Un pomeriggio a Venezia


Qualche giorno fa su Internazionale, a seguito della vicenda Ferrante e dei suoi strascichi sul premio Strega, è uscito un bel post che riportava gli ironici consigli di Flaiano “a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura, attratto dal numero dei premi letterari”. Così, tra il serio e il faceto (ma con una spiccata propensione a quest’ultimo), la Donna Camèl ha indetto un EDS che tragga spunto dal profluvio di premi che cercano di spremere qualcosa dall’asfittico mercato editoriale italiano. Una cosa facile facile, come dice lei:

Si scriva dunque un testo a piacere sul proprio blog, il testo contenga le seguenti parole, indeclinate: strega, campiello, bancarella, chiara, tedeschi, urania, tobino, calvino, bagutta e, per estremo sberleffo, flaiano.

Tutte parole di uso comune… Chi non le usa almeno tre volte al giorno, prima e dopo i pasti? Buon lavoro a me, e buona lettura a voi.

***

photo credit:  via photopin (license)
photo credit: via photopin (license)

Venezia è sempre Venezia.

Passata la buriana del carnevale, ero andato con alcuni amici inglesi e tedeschi a passare un bel pomeriggio a spasso per calli, godendo della reciproca compagnia e del tiepido sole primaverile. Fu così che, dopo esserci fermati in un campiello dove c’era una bella bancarella di libri, incontrammo Chiara, una nostra vecchia amica.

Darling, come stai? — aveva domandato John sorridendo — Ti trovo gorgiosa.
— Si dice “magnifica”, John — avevo interloquito io, ridendo, — Davvero? A me pare una strega. Cos’hai fatto ai capelli? Li hai tagliati?
— Zempre meglio ke essere calvino kome te — aveva detto Otto, in difesa di lei. — Infece stai proprio pene kon qvel tobino.
— Si dice “tubino”, Otto — aveva risposto lei, scoppiando a ridere e facendo una piroetta per mostrare la gonna. — Ma che allegra compagnia! Cosa fate in giro per Venezia?
— Ero venuto a vedere se mai avessero un vecchio “Urania” che manca alla mia collezione — avevo risposto, cercando di salutarla con un abbraccio.
— Giù le zampe, caro mio — aveva detto lei, fintamente seria, — Non vorrei rischiare di sporcare la mia magnifica camicia Bagutta: sto andando al Guggenheim per una conferenza. O vuoi farmi fare brutta figura?
— Non sia mai! — avevo risposto — Vieni, passiamo da piazza San Marco. Ti accompagniamo fino là, se vuoi.

Abbiamo passeggiato raccontandoci cose leggere, le uniche che valesse la pena di affrontare in un pomeriggio tanto bello e tanto azzurro, sospeso tra il cielo e il mare. Non appena la piazza si era aperta ai nostri occhi, uno stuolo di colombi aveva preso il volo, impaurito dalla nostra presenza.

— Guarda, darling — aveva esclamato John, con lo stupore dello straniero che gode per la prima volta uno spettacolo del genere, — guarda come flàiano tutti insieme!

Gli altri partecipanti all’EDS:

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15 pensieri riguardo “Un pomeriggio a Venezia

  1. Simpatica questa sfida: quasi quasi ci faccio un pensierino! La tua storiella, invece, è divertente e le hai collocate proprio tutte le parole!
    I colombi che “flaiano” insieme è straordinario! 🙂

    Mi piace

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