La sigaretta della staffa (era: Ancora tu?)


Questo è quello che amo del blog. Non c’è On Writing che tenga: provare, sbagliare, indicarsi l’un l’altro le aree migliorabili e poi farlo. Perché non c’è un consiglio migliore di un esempio.

Così, quando ho pubblicato “Ancora tu?”, Helgaldo mi ha fatto notare che i dialoghi erano troppo didascalici (ok, lui ha detto “finti” e io aggiungo “di plastica”), specialmente all’inizio. Ho tentato una debole difesa d’ufficio, poi ho chiesto: “Come si possono migliorare? Accetto suggerimenti.”

Detto, fatto. Lui ha preso la palla al balzo e mi ha infilato nei commenti il dialogo rivisto e corretto. È assai meglio del mio, ed era davvero un peccato lasciarlo là. Adesso, però, Helgaldo (sempre lui!) ha anche un’altra richiesta: “Ehi, Drama Queen! Ci manca solo qualcuno che lo porti in scena!”

Già che c’era mi ha anche detto di trovargli un altro titolo. Per fare esercizio, ha detto.

***

PROTAGONISTI

Giacomo e Anna, un tempo marito e moglie ma ormai divorziati da anni.

SCENA

Un locale di spogliarelliste. La musica alta, le luci soffuse e i lampi delle stroboscopiche fanno intuire che lo spettacolo è in corso. Anna è appoggiata al bancone del bar, dando le spalle alla platea. Giacomo si avvicina per ordinare, ma prima che il barman (che non è in scena) si avvicini a prendere l’ordine, lui la guarda sorpreso e comincia a parlarle.

Giacomo — Lo sa che lei assomiglia molto a mia moglie?
Anna — [Tira l’ultima boccata di fumo e spegne la sigaretta in un posacenere sul bancone] Ma lei non assomiglia per niente a mio marito.
Giacomo — Simpatica. Facciamo conoscenza?
Anna — Invece no.
Giacomo — Ti vedo espansiva.
Anna — Gli anni passano, e la gente cambia. Come stai?
Giacomo — [Pausa] Lavoro.
Anna — Sì, ma… nella vita?
Giacomo — Non c’è granché da raccontare, da quando te ne sei andata.
Anna — Vorresti dirmi che non hai avuto altre storie?
Giacomo — Se devo essere sincero, no.
Anna — Ecco il motivo per cui sei qui.
Giacomo — Non ho nessuno. Settimana lavoro, Al sabato sera vengo qui. C’è la musica. Le luci colorate. Gente che parla.
Anna — Come sei deprimente…
Giacomo — Qui mi sento meno solo.
Anna — Sei il solito orso. Per questo ti ho lasciato.
Giacomo — Ho ricominciato a fumare. Hai una sigaretta? Una sigaretta non si rifiuta a nessuno. Neanche all’ex marito. In questo siamo di nuovo uguali.
Anna — Bella roba. [Prende dalla bustina il pacchetto di sigarette. Se ne accende una, tira una boccata, poi passa la sigaretta al marito.] Non siamo mai stati uguali, noi due.
Giacomo — Però, come si dice, gli opposti si attraggono.
Anna — Si respingono vorrai dire… Non te ne ricordi più?
Giacomo — Eravamo giovani. [Pausa] Ti offro da bere.
Anna — [Al barman] Un mojito.
Giacomo — [Sorride] Da quando bevi pesante?
Anna — Mi capita, a volte. [Muove i fianchi al ritmo che pompa, mimando un amplesso] Mmm… Non so, tutta l’atmosfera, mi fa venire voglia di ubriacarmi.
Giacomo — Beata te. Anche io vorrei essere così… così…
Anna — Così… cosa?
Giacomo — Sei cambiata. Una volta non eri così s… spigliata.
Anna — O volevi dire stronza?
Giacomo — Scusa, io non…
Anna — E non scusarti sempre. Sei sempre teso. Non mi offendo, se mi dici stronza. Anzi.
Giacomo — Gli anni, per te, non sembrano passati. Sei bella come allora. A me, invece, è cresciuta la pancia. Guarda. [Si tocca la pancia] Senza contare i capelli bianchi. Radi. [Si tocca la nuca] Vedi?
Anna — La lontananza da te fa miracoli.
Giacomo — Sei… radiosa.
Anna — Davvero? Grazie.
Giacomo — Io non so come vivi ora. Però, il destino ci ha fatto rincontrare… Addirittura in un locale così.
Anna — È strano, dopo tanti anni, rivedersi in un club per spogliarelliste.
Giacomo — Magari possiamo vederci, fuori. In qualche posto più normale. Ricordiamo i vecchi tempi. Cosa ne dici?
Anna — Dico di no.
Giacomo — Perché? Pensi che non funzionerebbe? Che litigheremmo di nuovo? Anna, io credo che…
Anna — [Lo interrompe] Tu non hai capito; le cose sono molto cambiate e io ho trovato un’altra strada. La vedi? [Indica una ragazza sul palco che fa la lap dance]
Giacomo — Chi? Quella puttana?
Anna — Sì. Sto con lei, poi andiamo a casa sua. È lì che abito. Scusa, ma devo proprio andare in bagno ora. È stato bello offrirti l’ultima sigaretta.

