L’attesa (comprensiva di bonus track)


Qualche tempo fa, su Mimettoingioco è scattata una nuova tornata di racconti. Il tema, questa volta, era libero ma dovevano essere utilizzate le seguenti parole:

automobile, cappello, dentifricio, lettera, scrivania, ruota, cane, ombrello

Seguendo questo link troverete la pagina con la proposta e, di seguito, tutti i racconti che stanno partecipando. Qui sotto invece potrete leggere il mio, ispirato alle Centurie di Manganelli, e subito dopo quello di penpoe, dal titolo “Il cappello nero”, che è in effetti il primo guest post ad apparire qui e che non era un partecipante al gioco.

***

L’attesa

Un uomo, vestito di grigio ma con un cappello chiaro, è fermo all’angolo tra due strade. Ha un appuntamento con una donna, anche se non saprebbe dire se lo attenda un incontro galante: dopotutto, l’ha appena conosciuta. Lei è di una bellezza molto evanescente, e si fa notare più per la timidezza e le maniere gentili; si sono parlati poco, ma ha chiesto in giro e tutti concordano che lei sia una persona posata e con una capacità rara di comprendere chi le sta al fianco. Mentre continua ad aspettarla, l’uomo è felice: non potrebbe mai stare al fianco di una donna dalla bellezza sguaiata, che sbandieri in faccia al proprio prossimo il rosso infuocato del rossetto e delle unghie. Anzi, più ci pensa più le doti della donna gli piacciono, e sente che la sua quieta compostezza è la caratteristica che più lo attrae. Sa che questa tranquillo sentimento potrebbe accompagnarlo per tutta la vita ma non il desiderio, che brucerebbe in un istante per lasciarlo più assetato di prima. Si arrovella un po’, perché anche lui è timido e non c’è cosa che lo imbarazzi di più che mettersi a fare la ruota come certi pavoni. Come farà a fare il primo passo? Sa che lei non è certo il tipo che si impressiona per una bella automobile. Né, d’altra parte, lui è uno che possieda un tale mezzo di trasporto, per fortuna. Il cielo è scuro, per via di certi nuvoloni. Così, spera che scenda qualche goccia e che lui possa, con compostezza, aprire l’ombrello e invitarla a stringersi al suo fianco. Nelle settimane seguenti, si sarebbe seduto alla scrivania per inviarle qualche lettera prima amichevole e poi, via via che lei non si fosse negata, sempre più scopertamente amorosa. Avrebbero avuto una relazione tranquilla, di quelle in cui lui sarebbe sceso alla sera per fare un giro attorno all’isolato fumando una sigaretta e portando a spasso il cane. Sarebbe stato un matrimonio placido, con lunghe domeniche silenziose. Infine, con gli anni, sarebbe subentrata quella noia stanca delle coppie di lungo corso, per le quali persino il dentifricio diventa motivo di discussione. L’uomo strizza il tubetto dalla fine, ma lei lo avrebbe strizzato di sicuro dal centro. Ne era certo. Avrebbero finito per litigare sottovoce; lei avrebbe sibilato che lui le aveva rubato gli anni migliori della sua vita e lui se ne sarebbe fuggito al bar, pur di non discutere e alzare la voce. Nell’allungarsi dell’attesa, mentre il sole è ormai sceso, cresce anche il suo risentimento perché l’uomo sa che sarebbe stato lui a darle i migliori anni della sua vita. Infine, del tutto contrariato, maledice l’appuntamento e se ne va, senza che lei si sia fatta vedere.

***

Il cappello nero

Il sole splende, mentre l’automobile sfreccia su una strada che taglia il bosco a metà. Il vento spinge all’indietro le guance del cane, che tiene la testa fuori dal finestrino. Michele lo sente abbaiare e girando di scatto la testa, vede la ruota di un’automobile rovesciata. Fa un’inversione a u e soccorre l’uomo al volante.
«Non fidarti dell’uomo col cappello.» Le parole gli si spengono in bocca. Dopo essersi guardato alle spalle, cerca di tirare l’uomo fuori ma la testa gli cade.

Michele si sveglia bruscamente. È tutto bagnato, pensa sia sudore, ma è pieno di piscio. «Che brutto incubo.» Si dice, un po’ vergognoso e un po’ spaventato. «Non ho nemmeno un cane.»
Si strofina la faccia, con entrambe le mani, sporcandosela tutta di dentifricio. «Che scherzo st…» Non finisce la frase, realizzando che vive da solo. Si alza di scatto e sulla scrivania vede una lettera con sopra, “Non fidarti dell’uomo col cappello.”, scritto in bella calligrafia. Si morde il braccio, cercando di svegliarsi.

Scende le scale, inizia a camminare in modo frenetico, corre. Le gocce a una a una si moltiplicano, e la pioggia gli lava di dosso ogni rimasuglio di piscio. Corre alla rinfusa e sbatte contro un uomo.
«Tutto bene?» Chiede l’estraneo.
«L’incubo… è…» Michele non trova parole, ma ha bisogno di dirlo a qualcuno.
«Mi hai per caso sognato?» Chiede l’uomo, alzando l’ombrello, che rivela un ghigno in faccia e un cappello nero in testa.

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11 pensieri riguardo “L’attesa (comprensiva di bonus track)

    1. Grazie 🙂
      Manganelli (come Calvino, che faceva parte dello stesso gruppo) ha scritto molte di queste storie che in realtà raccontano al loro interno un’altra storia, in un piccolo gioco di scatole cinesi.
      Questo in effetti è pervaso da un certo pessimismo cosmico, volendo trovargli una definizione; ultimamente riesco a scrivere solo cose tristi 🙂
      Prometto che il prossimo post sarà da ridere. Cioè: la storia sotto è tragica, se vogliamo, però è una specie di barzelletta… 🙂

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