Piumetta e Zavorra


da Internet

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Margaret Atwood: 10 Rules of Writing

http://www.brainpickings.org/index.php/2012/10/05/margaret-atwood-10-rules-of-writing/

“Do back exercises. Pain is distracting.”

***

Piumetta è seduta rivolta verso la finestra, con le gambe ripiegate sotto il sedere. Guarda fuori, imbambolata, le grandi nuvole che rotolano in un cielo color topazio. La sigaretta mi si è spenta in un rantolo di fumo, arricciato come una delle sue ciocche e salito fino a rompersi sul bordo del lampadario spento. La bottiglia di vetro scuro, ormai orfana del suo contenuto ambrato, mi si scalda inutilmente in mano. E io lo sento, questo dolore sordo, che mi martella in fondo alla coscienza.

«Birra» dico. «È finita la birra.»
Lei non si volta neppure, come se non mi avesse sentito.
«Birra» dico più forte.
Piumetta si volta appena e mi guarda con la coda dell’occhio.
«La birra non è azzurra.»
«Certo che non lo è.»
«A me non piace.»
«Hai tanti pregi, Piumetta, ma anche tanti difetti. Il più grande è che non ti piace la birra, e mi lasci da solo a sbronzarmi.»
«È amara.»
«Come la vita, baby.»
«Neanche quella è azzurra.»
«No. È gialla. E amara. Non la senti correre nelle vene? Liquida. Dolorosa. Fino a spaccarle.»
«Basta, Zavorra, smettila. A me piace il cielo, con le sue nuvole…»
«Le nuvole sono come la schiuma, baby. Morbide e fragranti, che ci puoi ficcare dentro la punta del naso quando il bicchiere colmo ti si appoggia alle labbra.»

Mi guarda senza capire. Come potrebbe? Non le piace la birra. Con una mano delicata si sposta la frangia che le copre gli occhi: sono azzurri proprio come il cielo che le piace tanto. Anche a me piaceva, il cielo. Da bambino mi mettevo a testa in giù e poi mi aspettavo di poterci cadere dentro. E volare. Ma non è mai successo: il mio sedere non si è alzato di un centimetro, né l’ha fatto la mia vita, per essere sinceri. Quando ho conosciuto Piumetta per un momento avevo creduto che il trucco mi fosse riuscito. Mi ero convinto. Ma è bastato così poco. Il castello di carte è crollato e non è rimasto nulla, se non questo male che riempie la mia mente e scivola giù per la colonna vertebrale.

Lei gira gli occhi sulle poltrone piene di vestiti, impilati gli uni sugli altri. Messi una volta e poi abbandonati lì, in attesa di metterli abbastanza per lavarli.

«Le nuvole sono fatte di acqua» dice.
«Davvero, baby? Che brutta cosa.»
«Sono loro che lavano il mondo.»
Guardo le montagne di vestiti. L’acquaio pieno di piatti sporchi. Accarezzo il male che mi cresce dentro. Sempre più nero.
«Allora potrebbero anche fare un lavoro migliore» dico.
«Sai, Zavorra, tutta la loro acqua finisce nei fiumi.»

Piumetta mi sorride, l’idea deve piacerle. Si vede sempre, quando un’idea le piace; anche a me, forse, piace. Per un istante mi sembra di vedere il mondo con i suoi occhi. Ma finisce subito: è sempre più difficile non ascoltare il male. Alla fine, quando non riuscirò più a distrarmi da lui e a vivere la vita, prenderò l’ultima bottiglia di birra e scenderò giù, al ponte. Sotto passa il fiume. Berrò l’ultimo goccio, e poi mi laverò via.

***

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10 thoughts on “Piumetta e Zavorra

  1. Non so bene come commentare…. mi è piaciuto molto, ma è triste e non riesco a definirlo “bello”. Non nel senso convenzionale del termine. Però è scritto bene e credo che renda l’idea 🙂

    P.S. Domanda da ignorante: ma “secchiaio” non è un termine dialettale?

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    • Ci sono dei racconti che mi lasciano dentro una sensazione strana. Un po’ triste. Un po’ disperata. Un po’ malata. Non so neppure io come definirla. Però mi piacciono, specialmente per come sono scritti, e mi porto in giro questa sensazione per dei giorni.
      Semplicemente ho voluto provarci anche io 🙂
      PS: Hai ragione! Non so perché l’ho messo, in realtà: ce l’avevo in testa che girava. Adesso correggo, grazie 😉

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    • Un altro racconto tutto giocato “dentro” alla testa dell’uomo. Stavo cercando una sensazione ben precisa, che sento leggendo certi passi di scrittori americani come Bukowsky, Foster Wallace o Carver (questi ultimi, su suggerimento di Maria di Biase, hanno dato il “la” a questo racconto).
      Dalla prossima volta cercherò di tornare più solare, promesso 😉

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  2. Bello, anche se sono ignorante e non ho letto gli americani. Per me l’hai scritto tu, e va bene così. Curiosità: Piumetta perché vola con lo sguardo leggero all’insù e Zavorra perché affoga nella vita oltre che nell’acqua?

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    • Sai bene che anche io non sono un grande estimatore degli americani. Però, se vuoi, puoi leggere “È tutto verde” di Foster Wallace o ascoltare “Perché non ballate” di Carver: a mio giudizio meritano. (Con questo tema grafico si vede poco, ma i due titoli sono dei link)
      Per i nomi hai ragione: è da molto che volevo provare a usare nomi, per i miei personaggi, che fossero “parlanti”.
      Ci sono un sacco di esperimenti in questo pezzo 🙂

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