Ancora tu (ma non dovevamo vederci più?)


Anche questo è un piccolo pezzo di teatro, scritto per il giocare con gli altri autori di Mi metto in gioco; c’è qualche piccola modifica, rispetto a quanto già pubblicato là, per cercare di accogliere ciò che mi era stato suggerito. Il tema di febbraio era l’incontro.

Incontro casuale e imprevisto o anche un incontro programmato, un appuntamento. Incontro da brivido, oppure un incontro che fa nascere un sorriso. Incontro con un proprio simile, ma anche con un “diverso”, anche con uno “molto diverso”. In ogni caso l’incontro è il momento in cui  le vite di due o più individui vengono in contatto e non si sa quello che succederà da quel momento in poi nell’esistenza di ognuno.

***

PROTAGONISTI

Giacomo e Anna, un tempo marito e moglie ma ormai divorziati da anni.

SCENA

Un locale di spogliarelliste. La musica alta, le luci soffuse e i lampi delle stroboscopiche fanno intuire che lo spettacolo è in corso. Anna è appoggiata al bancone del bar, dando le spalle alla platea. Giacomo si avvicina per ordinare, ma prima che il barman (che non è in scena) si avvicini a prendere l’ordine, lui la guarda sorpreso e comincia a parlarle.

Giacomo — Che sorpresa trovarti qui, Anna.
Anna — Se fossi ancora tua moglie, staresti per passare un brutto quarto d’ora.
Giacomo — Gli anni passano, ma sei sempre uguale, eh?
Anna — Invece no, perché oggi non ti sgriderò. Vieni qui, fatti abbracciare.
Giacomo — Come sei diventata espansiva…
Anna — Gli anni passano, ma la gente cambia. Come stai?
Giacomo — [Pausa] Lavoro, ecco tutto. Non poco, di questi tempi.
Anna — Sì, ma… nella vita?
Giacomo — Vita? Non c’è granché da raccontare, da quando sei andata via.
Anna — Vorresti dirmi che, da quando ci siamo lasciati, non hai più avuto una donna?
Giacomo — Se devo essere sincero, no.
Anna — È per questo che sei qui?
Giacomo — Non ho nessuno: fuori dall’ufficio, per me, c’è solo tanta noia. Le domeniche non passano mai. Le serate neppure. Così, al sabato sera, vengo qui. C’è la musica. Le luci colorate. Gente che parla.
Anna — Io mi deprimerei ancora di più!
Giacomo — Io, invece, mi sento meno solo.
Anna — Non hai neanche un amico?
Giacomo — Amici? Hanno tutti famiglia. I figli. Ma io…
Anna — Sei il solito orso. E così? Non fai proprio niente?
Giacomo — Ho ricominciato a fumare.
Anna — Bella roba. Non siamo mai stati uguali, noi due.
Giacomo — Però, come si dice, gli opposti si attraggono.
Anna — Oppure litigano. Non te ne ricordi più?
Giacomo — Eravamo così giovani e inesperti. [Pausa] Lascia che ti offra qualcosa da bere. Cosa prendi?
Anna — Un mojito, grazie.
Giacomo — [Sorride] Da quando bevi alcolici?
Anna — Mi capita, a volte. Sarà la musica che fa venire voglia di ballare… Oppure le luci colorate e la penombra invitante degli angoli… [Muove i fianchi, mimando un passo di danza che sembra quasi un amplesso] Mmm… Non so, ma tutta l’atmosfera, qui, mi fa venire voglia di ubriacarmi.
Giacomo — Beata te. Anche io vorrei essere così… così…
Anna — Così… come?
Giacomo — Sei cambiata tanto, lo sai? Una volta non eri così s… spigliata.
Anna — O volevi dire simpatica?
Giacomo — Scusa, io non…
Anna — Ma no. Non preoccuparti. Come sei teso, mio caro. Non mi offendo, se mi dici che sono simpatica. Anzi.
Giacomo — Sembra che gli anni, per te, non siano passati. Sei bella come allora, sembri persino ringiovanita. A me, invece, è cresciuta quest’orribile pancia. Senza contare questi capelli bianchi; sempre più radi, per giunta.
Anna — La palestra, l’estetista e la parrucchiera fanno miracoli.
Giacomo — Sì, ma non è solo quello. Sei… radiosa.
Anna — Davvero? Grazie.
Giacomo — Io non so cosa faccia, tu, nella vita. Però, se il destino ci ha fatto rincontrare… Addirittura in un locale come questo.
Anna — È davvero strano, dopo tanti anni, rivedersi proprio in un club per spogliarelliste.
Giacomo — Magari potremmo vederci, fuori. In qualche posto più normale. In ricordo dei vecchi tempi. Cosa ne dici?
Anna — Non credo che sia una buona idea.
Giacomo — Perché? Pensi che non funzionerebbe? Che torneremmo a litigare? Oppure…
Anna — Tu non hai mai capito molto, di me; ma le cose sono cambiate e io ho trovato la mia strada. Vedi quella ragazza, là, sul palco?
Giacomo — Chi? La bionda? Quella che ha appena finito di esibirsi al palo?
Anna — Sì. Sto con lei, adesso: sono solo venuta a prenderla, poi andiamo a casa sua. È lì che abito. Scusa, ma devo proprio scappare: mi aspetta in camerino ed è molto gelosa, lei. Addio!