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34 thoughts on “La sigaretta della staffa (era: Ancora tu?)

  1. Giusto, è un troncamento, e non un apostrofo rosa. Il dialogo è qualcosa che mi mette sempre in difficoltà. E spesso la giustificazione delle parole usate dai personaggi avviene a posteriori. Lui è remissivo, depresso. Almeno, mi è cresciuto frase dopo frase in questo modo. Lui invece proiettata in una nuova vita più libera, meno convenzionale. Magari sbaglio, ma proprio un fatto credibile e banale come fare la pipì può “mostrare” senza dire la fine di un rapporto. E poi lui ha appena dato un giudizio pesante su una sconosciuta, che è la nuova compagna di lei.Ci sta che si tronchi in questo modo, anziché con un abbraccio. Ma è solo una soluzione. Cara Lisa, cara Marina, perché non riprendere la prima versione e riscriverla secondo il vostro gusto personale? Poi la spedite a Miscarparo70 nei commenti e dovrà fare un altro post, con un altro titolo, e via all’infinito.

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  2. L’appunto di Lisa, che ha qualche dubbio sul finale di questa scena mi ha stimolato a riflettere su ciò che rimane in scena. Effettivamente manca qualcosa, una conclusione che soddisfi lo spettatore. Una parte di me sentiva questa mancanza, l’altra – quella che scrive – sempre pigra non si sbatteva più di tanto. Doveva arrivare il “rimprovero” di Lisa per rimettermi in carreggiata.

    Dunque. Anna dice la sua ultima battuta ed esce di scena. Resta Giacomo con la sigaretta accesa. Se fossi al cinema, e non a teatro, gli farei fare due o tre tiri lenti con la sigaretta, dilatando i tempi, e poi la sua mano la spegnerebbe nel posacenere accanto al mozzicone della ex. Andandosene rimarrebbe in scena il posacenere con i due mozziconi affiancati, segno di un’amore spento, consumato, finito.

    In questo modo si chiuderebbe il ciclo delle due sigarette, quella iniziale di Anna, quella finale di Giacomo. E l’ultima battuta di Anna avrebbe un significato duplice, reale e figurato.

    Se invece restiamo a teatro, non so come concludere. Cambia il mezzo, non posso spostare l’attenzione sul dettaglio del posacenere.

    Va meglio di prima? Che ne dite?

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    • Ci sono cose che si possono e non si possono fare, tra cinema e teatro. In teatro non si può zoomare sul portacenere, è vero. Ma al cinema non puoi parlare con il pubblico, per esempio.
      Così, per chiudere spostando l’attenzione sulle sigarette, lui potrebbe rivolgersi alla platea dicendo “Tanto volevo smettere di fumare”, facendo la fine della volpe con l’uva… Anche se questa battuta sporca, in realtà, l’atmosfera che avevi creato.

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  3. Pingback: Decostruire e ricostruire |

  4. Bella anche questa versione dell'”opera”. Non so perché, ma mi dà l’impressione di una maggiore velocità, come se tutto si svolgesse ad un ritmo più serrato, mentre nella versione precedente il dialogo era più compassato, più “lento”. E’ un’impressione solo mia?

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  5. bello il finale cinematografico con le due sigarette nel posacenere. questo dialogo potrebbe avere tante sfumature diverse, basta dare due caratteri chiari e ben definiti ai due personaggi ad es. personalità, estrazione sociale, e da questi caratteri scegliere anche un lessico appropriato, nel senso di dare ‘colore’ alla parlata. l’idea di smontarlo e rimontarlo mi attira, tempo permettendo. ma in ogni caso verrò a vedere gli sviluppi

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    • Il difficile del gioco, almeno per me, è proprio nel tirare fuori i due caratteri nello spazio di una pagina. E poi non è un gioco a termine: quando deciderai di dare la tua versione, io sarò qui per pubblicarla.

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  6. Mi è venuto in mente che siamo rimasti con un mojito in ballo che poi non viene sfruttato. Se fossi a teatro, e non più al cinema (questo cambiare tra cinema e teatro mi fa sorridere, immagino gli spettatori che a seconda di ciò che diciamo vengono spostati in pullman tra cinema e teatri), si potrebbe dopo l’uscita di Anna rimanere in scena con Giacomo che fuma la sigaretta, e poi giunge il barman (che non abbiamo mai visto prima) con l’ordinazione del mojito.

