Lotto marzo


photo credit: #FFFF00 via photopin (license)

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Questo fine settimana ricorre la Festa della donna, per ricordare “le conquiste e soprattutto le discriminazioni e le violenze cui sono sottoposte nel mondo”, come dice Wikipedia. Anche se, a dir la verità, le ultime due sarebbe ora che finissero, in modo da potercene finalmente dimenticare.

Però la festa è giusto che rimanga: ecco allora un pezzo dal tono scanzonato e un po’ burlone sulla classica “festa” che le ragazze, in gruppo, si concedono per questa ricorrenza.

***

Come tutti gli anni devo prostrarmi al rituale della Festa delle Donne, e mi raccomando le maiuscole, che sono importanti. O almeno così si dice. Ho fatto il solito giro di telefonate, per riunire il gruppo storico di amiche: quello che se sei single non puoi mancare, perché cosa c’hai da fare, e se sei in coppia non puoi mancare, perché non puoi fare la cozza tutto l’anno. Una volta questa cosa si chiamava ricatto morale, ma al tempo del web duepuntozeroquasitre è una serata in cui si fa solo finta che a invecchiare siano le altre.

Siamo venute in un localino, abbiamo mangiato e poi, tra cinque minuti, via allo spogliarello. Con protagonista un quarto di manzo a buon mercato: uno che alla sera si fa urlare dietro, lucido di sudore e olio, da una torma di donne scatenate e che il mattino dopo, se solo si azzardasse a salutarne una, si prenderebbe una pizza a mano aperta. Per imparare a portare rispetto.

C’è Carla. Ha un ragazzo che non si è mai deciso a sposarla. Sono andati a convivere anche se, negli ultimi tempi, le cose sono costantemente peggiorate. Si è lasciata un po’ andare, e forse è per quello che nel suo frigo non c’è mai un cazzo… Ma ora basta con le metafore sulla sua vita sessuale.

C’è Giovanna, che ha lasciato a casa il marito. All’apparenza una brava ragazza, piena di sogni nel cassetto. E di scheletri nell’armadio. Continuiamo tutte chiederci dove mai li metta, i vestiti.

C’è Marzia, che stasera ha la faccia di un canguro che abita in una casa dai soffitti bassi. Quanto spreco: tutto quel mal di testa e neppure uno a cui dire che non ha voglia di fare sesso.

E poi ci sono io. Che ancora spero che, se butto l’omino bianco in lavatrice insieme all’accappatoio blu, ne uscirà il principe azzurro. Non è colpa mia, se voglio un uomo di razza: è che bastardo l’ho già avuto.

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13 thoughts on “Lotto marzo

  1. È proprio da grezze uscire tutte “allicchittate” (termine squisitamente siciliano: W la mia terra!) – traduzione: vestite a festa – per guadagnare una serata fra amiche in cui fare finta di sfogare qualche frustrazione!
    L’ho fatto una volta, tempi universitari, 8 marzo, senza partner… Una noia mortale! In più io mi sentivo assolutamente a disagio ed assolutamente fuori luogo.
    Festa della donna? Fuggita come la peste! 🙂

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    • Neppure io ho mai amato le partecipanti a queste finte-feste finte-emancipate, in cui raccogliere solo i peggiori vizi dei maschietti. L’ho sempre considerata parità, sì, ma al ribasso.
      Infatti, se ci fai caso, il titolo dice “lotto” e il racconto presenta un quadretto molto poco idilliaco…
      ps: e viva tutto il sud 🙂

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    • Preferisco non immaginare la motivazione…
      e di questo passo mi toccherà cambiare l’avatar.
      Tema libero? In questi giorni sono assai poco ispirato… può essere che mi ci voglia qualche giorno più del solito.

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      • visto che non riveli mai niente di te potrei essere bastarda fino in fondo e darti come tema la tua vita di ogni giorno.. domattina ti svegli e sei Michela… ma non nel senso kafkiano, piuttosto come vivresti la tua vita se fossi nato donna.

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        • Il racconto più noioso del mondo! Cambiare sesso dubito che mi cambierebbe la vita: ufficio, spesa, pulizie, scrivere, palestra. Come vedi, non c’è nulla nell’elenco che non facciano miliardi di persone. Più che a Kafka, dovrei accendere un cero a Ibsen o a Beckett…
          Davvero vuoi questo?

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      • Mmh… sì!
        buahahahaha 😉
        No, dai, vedi tu, se non ti viene in mente nulla ti dò il tema di riserva, è un’idea che vorrei sviluppare io, ma non sono nello spazio mentale giusto per pensarci al momento.
        Una persona costretta all’immobilità si rifugia in un mondo di fantasia, e la storia passa da un piano all’altro, in un crossover tipo nel vecchio film “La storia infinita”, ti ricordi?
        Per esempio un’anziana signora in un letto d’ospedale potrebbe guardare le infermiere e i dottori e iniziare a immaginarsi una storia di draghi e fanciulle in pericolo…
        Qualcosa del genere. Ti ispira?

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        • Non è che non mi viene nulla: è che non mi piace. Scrivere la normalità è la prova più difficile, credo. Roba da Beckett, appunto. E io non lo sono (però ti ringrazio della fiducia!)
          L’idea di riserva in questo momento è fuori gioco, per me. Sono tutto concentrato sull’editing di una cosa complicata, senza contare che di draghi e fantasy non so nulla. Piuttosto tengo buona la prima ma, come ti dicevo, è possibile che mi ci voglia un po’ di tempo…

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