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8 thoughts on “Ancora tu (ma non dovevamo vederci più?)

  1. Come sempre, ottima capacità di far cadere il lettore nella storia a piedi pari. Mi piace questa nuova vena… “girlpower”, che fluisce dalla tua penna, c’è per caso un motivo personale, o forse commerciale, dietro questa scelta?

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    • Causa sopraggiunti limiti di età, ormai sono impermeabile a qualsiasi tipo di power 🙂

      Scherzi a parte, l’unica cosa che spinge quello che pubblico sul blog è la sperimentazione e la voglia di trovare i miei limiti. Tutto qui.
      Di conseguenza, ogni riferimento è puramente casuale. 😉

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  2. Bello mettersi in gioco così. Devo però essere sincero: ho sempre avuto problemi con i dialoghi (e con le spogliarelliste, se devo essere ancora più sincero… cioè, non mi è mai capitato di conoscerne qualcuna, ma questa è un’altra storia). Le persone reali non parlano spiegando tutto, parlando così esplicitamente. Mi chiedo se a teatro le regole siano diverse. Che sorpresa trovarti qui, Anna mi pare già troppo didascalico: è una mia impressione’ Fisime? Lei che risponde se fossi ancora tua moglie… mi pare che più che parlare tra di loro, parlano con il pubblico. Mi chiedo se è così che si fa a teatro. So che nel cinema non si fa (non si dovrebbe fare, non sarebbe un buon dialogo). Tu che frequenti anche Drama queen, potete illuminarmi?

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    • Drama Queen mi ha già tirato le orecchie con Cioccolatini I, per essere sinceri: le prime righe sono tutte di infodump. In questo senso non credo ci sia differenza, tra cinema e teatro.
      Il mio problema è che non ho un copione per diluire queste informazioni, ma solo due o tre battute; rimane però la necessità di proiettare lo spettatore/lettore nella storia.
      Meglio di così, devo ammetterlo, non sono riuscito a fare… però accetto suggerimenti, esempi e ulteriori lavate di capo 🙂

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  3. Il mio conto è grigio… nessuna lavata. Te la butto lì, ma ripeto, sono una frana sui dialoghi. Avremo una lavata di capo a testa domani…

