche in quel caso, non ho saputo esimermi dall’usare una volta la parola “uomo” (nel qual caso chiedo asilo politico a Miki Moz).

(DISCLAIMER: excusatio non petita) Ad ogni modo ho voluto provare a scrivere un seguito che superasse il test; un secondo atto che catturi un momento successivo. Qualche battuta sugli uomini m’è scappata ancora, ma i personaggi sono quelli e sarebbe stato un seguito poco credibile se non l’avessero fatto; però il tema è quello della maternità: più femminile di così, non si può!

Helgaldo e Drama Queen riconosceranno i suggerimenti che mi hanno voluto dare: li ringrazio fin d’ora per avermi dedicato il loro tempo. Adesso è ora di andare in scena: questa è una sfida che porto a me stesso. Fu vera gloria? A voi l’ardua sentenza!

***

photo credit: March Challenge Day 20_before and after 5 via photopin (license)
photo credit: March Challenge Day 20_before and after 5 via photopin (license)

Scena

Al tavolino di un bar, nel centro di una grande città del Nord Italia. Le tre donne sono sedute e hanno già consumato; sul tavolo ci sono due coppe di gelato, vuote, e un bicchiere da cocktail, quasi pieno. Sul tavolo ci sono anche tre tazzine di caffè, servite con il cioccolatino.

Personaggi

Rosa: Quarantenne in carriera, vestita sempre in tailleur. Una donna piacente ed estroversa, emigrata dal sud per lavoro che è riuscita a farsi strada in una multinazionale. Single convinta.
Laura: Trentenne neoassunta presso la stessa multinazionale, cerca di imitare Rosa ma odia indossare le gonne. Ha il ragazzo, ma ancora non convivono.
Cinzia: Sessantenne. Donna vecchio stampo che, pur essendo solo una segretaria, ha tutta la considerazione delle altre due per i suoi quasi quarant’anni di servizio nella multinazionale. Sposata.

* * *

Rosa — [Rivolta a Cinzia] Non ho capito perché tu non abbia bevuto il tuo Daiquiri.
Cinzia — Mi sono venuti i sensi di colpa; se lo bevo, domani peserò un chilo in più. Meglio un caffè senza zucchero.
Laura — Per un cocktail? Cosa vuoi che sia… [Guardandosi i fianchi] Mia mamma dice sempre che sono troppo magra, ma io mangio un sacco…
Cinzia —Anche io, alla tua età. Poi arrivi alla mia e ti domandi se, con il cambio dell’ora, si possa mettere indietro anche la bilancia, e non solo l’orologio.
Laura — [Con un sorriso] Dai che non è vero che, per avere soddisfazioni dalla bilancia, devi leggerti l’oroscopo.
Cinzia — [Filosofica] Le soddisfazioni, quelle vere, te le danno le persone. Non le cose. [Pausa] E quella più grande di tutti me la sta per dare la mia bambina!
Laura — Si sposa?
Cinzia — [Accigliata] Ehi! Ho detto soddisfazione. [Piccola pausa, poi abbassando la voce] Va a stare da sola.
Rosa — Era ora, no? Ha l’età di Laura…
Cinzia — E quindi? Anche lei vive ancora con i suoi.
Laura — Se solo il mio ragazzo riuscisse a trovare un lavoro…
Cinzia — Stai così male a casa tua?
Laura — Beh, no, però vorrei vivere la mia vita.
Cinzia — Ma sentitela. La sua vita… [Inquisitiva] Come si fa a fare il brodo?
Laura — Non so… Con il dado? Comunque, a me, il brodo non piace.
Cinzia — [Teatrale, rivolta al pubblico] Eccoci qua: vi presento la volpe e l’uva!
Rosa — [Ridendo] Per fortuna che eri orgogliosa e soddisfatta.
Cinzia — Cosa vorresti dire?
Rosa — Che mi sembri piuttosto vittima della sindrome da nido vuoto.
Cinzia — [A voce alta, per distogliere l’attenzione da sé] La mia bambina è brava, sai? Se la caverà egregiamente.
Rosa — Non ne dubito. Ma lo farà lontano da te…
Cinzia — [All’improvviso triste] Non è terribile? Per chi farò da mangiare, dopo?
Laura — Per noi! Perché non porti una torta in ufficio, ogni tanto? Sono così buone e…
Rosa — E se invece di fare sempre qualcosa per gli altri cominciassi a fare qualcosa per te?
Cinzia — Per me?
Rosa — Certo! Potresti cominciare andando dalla parrucchiera, per esempio.
Cinzia — A farmi bella? Per chi? Se anche tornassi a casa con i capelli verdi, non se ne accorgerebbe nessuno.
Rosa — Staresti meglio tu. Io, per esempio, mi sento sempre bene quando torno a casa dall’estetista.
Cinzia — [Curiosa] Ah sì? Cos’hai fatto di bello, l’ultima volta?
Rosa — Una brasiliana.
Laura — Una… cosa?
Cinzia — Una depilazione integrale.
Laura — Ma… anche là?
Cinzia — [Ridendo] Soprattutto là!
Laura — [Rivolta a Rosa] Fa male? E a cosa serve, poi?
Rosa — Se l’estetista ci sa fare, non fa troppo male. E le differenze dopo… [prende un cioccolatino, lo scarta e ammicca a Cinzia] si sentono meglio.
Laura — [Cercando di accettare l’idea] Se lo dici tu.
Rosa — [Rivolta a Cinzia] Sii orgogliosa di lei, ma lasciala andare. Non soffocarla. Non tempestarla di telefonate. Ha una vita, da vivere. Se non impara adesso che può ancora contare su di te, come farà quando non ci sarai più?
Cinzia — Hai ragione. Ma non è facile.
Rosa — Lei ha bisogno di una madre felice. Divertiti. Coccolati. Hai una seconda giovinezza davanti a te.
Cinzia — Dopo una vita passata a preoccuparsi degli altri, ci si dimentica di averne una propria.
Laura — Non ti angustiare sempre. Potresti far finta di essere tornata ai tempi della sorellanza…
Cinzia — [La guarda, sorride, poi prende anche lei un cioccolatino e comincia a scartarlo] Perché no?

***

Queste storie sono scritte su richiesta dei lettori (ma in questo caso dell’autore!). Richiedine una o leggi quelle già scritte in Dimmi che storia scrivere.

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9 pensieri riguardo “Cioccolatini – atto II

  1. Bello anche questo.
    Imparo un sacco di cose leggendoti. Innanzitutto non sapevo cosa fosse la brasiliana 🙂 e poi il test di Bechdel mi ha sconvolto, adesso mi verrà sempre in mente ogni volta che scriverò un racconto (ci tengo a non essere considerato sessista).
    Ciao Michele e complimenti ancora.

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  2. Mi pare che l’opera prosegua. Aspettiamo ora il terzo atto, quello conclusivo. il secondo è interlocutorio e prepara il gran finale.
    Questo test non l’ho tanto capito, ci credo poco. Dovrò ragionarci, ma a spanne non mi piace, sa di politicamente corretto.

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    1. Il test non mi è simpatico perché fa parte di quelle cose di cui non dovrebbe esserci bisogno, al mondo. Dato però che siamo ancora molto lontani dalla perfezione, allora mi sta bene che esista. Quanto a me, è solo una di quelle cose che rendono più difficile la costruzione della storia; riuscire a farlo dà più gusto, perché non è vero che mi piace vincere facile.

      Le trilogie vanno troppo di moda, ultimamente. E a me piacciono i finali aperti 😉

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