    Barman – [si guarda attorno] Il mojito per la signora.

    Ora Giacomo ha la possibilità di dire una battuta finale, breve e fulminante, o quanto meno conclusiva, che chiude la scena senza rivolgersi al pubblico. Potrebbe rivolgersi al barman, ma anche a se stesso. Qualcosa che si leghi al mojito, o anche no. Già, ma che cosa dire per chiudere alla grande?

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    • Visto che si parla di mojito e sigaretta, io proporrei questa:

      Giacomo – (prende il bicchiere e guarda prima quello e poi la sigaretta) Bacco, tabacco… (guarda per dove se n’è andata Anna, con tono deluso) E Venere?

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  7. Barman – [si guarda attorno] Il mojito per la signora. (appoggia il cocktail sul bancone).

    Giacomo non si muove, continua a fumare lentamente fissando il mojito sul bancone. Il livello della musica cresce di intensità fino a sfondare i timpani mentre il sipario si chiude sulla scena.

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    • Barman – [si guarda attorno] Il mojito per la signora. (appoggia il cocktail sul bancone).
      Giacomo fa per prendere il bicchiere, ma appare una ragazza assai poco vestita, che ha appena terminato lo spettacolo (la “puttana”) che arriva, beve il bicchiere tutto d’un colpo, dice: “Grazie, amore. Ci voleva proprio, dopo un ballo al palo.” e se ne va.

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  8. Barman – [si guarda attorno] Il mojito per la signora. (appoggia il cocktail sul bancone).
    Giacomo – (prende il bicchiere, lo porta all’altezza del viso, e facendo ‘spallucce’ rivolto al barman)
    – Ma sì! Brindiamo alla salute, ché quando c’è quella il resto si sistema.

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    • La vita ha sempre la priorità! Senza contare che i dialoghi sono sempre qui: quando e se ti andrà di dire la tua basta mettere un commento…
      Anche se non è molto, ti mando un abbraccio virtuale, per alleviare le magagne della vita reale.

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      • Mmhh… ad essere sincera non sono magagne negative, solo pigrizia e impegni… però l’abbraccio me lo tengo lo stesso 🙂
        Dunque io quando recitavo in teatro fumavo spesso e ricordo che il regista giocava molto con le luci e i “tiri” di paglia, ci sono tecniche per fare la “nuvoletta” che resta sospesa a mezz’aria.
        Se metti una luce fredda su una scenografia blu e lasci due mozziconi accesi in un posacenere a metà palco non c’è bisogno dello zoom per far capire al pubblico che al centro della scena è rimasto “tanto fumo e niente arrosto”. Questo è il mio finale preferito tra quelli proposti.
        E il mojito dove lo metti? Direte voi… beh, me lo bevo, no?

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  9. La soluzione di Lisa, sul posacenere, in realtà me l’ero immaginata visivamente anche per il teatro con il fumo che sale e i giochi di luce, però aspettavo un parere tecnico. Ovviamente mi pare la soluzione più efficace (ma gioco in casa avendo proposto la stessa cosa per il cinema). Mi pare concluda con lo stesso tono “serio” la scena. Ma perché non continuare con proposte alternative? E se la spogliarellista entrasse in scena con passo deciso e gettasse in faccia il cocktail a Giacomo e poi se ne uscisse con uguale fermezza? Cosa direbbe Giacomo al barman per concludere?

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  10. Hai ragione helgaldo, sicuramente il finale proposto prima è un luogo comune, in questo caso voleva esprimere la rassegnazione di un individuo che non si aspetta niente altro dalla vita e quindi ha un suo perché. Se invece vogliamo cambiare carattere al personaggio e trasformarlo in uno ancora curioso e vitale potrebbe diventare
    Barman – [si guarda attorno] Il mojito per la signora. (appoggia il cocktail sul bancone).
    Giacomo – (prende il bicchiere, lo porta all’altezza del viso, e facendo ‘spallucce’ rivolto al barman e guardandolo negli occhi)
    – Ma sì! Brindiamo alla salute, cosa fai dopo dopo la chiusura…ti aspetto?

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      • L’idea è da lacrime agli occhi, complimenti per la fantasia e l’intraprendenza, tempodiverso! Purtroppo per come si presenta Giacomo non credo proprio abbia la sensibilità e l’apertura mentale che lo porterebbe a fare un ragionamento con questo tipo di finale. Secondo me uno che si lamenta della panza e dei capelli bianchi ed è in un locale per spogliarelliste è etero fino all’osso.

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