    Giacomo — Lo sa che lei assomiglia molto a mia moglie?
    Anna — (tira l’ultima boccata di fumo e spegne la sigaretta in un posacenere sul bancone) Ma lei non assomiglia per niente a mio marito.
    Giacomo — Simpatica. Facciamo conoscenza?
    Anna — Invece no.
    Giacomo — Ti vedo espansiva.
    Anna — Gli anni passano, e la gente cambia. Come stai?
    Giacomo — [Pausa] Lavoro.
    Anna — Sì, ma… nella vita?
    Giacomo — Non c’è granché da raccontare, da quando te ne sei andata.
    Anna — Vorresti dirmi che non hai avuto altre storie?
    Giacomo — Se devo essere sincero, no.
    Anna — Ecco il motivo per cui sei qui.
    Giacomo — Non ho nessuno. Settimana lavoro, Al sabato sera vengo qui. C’è la musica. Le luci colorate. Gente che parla.
    Anna — Come sei deprimente…
    Giacomo — Qui mi sento meno solo.
    Anna — Sei il solito orso. Per questo ti ho lasciato.
    Giacomo — Ho ricominciato a fumare. Hai una sigaretta? Una sigaretta non si rifiuta a nessuno, Neanche all’ex marito. In questo siamo di nuovo uguali.
    Anna — Bella roba. (prende dalla bustina il pacchetto di sigarette. Se ne accende una, tira una boccata, poi passa la sigaretta al marito). Non siamo mai stati uguali, noi due.
    Giacomo — Però, come si dice, gli opposti si attraggono.
    Anna — Si respingono vorrai dire… Non te ne ricordi più?
    Giacomo — Eravamo giovani [Pausa] Ti offro da bere.
    Anna — (la barman) Un mojito.
    Giacomo — [Sorride] Da quando bevi pesante?
    Anna — Mi capita, a volte. [Muove i fianchi al ritmo che pompa, mimando un amplesso] Mmm… Non so, tutta l’atmosfera, mi fa venire voglia di ubriacarmi.
    Giacomo — Beata te. Anche io vorrei essere così… così…
    Anna — Così… cosa?
    Giacomo — Sei cambiata. Una volta non eri così s… spigliata.
    Anna — O volevi dire stronza?
    Giacomo — Scusa, io non…
    Anna — E non scusarti sempre.Sei sempre teso. Non mi offendo, se mi dici stronza, Anzi.
    Giacomo — Gli anni, per te, non sembrano passati. Sei bella come allora. A me, invece, è cresciuta la pancia. Guarda. (si tocca la pancia) Senza contare i capelli bianchi; radi, (si tocca la nuca) Vedi?
    Anna — La lontananza da te fa miracoli.
    Giacomo — Sei… radiosa.
    Anna — Davvero? Grazie.
    Giacomo — Io non so come vivi ora. Però, il destino ci ha fatto rincontrare… Addirittura in un locale così.
    Anna — È strano, dopo tanti anni, rivedersi in un club per spogliarelliste.
    Giacomo — Magari possiamo vederci, fuori. In qualche posto più normale. Ricordiamo i vecchi tempi. Cosa ne dici?
    Anna — Dico di no.
    Giacomo — Perché? Pensi che non funzionerebbe? Che litigheremmo di nuovo? Anna, io credo che…
    Anna — (lo interrompe) Tu non hai capito; le cose sono molto cambiate e io ho trovato un’altra strada. La vedi? (indica una ragazza sul palco che fa la lap dance)
    Giacomo — Chi? Quella puttana?
    Anna — Sì. Sto con lei, poi andiamo a casa sua. È lì che abito. Scusa, ma devo proprio andare in bagno ora. È stato bello offrirti l’ultima sigaretta.

    Non è quello che volevi dire, ok, lo so. Ma non c’è cosa più bella che sfruttare a mio vantaggio la fatica che hai fatto tu per costruire un dialogo da zero…

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    • Molto meglio del mio… E io dovrei proprio essere l’ultimo a lamentarsi se gli rubano qualcosa 🙂
      Ci sono una serie di motivi molto chiari per cui è meglio, ma il principale è che questo, a differenza del mio, non “tira il sasso e nasconde la mano”. Che, tra parentesi, a mio modo di vedere è uno dei miei difetti principali…
      È davvero un peccato che stia qui, tra i commenti: decidi in fretta e fammi sapere: perché se non lo pubblichi tu, te lo pubblico io!

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      • Scrivere in coppia è una pratica normalissima sia nel cinema sia in teatro. In letteratura non mancano esempi famosi, però lo concepisco meno. Ma nei primi due casi è frequente. Tu hai fatto il lavoro sporco, passare dal nulla alla storia. Io quello facile, migliorare il testo (che è l’attività che so far meglio). Poi ci sarebbe l’intervento del regista, dell’attore… possono migliorare ulteriormente la scena o peggiorarla. Dipende da tanti fattori… eh, è lunga. Chiedere a chi sai tu di provare a interpretarla. Fai quel che vuoi del testo. Non è rubare, è solo la seconda stesura, bellezza!
        Cambia il titolo (visto che è un qualcosa che non ti piace fare. Pensane cento come quello scrittore che conosci bene). Ti proporrei La strana coppia, che sono loro come ex coppia e come nuova coppia, ma siamo anche noi.
        Però l’hanno già preso come titolo… ci mettiamo a competere con Neil Simon?

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